di Anna Balestrieri
Un’auto lanciata a tutta velocità contro una fermata dell’autobus nel centro di Israele ha provocato sette feriti, uno dei quali in condizioni moderate. È successo giovedì mattina, al crocevia di Beit Lid, vicino alla città di Kfar Yona.
La dinamica dell’attentato
L’attentatore ha abbandonato il veicolo poco dopo ed è fuggito a piedi. La polizia israeliana ha immediatamente dato il via a una vasta caccia all’uomo con l’impiego di elicotteri, unità cinofile e numerosi posti di blocco nella zona.
L’attacco, che le autorità trattano come un atto deliberato, è avvenuto in un momento di particolare tensione interna, con numerosi precedenti registrati nelle ultime settimane in Cisgiordania e nel centro del Paese. I servizi di emergenza hanno riferito che i feriti sono stati trasportati in due diversi ospedali: quattro al Laniado Hospital e tre al Meir Medical Center di Kfar Saba. Tutti risultano in condizioni stabili.
Un testimone oculare ha raccontato l’accaduto ai media locali: «Stavo per immettermi sulla strada per Kfar Yona quando l’auto dell’attentatore ha sfrecciato davanti a me. Ha accelerato verso le persone alla fermata. Tutto è successo in pochi secondi. Uno era coperto di sangue, un altro si teneva la gamba, un altro ancora la testa. Le urla sono iniziate subito. È stato un momento traumatico.»
Le polemiche sulla sicurezza
L’episodio ha riacceso le polemiche sulla sicurezza delle fermate del trasporto pubblico. Il sindaco di Kfar Yona, Albert Taieb, ha dichiarato che da mesi chiede all’ente stradale israeliano Netivei Israel l’installazione di barriere protettive. «Ci è stato risposto che non erano sicure», ha affermato con amarezza, alludendo alla prevenibilità dell’attacco.
Mentre le autorità continuano le ricerche del responsabile, l’opinione pubblica torna a interrogarsi sull’equilibrio precario tra sicurezza civile e libertà di movimento, in una fase già profondamente segnata da violenze episodiche e inasprimento del conflitto.