di Ilaria Myr
È stato un incontro all’insegna dell’ascolto e del dialogo quello fra il Consiglio della comunità ebraica ed alcuni rappresentanti del Consiglio Comunale di Milano, che si è tenuto martedì 22 luglio nella Sala Segre della Comunità ebraica, che si è concluso con promesse di azioni concrete e incontri periodici. Al centro dell’appuntamento il tema del crescente antisemitismo nella città di Milano, su cui i rappresentanti e gli esponenti della comunità ebraica che erano presenti hanno potuto dare la propria percezione ed esperienza agli ospiti.
Per il Consiglio Comunale erano presenti Elena Buscemi, presidente del Consiglio comunale, che ha accolto volentieri la proposta di alcuni consiglieri di realizzare questo incontro – primi fra tutti Alessandro De Chirico (Forza Italia) e Daniele Nahum (Azione) presenti in Sala Segre -, Rosario Pantaleo (Pd), Mariangela Padalino (Noi Moderati), Riccardo Truppo (Fratelli d’Italia), ed Enrico Marcora (Fratelli d’Italia).
Per la Comunità ebraica c’erano il presidente Walker Meghnagi con una delegazione di assessori della sua giunta e consiglieri. Presenti all’incontro anche il vice presidente Ucei Milo Hasbani e il rabbino capo di Milano Alfonso Arbib.
“Siamo vicini alla Comunità ebraica e vogliamo trovare soluzioni con voi”
“Questo incontro vuole significare la vicinanza di tutto il consiglio comunale alla comunità, in un momento di un grande aumento e ritorno di atti antisemiti – ha esordito Elena Buscemi –. Per questo motivo abbiamo istituito di recente una commissione contro il linguaggio di odio, che ovviamente include anche quello contro gli ebrei. A luglio, poi, è previsto un incontro con il Cdec e a settembre un sopralluogo al Memoriale della Shoah. Queste iniziative fanno parte dell’ impegno che l’amministrazione comunale deve fare per contrastare questo fenomeno. Dobbiamo lavorare insieme: purtroppo le azioni del governo Netanyahu su Gaza alimentano un clima ostile, ma è necessario non fare confusione fra i due piani e mantenere invece la rotta di contrasto collettivo contro l’antisemitismo. E questo è un impegno che deve essere condiviso fra l’amministrazione della comunità ebraica e la società civile”.
Gli interventi dei consiglieri comunali presenti hanno ribadito la volontà sincera di dialogare con la nostra comunità e di impegnarsi per trovare soluzioni condivise.
De Chirico (Forza Italia) ha spiegato come il continuo aumento di episodi contro gli ebrei lo abbia spinto a fare in modo che il consiglio comunale si impegni in prima persona per contrastare “un fenomeno inaudito in una città medaglia d’oro della resistenza. L’incontro di oggi vuole essere l’inizio di un percorso insieme per trovare soluzioni che possano essere condivise”.
Rosario Pantaleo (PD) ha sottolineato l’importanza di andare oltre i pregiudizi e di riconoscere l’altro, mentre Mariangela Pedalino (Noi Moderati) ha espresso la propria indignazione davanti al fatto che oggi sia pericoloso circolare in città con simboli ebraici e l’urgenza che l’istituzione comunale pretenda con tutti gli strumenti possibili il rispetto per tutti suoi cittadini.
Da Riccardo Truppo (capogruppo FI) è arrivato un caloroso ringraziamento al presidente della Cem Walker Meghnagi che “ci sferza e ci costringe a prendere posizione costantemente” e alla Comunità “perché è un esempio di chi è allenato ad ascoltare”.
Daniele Nahum (Azione) non ha risparmiato critiche e preoccupazioni per gli episodi di odio per gli ebrei, cresciuti in Italia del 400% nell’ultimo anno. “Dal 7 ottobre è mancato il discernimento: si può essere duri e critici su Netanyahu ma non si possono sdoganare parole che portano all’antisemitismo virulento in città o comportamenti della classe politica milanese che ci sono stati. Il problema politico è che esponenti politici della nostra maggioranza tante volte non sono stati richiamati all’ordine. Siamo arrivati ad avere un’aggressione antisemita a settimana soprattutto in questo quartiere. Ma purtroppo la Commissione contro i crimini di odio, seppur lodevole, in moltissimi casi non è intervenuta per denunciarli pubblicamente, come se dato quello che succede a Gaza si possa sdoganare tutto. Oggi il tema dell’antisemitismo è strettamente connesso all’ antisionismo – perché se no i cartelli contro i sionisti non benvenuti sono stati affissi nel quartiere ebraico? – e se sei ebreo puoi dire la tua solo se dici che a Gaza c’è un genocidio”.
“Noi come rappresentanti politici dobbiamo mettere in ordine le parole e condannare l’antisemitismo in questa città, che sta esplodendo”, ha concluso.
Infine, il consigliere comunale Enrico Marcona (FI) ha ribadito l’importanza di un confronto costante con la comunità ebraica.
“Siamo preoccupati, abbiamo bisogno di azioni concrete”
Se i consiglieri comunali hanno espresso la volontà di confronto, da parte dei rappresentanti della comunità ebraica sono emersi con forza disagio e sofferenza di fronte all’esplosione dell’antisemitismo a Milano e il desiderio che questi sentimenti diffusi in tutta la comunità vengano ascoltati.
“Chiediamo di essere presi in considerazione prima di tutto come cittadini italiani ebrei che hanno sempre vissuto qui” ha dichiarato Milo Hasbani, assessore per i rapporti con gli iscritti e vicepresidente dell’Ucei, mentre Rosanna Bauer Biazzi, presidente del Volontariato Federica Sharon Biazzi e figlia della sopravvissuta ad Auschwitz Goti Bauer, ha detto onestamente: “voi non avete idea di cosa stiamo soffrendo noi. Sono cresciuta con Auschwitz nella pelle e nel dna, ma quello che sta succedendo oggi a Milano mi fa tornare agli anni ’30. Ci troviamo disarmati con la voglia di rinchiuderci. Rimango delusa quando vengono esposti i sudari bianchi per Gaza, ma poi non vengono sostenuti gli ostaggi israeliani, la nostra classe politica usa due pesi e due misure. Abbiamo bisogno di azioni concrete, non di parole”.
Un altro tema importante sollevato dagli esponenti della comunità ebraica è il clima che si respira nelle scuole e nelle università, dove i ragazzi ebrei spesso non si sentono a proprio agio – ricordiamo che subito dopo i massacri del 7 ottobre alcuni collettivi di licei milanesi avevano gioito “Tel Aviv brucia!” – e dove domina una forte propaganda e ignoranza, e, soprattutto negli atenei, non si può esprimere una opinione diversa dalla narrativa dominante che vede gli israeliani (e gli ebrei) oppressori e i palestinesi le vittime.
Una proposta concreta è arrivata dal giornalista Klaus Davi che, forte delle inchieste che ha condotto nelle moschee e in altri ambienti milanesi sull’odio antiebraico, ha suggerito che “l’incontro del Consiglio comunale previsto per luglio al Cdec sia finalizzato a una raccolta di dati sull’antisemitismo a Milano, da presentare anche in Consiglio comunale”.
Infine, Rav Alfonso Arbib si è rivolto direttamente ai politici del Comune. “Rendetevi conto che stiamo vivendo una situazione che definire molto pesante è un eufemismo, peggio di quella del 1982. Noi ebrei non possiamo parlare, siamo assenti da tutto ciò che è dibattito pubblico, se invitati a un talk show siamo il capro espiatorio. Non possiamo presentare un libro su antisemitismo perché veniamo attaccati, come è successo a maggio a un collaboratore di Mosaico-Bet Magazine). È impossibile entrare in università ed esprimere opinioni dissenzienti. E dobbiamo stare attenti a che le nostre parole non alimentino altro odio: io stesso ho dovuto pensare se rispondere alle dichiarazioni allucinanti su Israele e la guerra a Gaza del cardinale Lojudice, giudice della Cassazione Vaticana (su La Stampa, ndr)”.
Rav Arbib ha poi ricordato le radici antiche dell’odio per gli ebrei, che riemergono anche oggi , come nella vignetta pubblicata da Repubblica che richiama l’accusa fatta agli ebrei di deicidio portata avanti dal mondo cattolico fino al Concilio Vaticano II, e nell’articolo di Vito Mancuso pubblicato su La Stampa, in cui il teologo, parlando di ebraismo spirituale e ‘israelismo’, ripropone il topos dell’antigiudaismo medievale del cristianesimo, religione dell’amore contrapposto all’ebraismo, religione della vendetta e dell’odio. Così come l’idea che gli ebrei ammazzano deliberatamente i bambini a Gaza è la vecchissima accusa di omicidio rituale fatta agli ebrei almeno dal 1144, a Norwich. E tutti questi antichi stereotipi antiebraici vengono divulgati da importanti mezzi di informazione a livello nazionale, senza alcuna citazione e verifica delle fonti.
“Siamo davanti a qualcosa che ci può scoppiare in mano in maniera molto pesante, e non vorrei vedere, come successe dopo l’attentato alla sinagoga di Roma dell’82, persone che si pentono dopo. Non vorrei scuse successive, ma che si provasse ad affrontare seriamente questa situazione”.
Un incontro proficuo
È stato un incontro positivo e molto utile, perché ci avete raccontato quello che vivete c i avete restituito una forte preoccupazione – ha commentato, concludendo l’incontro, Elena Buscemi -. Alcune proposte per azioni concrete sono emerse oggi, altre possono venire da un dialogo costante. La nostra presenza qui oggi vuole sottolineare la nostra vicinanza alla comunità, e questo è il primo di una serie di appuntamenti che potremo avere nei prossimi mesi in maniera cadenzata”.
«Siamo soddisfatti di questo primo incontro di chiarimento con la rappresentanza del Comune di Milano – ha dichiarato Walker Meghnagi, Presidente della Comunità Ebraica di Milano, a margine dell’incontro -. Siamo fiduciosi che non sarà la conclusione, ma l’inizio di un dialogo fruttuoso per un sempre maggiore impegno in favore di una società aperta e contro ogni forma di razzismo e antisemitismo. Il pregiudizio e gli stereotipi antiebraici vanno sempre combattuti, da qualsiasi parte provengano. Ribadiamo inoltre l’impostazione garantista della Comunità ebraica milanese verso tutti : dal sindaco Sala a Israele, giudicheremo sempre su fatti comprovati e non sulla base di fake news e maldicenze che da sempre inquinano la società. Come recita la Costituzione antifascista, è doveroso applicare il principio di innocenza fino a prova contraria. In tutti gli altri casi, è barbarie».