Gli ebrei a Milano

La Storia

A Milano, capitale del ducato prima dei Visconti e poi degli Sforza, non fu mai concesso agli ebrei di risiedere. Gli ebrei venivano in città ma per un massimo di tre giorni per sbrigare i propri affari. La presenza di un gruppo organizzato risale solo all’inizio dell’Ottocento. All’inizio la Comunità di Milano nacque come sezione di quella di Mantova. Ma, con l’unità d’Italia, molti degli stessi ebrei mantovani iniziarono a trasferirsi a Milano, che si preparava a diventare il centro economico e industriale più importante della regione: così se nel 1820 vivevano in città appena una trentina di ebrei, nel 1840 erano duecento e settecento nel 1870.
Fino a che nel 1866 la Comunità milanese, divenuta più numerosa di quella “madre” di Mantova, costituì un proprio “Consorzio israelitico”, basato sul principio della adesione volontaria, i cui iscritti si impegnavano a pagare le tasse per il suo mantenimento. La Comunità crebbe velocemente: nel 1890 contava duemila iscritti (in tutta Milano c’erano 400 mila persone), molti dei quali provenivano da altre regioni italiane e da paesi d’oltralpe. Negli anni Venti la Comunità contava 4.500 persone, che aumentarono a 8 mila intorno agli anni Trenta quando, per l’avvento di Hitler, molti ebrei tedeschi lasciarono la Germania, rifugiandosi in Italia. Ma non furono gli unici ebrei a confluire a Milano. Qui si rifugiarono molti ebrei italiani provenienti dal Piemonte, Marche, Toscana, Veneto, dove le Comunità ebraiche andarono assottigliandosi. Così nel 1938 a Milano vi erano 12 mila ebrei. Di questi, tra il 1939 e il 1941, circa 5 mila riuscirono a espatriare rifugiandosi nell’allora Palestina mandataria e nelle Americhe.
I tedeschi deportarono da Milano 896 ebrei. Di questi solo cinquanta scamparono alla morte.
Con la fine della guerra la Comunità di Milano riprese la sua vita, diventando un punto di passaggio di numerosissimi profughi e scampati ai lager nazisti prima di raggiungere la Palestina mandataria.
Dagli anni Cinquanta la Comunità di Milano, che oggi conta 7 mila persone, accolse gruppi di ebrei provenienti da tutto il mondo. Proprio a partire da quegli anni, infatti, e per lo più in coincidenza delle quattro guerre arabo-israeliane, quando gli ebrei dovettero lasciare tutti i paesi arabi in cui vivevano da secoli, si stabilirono a Milano gruppi ebraici che provengono da quindici nazioni, in particolare da Egitto, Siria, Libia, Libano, Irak, Iran e che hanno mantenuto una loro identità culturale di gruppo anche dopo molti anni di permanenza in città.
Le nuove generazioni, che sono milanesi per nascita e frequentano la stessa scuola ebraica dal nido alla maturità, stanno dando vita a un nuovo gruppo ebraico milanese, culturalmente omogeneo, che sta cambiando il volto originario della Comunità.

I Personaggi

Molti gli ebrei che hanno vissuto a Milano dando un prezioso contribuito alla vita civile, politica e culturale. Vogliamo ricordare, come esempio, alcuni personaggi. La loro vita è anche una testimonianza della vocazione all’accoglienza della città; infatti sono tutti, o quasi, milanesi d’adozione che qui seppero trovare spazio e occasioni di lavoro e impegno civile.
Prospero Mosé Loria, di origini mantovane, fondò nel 1893 la Società Umanitaria, ancora oggi punto di riferimento, con i suoi centodieci anni di originali iniziative, sempre nel segno della solidarietà, della costante difesa del mondo del lavoro, la capacità di stare al fianco degli operai e in aiuto degli emigranti, il sostegno al mondo contadino, la valorizzazione delle scuole professionali, l’educazione degli adulti, la crescita civile e democratica.
Yoseph Colombo nacque a Livorno nel 1897; fu influenzato dall’insegnamento dell’ultimo cabalista italiano, Elia Benamozegh. Insegnante e poi preside al Liceo Roiti di Ferrara dal 1922 al 1938, fu costretto a lasciarlo a seguito delle leggi razziali. Venuto a Milano, accolse la proposta di fondare la Scuola ebraica di via Eupili, necessaria per accogliere gli studenti ebrei cacciati dalla scuole pubbliche, che fiorì sotto la sua guida ed offrì a molti giovani la forza e la consapevolezza per affrontare le burrasche che di lì a poco si sarebbero scatenate. Il periodo che va dal ’38 al ’43 fu fondamentale per la scuola ebraica milanese. Terminata la bufera della guerra, Yoseph Colombo fu nominato preside al Liceo Berchet, e ne restò alla guida fino al 1967. Egli non volle tuttavia abbandonare i suoi amati studi ebraici, ed insegnò lingua e letteratura ebraica all’Università Bocconi. Resta tutt’ora un esempio eccezionale di educatore.
Leo Valiani nacque nel 1909 a Fiume, terra di frontiera, bollente incontro di popoli e nazionalità. Dalla sua città assistette all’inarrestabile ascesa del regime di Mussolini. A dodici anni aveva assistito sgomento all’incendio di una sede sindacale da parte degli squadristi. Nel 1926 il varo delle leggi speciali lo portò alla grande scelta: quella della clandestinità. Fu arrestato e scontata la pena riparò in Francia; da lì passò in Spagna dove partecipò alla guerra nella doppia veste di giornalista e militante. Poi venne il rientro in Italia e la guerra partigiana. Valiani fu protagonista di primissimo piano sul fronte milanese, a fianco di Pertini, Longo e Sereni. La sua militanza politica continuò in tempo di pace soprattutto nella forma di una feconda attività giornalistica. Cresciuto in una famiglia ebraica il cui cognome originario era Weiczen, poliglotta fin dall’infanzia, dedicò importanti saggi storici agli ultimi anni dell’impero austro – ungarico e alle vicende del movimento socialista.
Sabatino Lopez (Livorno, 1867-Milano, 1951), commediografo e critico teatrale ma anche romanziere e autore drammatico. Amato dal pubblico e dagli attori, ha dato un contributo originale allo sviluppo del teatro italiano e alla vita culturale del nostro Paese.
Guido Jarach, nato a Milano nel 1905, figlio del Comandante Federico Jarach, altra eminente personalità dell’imprenditoria italiana (fu tra le altre cose assessore alle Finanze del Comune di Milano e presidente della Federazione degli industriali, oltre che presidente della Comunità), ingegnere e imprenditore, scampato miracolosamente all’eccidio nazista di Meina sul Lago Maggiore, riparato in Svizzera, dopo la guerra intensificò la sua attività imprenditoriale, poi divenne presidente della Banca Popolare di Milano, Cavaliere del Lavoro e Cavaliere di Gran Croce. All’impegno nella vita economica e civile di Milano, affiancò quello nell’ambito ebraico, come consigliere e poi presidente della Comunità, presidente dell’Unione delle Comunità, e in tante associazioni culturali e benefiche.
Leo Wachter, ebreo polacco, nato a Kolomija nel 1923, scampato ai nazisti dopo l’internamento nel lager di Dachau, a Milano divenne uno dei più importanti impresari teatrali e organizzatore di eventi. Fondatore del Teatro Ciak, famoso per aver portato in Italia i maggiori musicisti del jazz e della musica leggera, dai Beatles a Frank Sinatra, affiancò al suo lavoro l’impegno politico e sociale e fu tra i fondatori della Lega italiana per la lotta contro i tumori.
Erich Linder, nato da padre ebreo rumeno e da madre polacca ashkenazita a Leopoli (Lviv), nel 1924, trascorse a Vienna la prima giovinezza. Amava definirsi “ebreo viennese”, nato ad est quasi per caso. Di fatto conserverà per tutta la vita la cittadinanza austriaca. Erich si trasferì con la famiglia a Milano dopo l’annessione dell’Austria alla Germania nazista. Collaborò alla fondazione delle Edizioni di Comunità e fu responsabile dell’ufficio esteri della Bompiani. Divenuto direttore dell’Agenzia Letteraria Internazionale, le fece assumere in pochi anni un ruolo primario nell’editoria italiana.