La carica dei giovani. Nuove idee per un mondo che cambia

Giovani

di Nathan Greppi

Una start up che, in stile Foodora, consegna a domicilio cibo kasher. Ma anche le “docce mobili” per i senzatetto e i “bus-solidali”: sono solo due esempi di progetti utili e originali nati da ex-studenti della nostra Scuola ebraica. Che quest’anno si è anche portata a casa il primo premio nel concorso nazionale Che impresa ragazzi!

 

“Giovani, carini e disoccupati”: chi della generazione X (nati fra gli anni 1960 e 1980) non ha visto questo film culto degli anni Novanta? Una fotografia chiara e amara di una generazione di ragazzi à la page, alle prese con un difficile ingresso nel mondo del lavoro dopo avere finito gli studi universitari. Per non parlare dell’espressione “bamboccioni” coniata nel 2009 dall’allora Ministro dell’economia Tommaso Padoa-Schioppa a proposito dei giovani, secondo l’ex Ministro troppo pigri e legati alle famiglie di origine.
Oggi, però, seppure i dati della disoccupazione giovanile in Italia non siano certo confortanti, da più parti arrivano segnali positivi che raccontano di una gioventù intraprendente, nativa digitale e cittadina del mondo, che non solo usa la tecnologia in ogni aspetto della propria vita, ma che sa vederne i potenziali utilizzi per migliorare il proprio oggi e domani.
Una gioventù creativa, curiosa e sperimentale, attenta alla dimensione sociale, digitale e tecnologica, che merita si parli delle sue idee, dei suoi meriti e della nuova energia che inietta nella società. Alla ricerca del suo posto nel mondo e fiutando con rapidità le opportunità che si presentano.
Abbiamo quindi scelto di raccontare alcune case-history di casa nostra, storie che hanno come protagonisti alcuni giovani ebrei milanesi: alcuni, ex-studenti della Scuola Ebraica, hanno dato vita a start-up molto promettenti, mentre i più giovani, ancora iscritti al liceo F. Jarach, si sono aggiudicati il primo premio assoluto al concorso nazionale di Alternanza scuola lavoro, Che Impresa Ragazzi!, promosso dalla Feduf e patrocinato dal Miur.
“All’Italia manca la voglia di osare, di provare a fare le cose”: così si lamentava il giornalista Michele Masneri, dopo un anno passato come inviato nella Silicon Valley per il quotidiano Il Foglio. Le storie di questi “nostri” ragazzi dicono il contrario.

E-Kosher: il Foodora del cibo kasher
Ufficialmente la nascita di e-Kosher risale al settembre 2018: questa start-up, fondata da Roberto Jona e Michael Tänzer, 21 anni entrambi, è di grande utilità soprattutto per quegli ebrei che il venerdì mattina, prima di Shabbat, non fanno in tempo a fare la spesa. Grazie a questo nuovo servizio, si può acquistare online qualsiasi prodotto disponibile nei negozi kasher di Milano (Tuv Taam, Eretz, Kosher Paradise), e farselo consegnare a casa per l’ora di pranzo. Nel loro catalogo si possono trovare torte, challot, pizzette, burekas, senza dimenticare gli snack israeliani Bamba e Bissli. Si può pagare sia online con carta di credito che in contanti al fattorino.
Come ha spiegato Tänzer a Bet Magazine-Bollettino, «il progetto è nato verso giugno. Io e Roberto abbiamo notato che molta gente il venerdì non ha il tempo di comprare le challot per Shabbat: così abbiamo pensato di creare un servizio grazie al quale tutti possano ordinare da casa ciò che serve. A gestire il tutto siamo in cinque – io studio ad Exeter, in Inghilterra, e Roberto fa l’Erasmus in Israele – , due dei quali si occupano delle consegne».
Ma le loro attività non si fermeranno qui nel prossimo futuro. «Vogliamo finire di mettere online tutti i prodotti dei negozi kasher – spiega Tänzer -; poi stiamo provando a lavorare con Rustichelli, che ci ha proposto di consegnare i pasti pronti per loro». «Abbiamo contattato anche i movimenti giovanili, i templi e piano piano ci muoveremo su tutti i fronti (UCEI, UGEI, Fondazione Scuola, ecc.) – aggiunge Jona -. Nei piani futuri vorremmo fornire anche altre città, come Torino, che non ha molti negozi kasher, o Roma, in cui manca un servizio di questo tipo. Partendo da Milano, vorremmo farlo in tutta Italia nei prossimi anni».
Ma non è certo il guadagno ciò che ha spinto questi due ragazzi a portare avanti il loro progetto. «Le nostre famiglie, come quelle di molti nostri amici, non vivono nel quartiere ebraico – racconta Jona -: questa è anche un’idea per avvicinare tutta la Comunità e per far risparmiare tempo».
Per ulteriori informazioni contattare Roberto Jona e Michael Tänzer su info@ekosher.it.

 

Drops of Hope: restituire dignità ai senzatetto
Il progetto di Daniel Hafez e David Metta, rispettivamente 21 e 23 anni, che oggi vivono a Tel Aviv, più che una start-up è un’organizzazione no-profit per aiutare i più deboli: infatti, Drops of Hope, in italiano Gocce di speranza, ha come obiettivo di garantire ai senzatetto, agli homeless e clochard, insomma a chi non ha casa nè fissa dimora, la possibilità di lavarsi quotidianamente garantendo così un decoro personale a chiunque. Per questo hanno scelto di costruire delle “docce mobili”, posizionate all’interno di un bus-rimorchio, in modo da dislocare e far “viaggiare” la struttura in diverse zone di Tel Aviv per consentire ai bisognosi di ogni quartiere di prendersi cura della propria igiene personale. «L’idea è nata a San Francisco nel 2014 da un’associazione chiamata Lava Mae – spiega Hafez -, che negli anni ha dimostrato come una doccia possa davvero fare la differenza. In questo modo possiamo restituire dignità ai senzatetto e aiutarli a reinserirsi nel tessuto sociale, cercare un lavoro e migliorare la propria condizione».
Per restituire la dignità, però, una doccia non è sufficiente: fondamentale, per i due giovani fondatori, è creare con i senzatetto un rapporto di rispetto reciproco e fare capire che ci sono persone interessate a loro. «David ed io andiamo spesso a parlare con le persone per le strade, ed è sorprendente vedere come un piccolo gesto di interesse possa accendere il loro viso – continua Hafez -. Queste persone sono troppo spesso ignorate, “invisibili” e soffrono di un grave senso di inferiorità. Ovviamente, non riusciremo a gestire tutto il processo da soli, noi vogliamo essere solo il primo contatto: per questo abbiamo già stretto rapporti con altre organizzazioni che sono interessate ad aiutarci». Il progetto è anche già stato proposto alla municipalità di Tel Aviv che ha abbracciato l’idea con entusiasmo e sta aiutando i due giovani a ottenere i vari permessi necessari. Inoltre, è stasta organizzata per la seconda metà di novembre una settimana di prova.

Attualmente l’organizzazione è gestita da Hafez e Metta su base giornaliera, mentre per scegliere le strategie e affrontare le questioni più importanti hanno creato un consiglio di amministrazione, formato da ulteriori cinque persone. «I membri del nostro consiglio sono persone con estrema esperienza in quasi tutti i campi – continua -. Tra loro sono presenti un professore di legge, l’ex CEO di una banca israeliana, un avvocato, e due imprenditori di successo».
Il progetto è ancora in fase di sviluppo, e per portarlo a termine occorreranno 100.000 euro di donazioni. Hafez e Metta hanno già l’approvazione della municipalità e stretto rapporti con importanti organizzazioni nel settore. Inoltre, è stata già pianificata la parte tecnica della struttura delle docce grazie all’aiuto di Lava Mae e del loro fornitore in Israele. Per raggiungere il loro obiettivo hanno studiato una raccolta fondi online che possa raggiungere le comunità interessate in tutto il mondo.
Per ulteriori informazioni potete contattare David Metta e Daniel Hafez su info@dropsofhope.co.il.

 

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