Il Dialogo tra le fedi passa oggi per Gerusalemme

Editoriale

Caro lettore, cara lettrice,
ci sono tormentoni simil-filosofici che a seconda delle stagioni storiche caratterizzano i media e il nostro lessico generazionale: oggi è il concetto di post-verità che inonda giornali e forum televisivi, ieri era il “pensiero debole”, il “disincanto” del mondo, la vittoria delle “passioni tristi”, insomma il trionfo del nichilismo individualista con il suo lessico destruente e depressivo (com’era facile negli anni Novanta, essere nichilisti con la pancia piena e i listini di Borsa alle stelle!). Insomma, il tempo di quando ci si baloccava con concetti come less is more e la “decrescita felice” (oggi la decrescita è arrivata e non è per niente felice, e il less è solo less, ovvero “poco” e povero). All’epoca, qualcuno lo ricorda, il politologo Samuel Huntington sembrava un allarmista pieno di pessimismo, che predicava lo scontro di civiltà suscitando sorrisini condiscendenti nei salotti intellettuali di New York, Parigi o Londra. Il suo saggio, Lo scontro di civiltà, fu invece profetico: il nostro nichilismo blasè non ci salverà, diceva, il nichilismo del “niente vale, tutto è uguale a tutto” (egolatria e cinismo furibondi!), non basterà a preservarci: esploderanno i conflitti tribali, religiosi, etnici; milioni di rifugiati da ogni dove sbarcheranno nell’Eldorado occidentale, spariranno alcuni Stati, ci sarà un’esplosione del terrorismo, di pulizie etniche, di conflitti atavici e sopiti, le civiltà tenderanno a sostituire gli Stati-nazione… Era il 1996. Oggi possiamo dire che Huntington non si era sbagliato e, come lui, anche un designer profetico e apparentemente frivolo come Philippe Starck, che in una intervista mi confidò di immaginare un futuro di turrite città-fortezza, presidiate da poliziotti e circondate da banlieu in fiamme. Come accade oggi.
Ora, com’è noto, non c’è nulla di più lontano del nichilismo dalla concezione ebraica, dal farai e ascolterai e dalla santificazione di ogni minimo gesto quotidiano fatto di berachot e mitzvot. Una concezione, quella ebraica, agli antipodi dall’orizzonte di decadenza che ha permeato la modernità occidentale, e che ora ci consegna tempi incerti e destabilizzanti. Accade in Francia (vedi inchiesta a pag.10) e ben ne parla un coraggioso saggio appena uscito, Une France soumise (Albin Michel), dello storico Georges Bensoussan, un libro inchiesta, fatto di voci e interviste, che racconta la Francia sottomessa e paralizzata di adesso, quella di un Paese ostaggio di gruppi islamici salafiti che con la paura impongono l’intolleranza (e la propria legge) nelle scuole, negli ospedali, nei tribunali, nelle banlieu, abili nello sfruttare il senso di colpa post-coloniale e una ideologia che li vittimizza, pronti a sollevare l’accusa di islamofobia e razzismo che rende impresentabili e ti mette al bando sociale e intellettuale. Sorprende che la prefazione del libro sia di Elisabeth Badinter, lucidissima filosofa e scrittrice, imprenditrice, donna eclettica, femminista e personaggio mitico e chiave della gauche francese. Leggendo la sua drammatica prefazione mi sono detta che se anche un’intellettuale a sinistra com’è lei oggi pensa che la Francia sia ostaggio del multiculturalismo e sottomessa al ricatto salafita, allora è proprio così, forse anche noi siamo all’ultima fermata di quell’edonismo nichilista e autodistruttivo che oggi ci paralizza, incapaci di scrutare il cielo e condannati a contemplarlo da una pozzanghera.

 

Fiona Diwan

Sommario

Prisma
02. Notizie da Israele, Italia,
mondo ebraico e dintorni

Attualità
04. «Caro Monsignore, il dialogo oggi passa per Gerusalemme»
08. Storia e controstorie
Dimmi come ti chiami e ti dirò cosa sei
09. Musulmani d’Italia, troppi pregiudizi. Un sondaggio
10. Francia, allarme scuola: qui nasce il nuovo antisemitismo
14. Gariwo: la capacità di guardare oltre le barriere e gli steccati
15. Voci dal lontano occidente
L’Onu e il “regalo” di Obama
16. Israele, la valle dell’innovazione
17. La domanda scomoda

Cultura
18. La figura di Blu Greenberg, tra femminismo e Halachà
20. Otto marzo: Eva e le altre
22. Conoscere il Sionismo nell’era della post-verità
24. Paolo De Benedetti
Il coraggio di essere un ponte
25. La giustizia seguirai. Amore
e diritto nel pensiero ebraico
26. La doppia vita di Miriam,
che visse tra due mondi

Briut Benessere
28. Vista: prevenzione,
controlli e tecnologia

Comunità
30. Liliana Segre: «Ora ho un punto dove ricordare mio padre»
32. Giovani leader crescono.Un’esperienza formativa in Israele
33. Yad Vashem. L’identità salvata: restare ebrei nonostante la Shoah
34. Midor Ledor. Ricordare Paola Sereni attraverso la sua storia famigliare
36. Nasce l’AMPI per promuovere la realtà e i valori di Israele

40. Lettere e post it

48. Bait shelÌ

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