Roma: i bambini del Pitigliani, un crocevia aperto a tutti

di Daniela Vaturi

Da orfanotrofio a centro culturale, una piccola storia esemplare, di solidarietà e aiuto

 

«Una storia del secolo breve» è il titolo del libro che narra dell’Orfanotrofio Israelitico Italiano, ora Centro Ebraico Italiano Il Pitigliani. Fondato a Roma nel 1902, si insediò nel 1929 nell’attuale sede di via Arco dei Tolomei. Nel 1930 prese il nome da Giuseppe e Violante Pitigliani grazie al loro generoso lascito, a cui nel tempo si sono aggiunte altre donazioni. Oggi, un libro di oltre 700 pagine ne racconta i 115 anni di vita. La storia del Pitigliani corre in parallelo alla storia nazionale italiana e a quella della città di Roma, cavalcando l’intero secolo, dalla fondazione fino al 1972, con l’arrivo di Roberto Spizzichino alla presidenza. Ma qual è oggi l’interesse di una ricerca documentata così consistente? Il volume raccoglie fatti e testimonianze attraverso circa 100 interviste, per rilevare eventi, anedotti e racconti di persone e di famiglie: collettivamente costituiscono la storia di una comunità, che a sua volta si fonde nella trama più ampia della storia nazionale.
Merita riflessione il fatto che segue da vicino la complessa storia del paese, con le sue istituzioni ancora in costruzione, a trent’anni appena dalla conquista di Roma, diventata capitale d’Italia. L’ebraismo italiano in particolare sta compiendo e perfezionando in quegli anni la sua emancipazione, parallela al Risorgimento italiano. Sono tutte conquiste, novità: come Roma è in costruzione, così è per le comunità ebraiche italiane. Una volta aboliti i ghetti, sorge l’orfanotrofio ebraico nazionale, tra i primi enti ebraici. Fa da contrappeso agli innumerevoli centri d’assistenza, cattolici per definizione. È una piccola storia, nella grande storia… L’entrata in guerra nel 1915, con la relativa “produzione” di orfani, è vissuta dai giovani ospiti come italiani e come ebrei. In particolare alcuni giovani dell’orfanotrofio sono soldati arruolati al fronte, con grande orgoglio della dirigenza. Quest’epoca segna il passo definitivo verso l’emancipazione, con la presenza di un rabbino militare accanto al cappellano.
La storia s’incrocia, più tardi, con l’imporsi del fascismo in Italia, periodo in cui sono ospiti dell’istituto giovani italiani, come Luigi Polacco – un veneziano – ed Elia Kopciowski, d’origine polacca, la cui intensa vita s’incrocia ripetutamente con quella dell’ente, da ospite a educatore e consulente. Si distinse in particolare come antifascista e sionista, lui che era uno dei ragazzi più grandi, in un’epoca ancora piena di contraddizioni per gli ebrei italiani. Gli anni della guerra e delle persecuzioni sono stati ricostruiti grazie alle storie raccolte oralmente, fondamentali in assenza di documenti ufficiali. Nel 1943 l’orfanotrofio accoglie anche ragazzi francesi in fuga dalle zone d’occupazione e con loro arrivano i primi racconti sulla deportazione.
L’orfanotrofio ebraico interruppe temporaneamente le attività restituendo i bambini ai membri delle famiglie in condizione di accoglierli. All’interno dell’istituto rimasero nascosti solo la direttrice con il marito e una bambina ospite. Nell’edificio rimasto “vuoto” trovarono rifugio, nel 1944, le bambine e le suore dell’orfanotrofio di Frascati, bombardato e distrutto. Non tutti i bambini scamparono alla deportazione, e con loro gli adulti: tra essi i fondatori dell’orfanotrofio Giorgio Levi e Xenia Poliakoff, grandi benefattori, e l’ex-direttrice Emilia Pugliese, molto amata dai bambini. Nella fase finale della guerra e nel dopoguerra, con la ricostruzione, il recupero della struttura avviene grazie all’aiuto delle istituzioni ebraiche, nazionali ed internazionali soprattutto. Il contesto del Pitigliani si complica ulteriormente alla Liberazione, perché al recupero dei ragazzi già ospiti, si aggiungono altri orfani di questa guerra, figli di deportati. Ancora una volta la storia dell’ente si fonde con quella del Paese. Già la Brigata Ebraica aveva lasciato un suo segno, nell’intento di portare novità e calore all’approccio educativo, considerato troppo rigido e tradizionale per quest’infanzia così segnata. L’intervento delle madrine americane, con una sorta di adozione a distanza, integrerà l’opera e darà ulteriore dimensione internazionale.
Coperta-Una-storia-nel-secolo-breveDEF_piattoIl Pitigliani si è distinto come un luogo “a porte aperte” ed è tuttora un crocevia, con un portone sempre aperto.
Lo sarà all’arrivo di nuovi flussi di persone che si integreranno nella Comunità di Roma, i libici dopo il 1967, poi alcuni iraniani e infine i russi.
Il valore educativo del Pitigliani si è mantenuto da allora ad oggi e quest’impegno si è evoluto nel tempo: da orfanatrofio a casa famiglia, da centro di educazione permanente a centro culturale in senso ampio, che si rivolge a tutto il territorio. Le attività per bambini si alternano con quelle per adulti e anziani e con eventi più importanti, come il Pitigliani Kolno’a Festival. Una squadra di amici, volontari e collaboratori si sono uniti per realizzazione di questo libro, su progetto di Ambra Tedeschi, curato da Micaela Procaccia, con la collaborazione di Noemi A. Procaccia, Sandra Terracina, Alice Werblowky.

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