Fuoco

Parashat Sheminì. Le regole della kasherut

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
La parashà di Shemini ha al centro del proprio messaggio le regole della kasherut ed il senso di una costante distinzione tra ciò che è adatto alla tavola ebraica e ciò che non lo è.

La kasherut è sempre stata un luogo di dibattito e di discussione sia internamente al popolo ebraico che nella sua relazione con il resto del mondo, creando spazi di opinioni molto diversi tra di loro e scatenando reazioni non ebraiche differenti. Pensiamo per esempio al mondo greco-ellenistico ed al suo sguardo sul mondo ebraico. Noi siamo soliti guardare alla battaglia dei greci, nel periodo di Channukka per esempio, dal punto di vista di Israele. Una battaglia del non sacro e del sacro, della luce e del buio, della materia e dello spirito. Ma questa è una visione molto parziale. La Grecia era intrisa di due discipline diverse, una, l’occupazione in una cultura del bello e dello sviluppo del corpo, la seconda la filosofia che promuoveva una completa astensione da ogni vita naturale. Si trattava di due mondi e due realtà lontane e separate l’uno dall’altro. Colui che si occupava del corpo non poteva certo occuparsi dello spirito. Colui che si occupava nello spirito non poteva certo occuparsi del corpo. I decreti greco ellenistici contro gli ebrei erano contro l’unione del mondo spirituale con quello fisico, contro l’incontro tra Cielo e terra. Prendiamo per esempio il divieto dell’osservanza dello Shabbat: lo Shabbat simboleggia la materia nei pasti, nel vino, nel cibo e nel bere ma anche lo spirito nello studio della Torà, nelle mitzvot, con la vicinanza a Dio.
Dal suo canto la kasherut esprime il senso del nutrirsi di materia e di rendere quella materia un mezzo per elevarsi con i comandamenti e gli stessi divieti.
Secondo quest’ottica le due rivolte ebraiche contro il dominio greco-romano non sono state semplicemente due ribellioni di un popolo colonizzato, quello ebraico, contro il colonizzatore, quello romano.
Il conflitto, ma anche l’incontro, tra ebrei e mondo greco-romano è un conflitto culturale e spirituale dalle radici antiche: pensiamo anche in questo caso alla kasherut ed alla non tolleranza che dal I secolo divenne palese contro il monoteismo ebraico ed in special modo proprio verso la kasherut come elemento di asocialità.
Il problema di fatto era solo greco e romano basti pensare che a Babilonia dove non c’erano greci quel tipo di antisemitismo non attecchì: il punto è che per il mondo greco e per quello romano chi non accettava l’idea di società armoniosa greca, oicumene , era di fatto un nemico uno che voleva il caos.

La Kasherut, con le sue regole, con i suoi dettami, con i suoi precetti non è sicuramente un elemento di incontro sociale e non si piega al senso dell’oicumene, ma è un richiamo alla responsabilità personale, alla libertà ed al dovere di scegliere di poter unire sempre Cielo e Terra, combattendo il caso ed il caos.

Di Rav Pinhas Punturello 

 

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