Le parole, le storie, la storia: la Shoah in Italia attraverso i racconti dei nostri testimoni

Feste/Eventi

di Ilaria Ester Ramazzotti
Dalla memoria alla storia, seguendo il filo rosso delle testimonianze dei sopravvissuti.  Lungo questo percorso si è sviluppata la conferenza online ‘La Shoah in Italia attraverso i racconti dei nostri testimoni’, promossa dall’assessorato alla cultura della Comunità ebraica di Milano, nell’ambito del progetto Kesher, in collaborazione con il CDEC e l’Associazione Figli della Shoah. All’evento sono intervenuti Ruggero Gabbai, Marcello Pezzetti, Liliana Picciotto e Emanuele Fiano, con la testimonianza video di Liliana Segre e Nedo Fiano z”l.

L’incontro è stato presentato e introdotto da Gadi Schoenheit, assessore alla Cultura della Comunità ebraica di Milano: “In periodo di negazionismo, vorrei chiedere ai negazionisti dov’è finita la mia cuginetta che non ho conosciuto, Giuliana Melli, di Firenze, arrestata su delazione quando aveva quattro anni a Monsummano Terme con i nonni, i genitori e il fratello, deportati a Fossoli e ad Auschwitz. Non è una domanda retorica – ha evidenziato -. Una ricerca Eurispes del 2020, svolta su un campione rappresentativo della popolazione italiana, ha rilevato che sulla frase ‘la Shaoh non è mai esistita’ il 5,4 % si è dichiarato ‘molto d’accordo’, mentre l’11,1% ‘abbastanza d’accordo’. Stiamo parlando di 9 milioni e mezzo di italiani. Questo è il retroterra degli attacchi a Liliana Segre, a cui vanno il nostro affetto e vicinanza”.

È ed proprio il racconto di Liliana Segre, della sua cattura e deportazione ad Auschwitz, che ascoltiamo durante il primo dei video trasmessi nel corso della conferenza, tratti dal film ‘Memoria’ di Ruggero Gabbai, realizzato nel 1997 con la Fondazione CDEC (per vedere il film completo clicca qui).

Liliana Picciotto, autrice del film insieme allo storico Marcello Pezzetti, ha ricordato come dal progetto di un archivio di storia orale, fatto di interviste a testimoni italiani sopravvisti alla Shoah, sia nata nel 1994 l’idea del film grazie alla vincita di un bando della Presidenza del Consiglio dei ministri, pubblicato per il cinquantesimo anniversario della Liberazione. “Era appena uscita la terza edizione del Libro della Memoria, dopo 18 anni di lavoro” spesi a trovare tutti i nomi, i dati e le circostanze della Shoah italiana, “quando io e Marcello Pezzetti abbiamo pensato che il nostro compito non fosse affatto finito e che fino ad allora avevamo usato solo la parola scritta”, ricercato documenti e carte, “ma che volevamo raccogliere le parole stesse delle vittime”, consegnando al futuro la loro esperienza. “Ci siamo così messi a ricercare i testimoni tornati da Auschwitz”. Ai tempi, nei primi anni Novanta “non era affatto normale parlare in pubblico del proprio dolore”.

“Con Liliana Picciotto e Marcello Pezzetti, volevamo realizzare il nostro archivio italiano, con la nostra sensibilità – ha continuato Ruggero Gabbai -, ma poi abbiamo sentito la necessità di un film”. “Portare 27 testimoni ad Auschwitz non è stato semplice, anche perché alcuni vi tornavano per la prima volta; Nedo Fiano è stato un fantastico testimone e tra di noi e loro c’era un’amicizia vera”. Un’empatia e una comunanza, fra gli autori e i 107 testimoni ascoltati, che ha reso possibile realizzare e montare l’opera, sulla base di 400 ore di videointerviste, oggi digitalizzate. “Fiore all’occhiello della Comunità ebraica di Milano, è un tesoro che va custodito per le generazioni future – ha sottolineato il regista -.  Dobbiamo adesso arrivare alle cose che non sono ancora state dette. Forse la nostra comunicazione è anche troppo partigiana, perché qui stiamo parlando dei valori fondamentali dell’essere umano”. “Potenzialmente, ognuno di noi in determinate situazioni storiche, economiche e storiche può essere un nazista – ha aggiunto -. Serve allora coltivare degli anticorpi” anche perché “oggi troppe persone hanno tendenze razziste, totalitarie”.

Tratta dal film ‘Memoria’, l’intervista a Nedo Fiano ad Auschwitz, che spiega come avveniva l’ingresso nel lager e che parla delle giornate dei prigionieri, è poi irrotta al centro della conferenza.  “Dobbiamo avere coscienza che entriamo in una condizione di post memoria, nella quale vedremo i film, come questo, le interviste, le pagine scritte e le conferenze che hanno tenuto i testimoni – ha commentato il figlio Emanuele Fiano -. Ma dobbiamo essere consapevoli del rischio di essere meno creduti, domani. Un rischio contro cui potremmo non essere in grado di offrire filtri, anche nelle forme di comunicazione digitale e via web, rischi non solo tecnologici, ma anche culturali”. “Milioni di persone nel mondo hanno partecipato alla giornata della memoria in forma non retorica, come contributo umano di partecipazione reale al tema della memoria”, “ma insulterei mio padre se dicessi di essere completamente ottimista sul futuro, non solo perché il lavoro dei falsari e degli antisemiti proseguirà”. “Il tema centrale è se, dopo Auschwitz, ci siamo fatti sufficienti domande, se complessivamente l’umanità si è fatta sufficienti domande per costruire vaccini non solo contro la violenza non dicibile e non comprensibile delle SS (o la terribile complicità dei fascisti italiani), ma sul meccanismo umano che porta all’indifferenza. Il grado più pericoloso nel rapporto con la memoria è il non domandarsi. Sento questo nell’eredità di mio padre”. “Il lascito più importante di questi eroi che con forza sovrumana sono sopravvissuti – ha evidenziato -, è l’avere coscienza che dobbiamo continuare a farci domande sull’essere umano, su cosa può diventare se viene trascinato in disegni che vogliono sfruttare rabbia e frustrazione per trasformarle in odio, nella ricerca di capri espiatori, nell’erezione di nuovi confini”.

“Il nostro paese ha fatto poco i conti con la sua storia – ha rimarcato Gadi Schonheit -, e abbiamo fiducia nelle nuove generazioni che almeno hanno dei libri storia che almeno arrivano oltre il 1945”.

È seguita la proiezione di parti del film Kinderblock, a cura di Marcello Pezzetti con la regia di Ruggero Gabbai. Il documentario riporta la storia di Sergio De Simone, bambino deceduto nelle atroci sperimentazioni ‘mediche’ dei nazisti, e delle due cugine Andra e Tatiana Bucci sopravvissute nella baracca dei bambini ad Auschwitz (qui il trailer). “Dobbiamo continuare a lavorare – ha detto Marcello Pezzetti -. Faccio un appello: abbiamo fatto un’opera straordinaria con ‘Memoria’, ma abbiamo questo materiale immenso e credo che abbiamo il dovere di dar voce anche a quelle interviste non inserite nel film. Possiamo fare un proseguimento di questo documentario, con le altre voci, ma coinvolgendo anche i giovani, affinché sia un’opera didattica e ministeriale per le scuole, ma anche un patrimonio di tutti, per la televisione”.

Per seguire la registrazione completa della conferenza e il dibattito clicca qui.

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