Il mondo dopo la pandemia. Un dibattito del Bené Berith

di Nathan Greppi
In questo periodo tanti si fanno queste domande: come sarà il mondo finita l’emergenza? Come sarà l’anno 5781 per gli ebrei? Tornerà tutto come prima o sarà tutto diverso? A questi quesiti si è cercato di rispondere la sera di giovedì 1 ottobre, nel corso di un dibattito su Zoom organizzato dal Bené Berith dal titolo Covid e… Cosa ci aspetta nel 5781?. Il dibattito, moderato da Claudia Bagnarelli, presidente della commissione culturale del Bené Berith, intendeva prevedere gli scenari futuri da 4 prospettive: medicina, architettura, diritto ed economia.

Le sfide della medicina secondo Lital Hollander

Dopo i saluti istituzionali, il primo relatore a prendere la parola è stata l’epidemiologa Lital Hollander, la quale ha fatto il punto della situazione in merito alla ricerca medica per contrastare il Covid. Ha mostrato una serie di diapositive per dare i numeri: in quel momento c’erano 34 milioni di contagiati e un milione di morti nel mondo, “la scommessa di fermare la pandemia è fallita completamente. Oggi l’attenzione è sul gestirla anziché fermarla, e nel sopravvivere con il Covid.” In Italia, nonostante l’aumento dei casi la mortalità per Covid sta diminuendo, mentre in altri paesi, come Israele, la mortalità sta aumentando. Da noi all’inizio c’è stata una forte mortalità ma perché l’Italia è il secondo paese più anziano al mondo dopo il Giappone, mentre ora sta calando. 

Ha anche mostrato altri grafici dai quali emerge ad esempio che il Covid fa più morti in paesi non democratici. Un altro grafico mostra che nei paesi più individualisti la pandemia è stata fonte di ansia e stress più che nei paesi dove vi è uno stato sociale forte: negli Stati Uniti la percentuale di adulti caduti in depressione è del 33%, contro il 14% dell’Olanda e il 18% della Svezia. Mentre coloro che nel mondo sono finiti o rischiano di finire sotto la soglia di povertà per il Covid sono poco più di mezzo miliardo di persone.

Per quanto riguarda le ricerche su eventuali cure “ci sono buone speranze, in uno o 2 anni, di avere buoni trattamenti.” Ci sono 66 ricerche specifiche per il Covid, di cui 7 per farmaci, 16 per le terapie plasmatiche e 43 sui vaccini. Nella corsa al vaccino, tuttavia, “ci sono interessi economici e politici molto grandi. Da un lato ci sono buone speranze di avere soluzioni in tempi brevi, dall’altro è preoccupante. Sono emersi racconti di dati fabbricati, sperimentazioni non etiche, e anche su questo il Covid ha portato la nostra società a un estremo che non si vedeva da tempo.” Per la prima volta si sta ricominciando a vedere le persone come cavie, tanto che si pensa di infettarle di proposito per fare esperimenti. Questo, secondo la Hollander, richiama gli orrori degli esperimenti nazisti, “le ultime persone che hanno fatto questo tipo di esperimenti,” ha detto mostrando una foto degli imputati al Processo di Norimberga.

Amit Anafi e l’architettura sostenibile

Il secondo relatore è stato l’architetto Amit Anafi, che ha parlato di architettura sostenibile, su cui si è specializzato da anni: “Il mondo del lavoro sta attraversando una scossa importante a causa del Covid,” ha detto mostrando una serie di diapositive su come si è evoluto l’ufficio come spazio di lavoro da inizio ‘900 ad oggi, facendo il confronto tra gli spazi piccoli e chiusi degli anni ’80 e quelli lussuosi della sede di Google a Tel Aviv. 

Ha precisato che “l’home working non è smart working: tutti ci siamo ritrovati dall’oggi al domani a lavorare da casa, alcuni erano abituati, altri invece no. Di smart ce n’era ben poco per la maggior parte delle persone.” Ha spiegato che tante società stavano valutando i vantaggi del lavoro da casa già prima del virus, aggiungendo che “nel mondo del lavoro il Covid avrà lo stesso impatto dell’11 settembre sulla sicurezza: forse non lavoreremo tutti da casa, ma niente sarà più come prima.” 

Ha aggiunto che, stando alle indagini, solo il 12% degli americani che durante la quarantena lavoravano da casa vogliono continuare a farlo. “I giovani vogliono tornare in ufficio perché gli manca la socializzazione, mentre le generazioni precedenti stanno bene a casa.” Gli spazi di lavoro saranno sempre più progettati pensando all’impatto sulla salute e sui cambiamenti climatici.

Il Covid e il diritto: parla Ruben Pescara

L’avvocato Ruben Pescara si è occupato degli aspetti di diritto: “Quello che è successo è eccezionale, eppure non è la prima volta che scoppia una pandemia.” Nel corso del lockdown sono state invocate “una serie di norme, ispirate al diritto romano, sull’eccessiva onerosità delle decisioni prese per contrastare l’epidemia.” Ha voluto soffermarsi sull’eccezionalità della situazione: “Erano eccezionali i provvedimenti delle autorità e il virus di una tale gravità. A differenza dell’Ebola o altri più letali, questo ha avuto il tempo di diffondersi, è un virus terroristico. Quello che era eccezionale a marzo oggi non lo è più tanto, la pandemia si sta normalizzando. Ciò vuol dire che dovremo convivere con il virus, e un eventuale nuovo lockdown diventerà sempre più normale.”

L’impatto socioeconomico secondo Giulia Pesaro

A concludere gli interventi è stata Giulia Pesaro, ricercatrice indipendente specializzata su sviluppo sostenibile e nuove economie. “Ci troviamo in una società in cui dobbiamo fare i conti con i comportamenti di 3 soggetti: lo stato, le famiglie e le imprese.” Ha spiegato che il Covid ha creato un’incertezza che “si ripercuote sulla componente economica della società. La domanda è: quali impatti avrà la convivenza con il coronavirus? Dobbiamo metterci nell’ottica che questa crisi porterà dei cambiamenti che diventeranno strutturali.”

Ha spiegato, anche tramite le slide, che “alcune attività, che sono trainanti per il nostro paese come quelle legate al turismo, hanno avuto una battuta d’arresto e dovranno trovare soluzioni per continuare a ‘esistere’ e attraversare una crisi che pare durerà almeno un altro anno.” Ha aggiunto che bisognerà investire sulla formazione continua per fornire nuove competenze ai lavoratori “per mantenere dinamico il mondo del lavoro. Forse non ci sono ancora (le competenze), ma dovremo crearle.”

 

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