Eutanasia e testamento biologico visti in ottica ebraica

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Pubblichiamo il Video dell’evento organizzato dall’Assessorato alla cultura e dal rabbinato di Milano intitolato ‘Eutanasia e testamento biologico. Problemi etici della fine della vita’ tenutosi domenica 7 febbraio, a cura di rav Alberto Somekh e Rosanna Supino, Presidente AME Italia e membro della Commissione di Bioetica dell’Ordine dei Medici di Milano.

 

DICHIARAZIONI ANTICIPATE DI TRATTAMENTO (TESTAMENTO BIOLOGICO)

Alcune decisioni da prendere per noi stessi o i nostri cari, come quelle di cura o di intervento in punto di morte, le consideriamo grevi, e non riusciamo ad affrontarle sotto il peso delle emozioni.
Ci potrebbero orientare pensieri già maturati in ambito civile e religioso; questi aiuterebbero a sciogliere un po’ l’angoscia che proviamo e a compiere, preventivamente, un atto che ci garantisca di morire, se e quando dovrà accadere, con dignità, senza sofferenza fisica, psichica e spirituale: questo atto è Il testamento biologico o meglio le disposizioni anticipate di trattamento (DAT).

Ne hanno parlato, per la Comunità Ebraica di Milano, la Dott. Rosanna Supino in qualità di Presidente dell’Associazione Medica Ebraica – Italia e Rav Alberto Moshe Somekh, il 7 febbraio 2021, su ZOOM con l’assistenza tecnica di Paola Boccia, sempre capace di offrirci una cara aura di familiare partecipazione.

Per l’art 32 e l’art 13 della nostra Costituzione il diritto alla salute e all’autodeterminazione del paziente sono inviolabili, ovviamente se non contrastano con le norme condivise del vivere civile. Con l’esercizio del consenso informato, il medico non è più il solo responsabile della scelta dei trattamenti terapeutici e, per la legge sul testamento biologico, si dovrà confrontare anche con le volontà del paziente relative al fine vita.
Potrebbe però accadere che, al momento opportuno, noi non si sia più in grado di dire la nostra sulle decisioni da prendere. Potrebbe accadere che le volontà espresse in passato nel testamento biologico non siano più adeguate e aggiornate alle opportunità attuali. A chi potremo dunque affidare la delega per far valere le nostre volontà presso il medico e le strutture sanitarie? Chi sarà in grado di discernere ciò che è giusto per aiutarci a morire nel rispetto della qualità della nostra vita residua? nel rispetto del nostro credo? Ogni posizione – religiosa o non – rivendica le proprie sensibilità e credenze per cui sarà opportuno affidarsi a chi ci conosce bene e condivide il nostro pensiero, medico compreso.

Rav Somekh risponde che, in ambito ebraico, la salvaguardia della vita è e resta il più grande bene: “sceglierai la vita, affinché viva tu e la tua progenie” (Deut. 30, 19). Se desideriamo osservare l’Halakhah, noi ebrei possiamo contare sulla figura di un Rabbino sensibile a questi temi e capace di far esprimere al meglio, caso per caso, la tradizione consolidata (Cfr. A. Steinberg, Encyclopaedia of Jewish Medical Ethics, Feldheim, Gerusalemme, 1998, vol. II, p. 1056) evitando l’accanimento terapeutico e distinguendo tra farmaci e trattamenti che curano e altri che leniscono la sofferenza e le complicanze indotte da quelli non più efficaci e causa di una sopravvivenza artificiale. Inoltre, con il sopraggiungere della morte potrà dare indicazioni utili per il funerale e le funzioni religiose. Si ricorda che, per l’ebraismo la cremazione non è una pratica ammessa e la donazione degli organi ha le sue regole.

La dott. Rosanna Supino ha fornito informazioni pratiche per scaricare il modulo  ricordando che sono valide anche videoregistrazioni o altri dispositivi che consentano a persone con disabilità di comunicare, per consegnarlo/e (preferibile presso l’ufficio dello stato civile del comune di residenza: a Milano in via Larga, I° piano stanza 140 – su appuntamento) controfirmato eventualmente dal fiduciario e ha brevemente ricordato i temi sui quali siamo chiamati a decidere nella compilazione del testamento biologico:
– Volontà di rimanere informati su condizioni di salute, aspettativa di vita e opzioni terapeutiche disponibili;
– Accettazione o rifiuto dei trattamenti sanitari di supporto vitale (come la respirazione, l’idratazione o la nutrizione artificiale);
– Accettazione o rifiuto delle procedure per alleviare dolore e sofferenze, compresa la sedazione palliativa profonda e continua associata alla terapia del dolore.
– Disposizioni su la donazione degli organi per altre persone e/o per la ricerca scientifica, su assistenza religiosa al momento della morte, su funerale religioso, cremazione.

Infine Dott. Supino ha consigliato di tenerne copia con la ricevuta del numero di registrazione. Si è sempre in tempo a modificare queste volontà così come il fiduciario eventualmente già scelto e che ne avrà già controfirmato l’atto.

Un incontro utile, preciso che ha lasciato ciascuno alle propria responsabilità.

Donatella Camerino

 

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