Chanuccà anche per i non ebrei?

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A proposito dell’accensione pubblica.

Per osservare la mizvà di pubblicizzare il miracolo di Chanuccà i Maestri ci hanno istruito (T.B. Shabbat 21b) che ogni famiglia accenda la Menorà ponendola al di fuori della porta di casa nel cortile e non sulla strada (Rashi).  Chi abita al piano di sopra accende la Menorà alla finestra che da’ sulla strada e quando la cosa è pericolosa, come durante le persecuzioni, la pone sul tavolo in casa.

Il minhag di accendere la Menorà nel Bet ha-Kenesset fu istituito più tardi. Come scrive il Rivash in un suo responso (n. 111), l’uso fu istituito allo scopo di pubblicizzare il miracolo (pirsumé nisa’) perché non era possibile osservare la mizvà nel modo prescritto a casa propria ponendola al di fuori della porta di casa. E, continua il Rivash, “.. poiché  siamo soggetti ai popoli e non possiamo osservare la mizvà come prescritto, ognuno a casa propria, la si accende vicno alla porta di casa all’interno; in questo modo non vi è pirsumé nisa’ altro che per le persone di casa. E per questo ebbe inizio il minhag di accendere nel Bet ha-Kenesset appunto per fare pirsumé nisa’. In ogni modo con l’accensione nel Bet ha-Kenesset non si esce d’obbligo e bisogna accendere di nuovo a casa propria perché la mizvà di Chanuccà è: Ner, Ish u-Beto.

Nella Ghemarà è detto che i lumi di Channuccà si possono accendere dal tramonto fino a quando non ci sono più passanti per la strada e R. Yochanan dice che gli ultimi passanti sono i Tarmodai. Rashi spiega che i Tarmodai erano mercanti di un popolo (Tadmor? Palmira) che vendevano legna e che rimanevano in piazza fino a quando c’erano passanti che acquistavano legna da ardere dopo il tramonto.  Secondo R. Natan (nell’Aruch) e il Rif, i Tarmodai erano persone povere che si guadagnavano la vita vendendo legna e lavorando fino a tardi.

Secondo quest’ultima opinione si trattava di ebrei. Secondo l’opinione di Rashi che si trattava di un popolo presumibilmente di non ebrei, ci sono due possibili spiegazioni: la mizvà di pubblicizzare il miracolo era per gli ebrei che si trovavano per la strada a comprare legna; oppure la mizvà era di accendere fino a quando c’erano dei Tarmodai  in piazza perché la mizvà di pubblicizzare il miracolo sussiste anche nei confronti dei non ebrei.  

Dal momento che vi è machloket tra i Rishonim (Rashi da una parte e R. Natan e il Rif dall’altra) un dayan di Brooklyn istruì mio cognato di accendere senza berachà quando si trovava in una base militare dove non c’era neppure un ebreo.

Secondo il Rav Feivel Cohen oggi ci sono passanti per la strada molto più tardi del limite di tempo riportato nello Shulchan Aruch di mezz’ora dopo il tramonto (O.C. 672:2) e inoltre il Rema’ stesso scrive che dal momento che la Menorà è in casa non è necessario stare attenti ad accendere prima che cessi il traffico dei passanti e si può accendere tutta la notte.

Quanto all’accensione della Menorà in piazza, come hanno iniziato a fare alcuni da qualche anno,  Rav Izchak Weiss z’l nei responsi Minchat Izchak (Vol. 6, 65:3) scrive  che queste “assefot” (per accendere in piazza) non sono gradite ai Chachamim (“En Ruach Chchamim Nocha Hemenam”) e non si deve fare la berachà.  Rav Feivel Cohen spiega che il motivo che non sono gradite (un’espressione che secondo alcuni Rishonim significa che è proibito) è perché non fanno parte del minhag originale di accendere nel Bet ha-Kenesset e non abbiamo diritto di istituire nuovi minhaghim. Egli aggiunge tuttavia che è possibile che l’accensione della menorà nel cortile di fronte al Bet ha-Kenesset sia considerata parte del minhag (e quindi nel cortile del Bet ha-Kenesset sia permesso fare la berachà). E in ogni modo non si esce d’obbligo con questa accensione.

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