La sinagoga di Verona

Verona: sotto i grattacieli del vecchio ghetto

Ebraismo

di Daniel Fishman

La sinagoga di Verona

La sinagoga di Verona

Arrivando a Verona non tutti sanno dove è Via dei Portici, ma tutti vi sanno indicare dove è la Comunità ebraica, o al limite “la Chiesa degli Ebrei”.

È nel pieno centro della città e quando l’Amministrazione comunale ha riqualificato il centro storico ha anche bene evidenziato – con scritte in ottone inserite nel selciato – dove era la zona ebraica. Quando arrivo, incrocio una scolaresca che viene istruita dalla propria insegnante sul fatto che lì un tempo, fino al 1928, c’era il Ghetto.

In pieno centro

Ora questa zona ha un valore commerciale importantissimo. “Diciamo che è un piccolo ma dovuto risarcimento storico”, commenta Lucia Roditi Forneron, una delle persone più attive della locale Comunità ebraica. La incontro insieme a Maria Uderzo della sezione veronese Adei-Wizo (che ha una sua rappresentante nella Consulta Femminile della città) e al dinamico presidente Carlo Rimini, un ottantenne che guida questa kehillah che ha oggi circa un centinaio di membri. Entrando al pianoterra, c’è una sala esposizione, che potrebbe diventare anche un vero e proprio museo. La ristrutturazione della sede comunitaria, avvenuta anche con il contributo della Sovrintendenza, ha portato ad un bel risultato. In tante altre comunità con storia secolare, spesso l’atmosfera, per quanto affascinante, è spesso buia ed un filo malinconica. Qui a Verona, vi è invece un buon equilibrio tra gli spazi del passato e del presente, e filtra molta luce.

Verona è la quarta città turistica d’Italia, e tra i tanti visitatori, gli israeliani non mancano. Alcuni di loro vengono qui per studiare. Qualcuno ha anche fatto sosta; uno di loro è anche consigliere in Comunità. Oltre a questa presenza “sabra”, si segnala quella dell’argentino Angelo Harkatz, primo tenore al Coro dell’Arena, ed apprezzato hazan durante le principali festività. A parte queste eccezioni, la comunità è però fondamentalmente autoctona. “Direi più che altro ben radicata”, spiega il Presidente. “Il nostro ruolo nella città è ben riconosciuto e tutte le manifestazioni pubbliche vedono la Comunità tra gli invitati. Anche con l’attuale sindaco, il leghista Tosi, il Comune si è dimostrato sensibile verso le nostre istanze. Diverso è il discorso per quel filone di cattolici tradizionalisti che qui è molto agguerrito. Ripropone le messe pre-conciliari e propugna che non ha senso avere rapporti con gli Ebrei ‘da cui non abbiamo niente da imparare’. Constatiamo che in questa fase storica gli incontri interconfessionali si sono diradati, mentre un tempo erano più frequenti”.

Una associazione che propone invece un’importante attività è Italia-Israele. Uno dei motivi del suo successo è la capacità di mobilitare anche i non ebrei. Un momento delicato, ma senza grande esito pratico e mediatico, è stato quando quest’anno, in un Liceo Scientifico, è stato ospitato l’Israel Apartheid week, attività a cui hanno aderito 11 associazioni (molte di loro cattoliche) che invitavano al boicottaggio dello Stato ebraico. Contro questo boicottaggio l’associazione è intervenuta con determinazione.

Le attività comunitarie

Il programma di attività che ogni mese viene proposto agli iscritti alla kehillah è vario ed intenso, anche se c’è difficoltà ad organizzare i minianim. È un peccato perché la Sinagoga, retta dal Rabbino Piattelli da 24 anni, e restaurata a partire dagli anni’90, è veramente bella. Recentemente, una nota giornalista del quotidiano israeliano Ma’ariv è qui venuta per sposarsi e questo ha poi prodotto molto interesse in Israele per la città di Verona. Nella sede comunitaria hanno luogo anche l’ulpan (come spesso avviene, la maggior parte degli alunni non sono ebrei) e il corso settimanale di cultura ebraica per i bambini della Comunità, oltre ai corsi per la maggiorità religiosa.

Sul frontale del Beth Hakeneseth, una targa dedicata a Rita Rosani, ricorda che questa partigiana Medaglia d’Oro della Resistenza perse la vita da queste parti.

Cosa ne è del detto “Veneziani Gran Signori, Padovani Gran Dottori, Vicentini magna-gatti, Veronesi tutti matti?”. Carlo Rimini, sta attento alle parole, anche perché tra i suoi “amministrati” ci sono anche dei correligionari vicentini. In quell’area c’è anche la NATO, ma i soldati americani ebrei si sono organizzati autonomamente nella base. “Sì, si dice che l’aria proveniente dal Monte Baldo porti un po’ di follia alla città. Tra i nostri iscritti non vedo però ‘matti’ particolari. Ci basta il loro essere ebrei!” L’incontro prosegue infatti molto ebraicamente, con i presenti che interloquiscono vivacemente nel tentativo comune di presentare la loro realtà. Sono scettici sul titolo proposto per la prossima Giornata della Cultura che parla di Futuro 2.0. In realtà ho l’impressione che un glorioso passato (ci furono anche 3000 ebrei a Verona) e la gestione del presente (attività di teatro, poesie, conferenze, Yom Ha’atzmauth…) non portino invece molto ad una riflessione su quello che sarà il futuro della Comunità, anche se il presidente Rimini punta sulla formazione di alcuni talentuosi giovani.

In questa Comunità fortemente segnata dalle vicende della Seconda Guerra Mondiale, la Giornata della Memoria acquista un particolare significato. Tutti gli anni in una piazza centrale viene messo un vagone ferroviario, uno di quelli utilizzati per la deportazione.

Quest’anno inoltre, insieme a Dan Rapaport, nota figura del panorama musicale, è stato sviluppato un articolato progetto con il Conservatorio. Il risultato è stato, dopo un workshop di approfondimento, l’esecuzione di musiche moderne composte da musicisti ebrei nel campo di Terezin, con la pubblicazione finale di un cd.

Si tratta di iniziative di grosso respiro rispetto alle energie che la Comunità può mettere in campo. Uscendo dalla Comunità, nella vicina Piazza delle Erbe, si possono vedere alcuni “grattacieli” sopravvissuti alla demolizione del Ghetto. Dove un tempo gli ebrei vivevano stretti e facendo mestieri umili, si sviluppano ora le fiorenti attività collegate al turismo. La Storia guarda sorniona il divenire delle cose.

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