di R.I.
“Erano previsti 1000 visitatori per la giornata di oggi, alla fine sono stati 1400. Un buon segnale che dice sopratutto come questo sia un luogo che per la città sia centrale: i cittadini in un martedì lavorativo hanno scelto di ricordare la storia della Shoah e della deportazione politica venendo in visita al Memoriale. Arriviamo da un periodo con un importante calo di visite: nel 2023 abbiamo avuto 145.000 visitatori, nel 2024 sono stati 120.000 e nel 2025 circa 100.000” commenta il presidente Roberto Jarach.
“Erano previsti 1000 visitatori per la giornata di oggi, alla fine sono stati 1400. Un buon segnale che dice sopratutto come questo sia un luogo che per la città sia centrale: i cittadini in un martedì lavorativo hanno scelto di ricordare la storia della Shoah e della deportazione politica venendo in visita al Memoriale. Arriviamo da un periodo con un importante calo di visite: nel 2023 abbiamo avuto 145.000 visitatori, nel 2024 sono stati 120.000 e nel 2025 circa 100.000. Guardiamo al risultato di oggi quindi con soddisfazione, ma senza superficialità. Deve essere un tassello da cui partire e costruire. Come ha ricordato Luigi Manconi, circa un anno fa, si spegneva Furio Colombo. Fu tra i protagonisti più determinati nella battaglia che portò all’istituzione del Giorno della Memoria. Ma ebbe anche la lucidità, fin dall’inizio, di indicarne il rischio maggiore: una memoria che scolorisce, che si riduce a cerimonia ripetitiva, a retorica consolatoria, a un rito innocuo, incapace di interrogare il presente.”
Quetse le parole con cui Roberto Jarach, presidente della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano, commenta i risultati raggiunti dalle visite gratuite del 27 gennaio.
“Il 27 gennaio non è mai stato un semplice appuntamento del calendario. Oggi, forse più che in passato, è una data attraversata dalle tensioni del nostro tempo: guerre, lacerazioni, linguaggi che separano invece di comprendere. Ma è esattamente per questo che la Memoria resta indispensabile: non come evasione o conforto, bensì come misura con cui leggere e giudicare il presente.”
La Fondazione quindi guarda le difficoltà del presente con lucidità e obiettività, senza cullarsi, ma cerca di raccogliere queste sfide con uno sguardo costruttivo, ragionando su come riaffermare il valore e la centralità della Memoria. Non sottraendosi alle sfide del presente né alle domande scomode, proprio come ha sottolineato la Senatrice Liliana Segre al Quirinale durante le celebrazioni: il Giorno della Memoria è un giorno in cui parlare di tutto ciò che interroga la nostra umanità, e in questo risiede la sua universalità.
Oltre alle visite il Memoriale il 27 gennaio ha partecipato in due momenti fuori sede: presso l’Università degli Studi di Milano con lo spettacolo “I luoghi della Memoria” prodotto dal Piccolo Teatro di Milano, e con il tradizionale concerto presso il Conservatorio di Milano, in programma le musiche della cultura kletzmer eseguite dall’Ensemble di World Music del Conservatorio, con la direzione di Alberto Serrapiglio.



