Milano Ebraica / Luoghi da visitare

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Luoghi da visitare

Sono diversi i luoghi ebraici da vedere a Milano: dalla Sinagoga del Beltrami al Memoriale della Shoah, dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC), tappa immancabile per chiunque sia interessato all’ebraismo e alla sua storia,passando per il Giardino dei Giusti e la newyorkese Casa 770. A i luoghi cittadini si aggiungono  tante altre località nel Nord Italia in cui nei secoli sono vissute delle comunità ebraiche, oggi estinte.

Tempio e Memoriale
Un lusso austero, raffinato e in perfetta armonia con una metropoli sobria e composta come Milano: a pochi minuti a piedi dalla piazza del Duomo si trova la magnifica Sinagoga Centrale di via della Guastalla 19. Lo sviluppo rapidissimo della Comunità, nell’Ottocento – si era allargata fino ad arrivare a 2 mila persone su una popolazione di circa 400 mila abitanti -, richiese la costruzione di un grande Tempio in grado di accogliere tutti i fedeli che fino a quel momento andavano a pregare nel piccolo oratorio di Via Stampa 4: era una stanza di pochi metri che faceva parte dell’appartamento del rabbino Prospero Moisè Ariani, del tutto inadeguata per le esigenze di una Comunità così numerosa.
La nuova Sinagoga, edificata nel 1892, doveva essere qualcosa di diverso rispetto a quel locale modesto e sottotono; doveva rappresentare l’orgoglio di una Comunità consapevole del proprio valore, in linea con lo spirito imprenditoriale del tempo. Serviva un luogo di culto prestigioso, un Tempio che rendesse visibile lo status acquisito dai cittadini ebrei con l’emancipazione seguita all’Unità d’Italia: in breve, un simbolo non soltanto per gli ebrei e la loro religione, bensì anche per la città che avrebbe così rafforzato la sua immagine di centro urbano europeo e cosmopolita. Fu dunque deciso di costruire il Tempio in pieno centro, incastonato fra i palazzi signorili della borghesia meneghina e di fronte a un magnifico giardino. Il progetto fu affidato all’architetto Luca Beltrami, architetto-star dell’epoca nonché notissimo per aver sistemato piazza della Scala e restaurato il Castello Sforzesco. Beltrami disegnò una sinagoga a pianta basilicale, a tre navate, secondo uno schema in voga. Nessun monumento esprime così bene una certa “milanesità ebraica” unica e irripetibile nel suo genere, in cui lo spirito inventivo e operoso ebraico si fonde armoniosamente con quello concreto e pragmatico meneghino: mosaico e oro accostati con creativa audacia al marmo grigio, linee verticali e asciutte, una certa essenzialità. Durante i bombardamenti che colpirono Milano nel 1943, la sinagoga venne distrutta e i sontuosi interni si ridussero a pochi resti fumanti. La facciata rimase l’unica parte integra e conservata nel progetto di ricostruzione affidato agli architetti Manfredo Morpurgo e Eugenio Gentili Tedeschi nel 1953. Seguì, molti anni dopo, la ristrutturazione del 1997: ridisegnato da Piero Pinto e Giancarlo Alhadeff, il Tempio mantenne i volumi dell’edificio anche se l’interno venne cambiato radicalmente.

Sono stati aperti nuovi finestroni sui due lati principali e il soffitto è stato rialzato nella parte centrale del matroneo. Il contrasto tra i materiali e i colori oro, grigio e marrone, conferisce allo spazio un tocco di eleganza e suprema luminosità. Ma l’elemento forse più spettacolare è dato dalle vetrate multicolori delle ventitré finestre, realizzate dall’artista newyorkese Roger Selden: un collage di simboli ebraici ricco di fantasia, tra cui si riconoscono il Maghen David, lo shofar, la menorà, il lulav e le lettere dell’alfabeto ebraico. Il Tempio segue il rito italiano ed è la sede del rabbinato centrale, mentre al piano sotterraneo vi è l’oratorio sefardita.
Un altro luogo storico, aperto da poco, è il Memoriale della Shoah, il più importante luogo della memoria ebraica a Milano. Inaugurato ufficialmente nel 2014, sorge in corrispondenza del Binario 21, in una zona originariamente adibita alla movimentazione dei vagoni postali. Da qui, fra il 1943 e il 1945, centinaia di persone furono caricate su vagoni merci per essere deportate nei campi di Auschwitz-Birkenau e Bergen Belsen, o nei campi italiani di raccolta di Fossoli e Bolzano. Il 30 gennaio 1944, dal Binario 21 partirono i primi convogli verso Auschwitz. Soltanto 22 dei 605 ebrei milanesi deportati quel giorno tornarono a casa. Un luogo simbolo della Shoah in Italia, tutto incentrato sul concetto di indifferenza, l’atteggiamento della cittadinanza milanese – e non solo – che rese possibile la catastrofe.

Legato alla Shoah e a tutti genocidi è anche il Giardino dei Giusti, situato a Monte Stella (zona San Siro), il “primo giardino dei Giusti di tutto il Mondo” italiano. Nasce nel 2003 per volontà del Comune di Milano, l’Ucei e Gariwo, per onorare coloro che si sono opposti con responsabilità individuale ai crimini contro l’umanità e ai totalitarismi.

La casa 770
Procedendo verso nord, in via Carlo Poerio, si può invece trovare un edificio davvero curioso. Al civico 35 sorge un edificio molto particolare, che non ha nulla in comune con lo stile architettonico della città. Con i suoi tre frontoni a punta e un bovindo centrale, non è altro che una delle dodici copie della casa di Eastern Parkway 770 a Brooklyn, detta appunto Casa 770. A New York, dove si trova l’originale, viveva il Rebbe, Menachem Mendel Schneerson, filosofo, mistico e religioso, leader del movimento Chabad-Lubavitch. Dopo la sua morte, la casa di Eastern Parkway divenne un luogo di culto per gli ebrei ortodossi, a tal punto da decidere di riprodurla in diverse parti del mondo. L’edificio di Milano è l’unico in Europa, mentre le altre undici copie si trovano sparse per il mondo, tra cui Argentina, Brasile, Australia e Canada.

CDEC, storia e cultura
Se invece dal centro si va verso ovest, poco distante dall’Arco della Pace, si scopre una villetta sobria ed elegante, situata in via Eupili 8. Nessuno potrebbe mai immaginare che in queste stanze è concentrata buona parte di tutta la storia ebraica del Novecento: qui fu fondata la prima scuola ebraica della città durante le ignobili Leggi razziali. Oggi ospita una sinagoga e il CDEC, il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, punto di riferimento nazionale e internazionale sulla storia e la cultura ebraica a cui si sono rivolti – e tuttora si rivolgono – scrittori, registi, scolaresche e studiosi che desiderano documentarsi. Anche Steven Spielberg e Roberto Benigni si sono rivolti qui per documentare i loro film, Schindler’s List e La vita è bella. Ed è nato qui Il libro della memoria di Liliana Picciotto, un’opera immane e importantissima che raccoglie nomi, date di nascita, numero di trasporto e di matricola e destino di tutti gli ebrei deportati nei campi di sterminio. Fra le altre cose, il CDEC è anche un fondamentale Osservatorio sul pregiudizio e sull’antisemitismo che registra tutte le manifestazioni d’intolleranza del presente e le attività di ricerca e di formazione degli insegnanti e didattica della Shoah.
Per avere un assaggio della vita contemporanea della variegata comunità milanese, ci si deve spostare più a sud, nella zona che va da via Washington a piazza delle Bande Nere (sud-ovest). È infatti in questo quartiere che si trova la maggior parte dei ristoranti e dei negozi kasher, piccoli supermercati con le prelibatezze da tutto il mondo, pasticcerie, fornai, nonché la sede della Comunità Ebraica (www.mosaico-cem.it) con la sua Scuola e alcune delle sinagoghe più frequentate dai numerosi ebrei che abitano in questi quartieri.
Infine, qualche parola sui Cimiteri ebraici. Mentre la maggior parte di quelli esistenti in Italia non siano in funzione o si trovino in condizioni precarie di conservazione, a Milano ne esistono due attualmente in uso: uno presso il Cimitero Maggiore, dove sono sepolti, tra gli altri, personaggi come Eugenio Curiel, partigiano e fisico italiano e Becky Behar, ultima sopravvissuta alla strage nazista di Meina di cui parleremo in seguito. L’altro cimitero si trova presso il Monumentale, considerato a livello europeo un vero e proprio “Museo a Cielo Aperto”, dove sorgono architetture e opere artistiche importanti anche nel settore ebraico, più rare invece in quello Maggiore. Entrambi i cimiteri rappresentano un patrimonio inestimabile per la conoscenza della presenza ebraica in Italia, ieri come oggi, e meritano una visita guidata.

Un mosaico ebraico
Ma vi sono anche tante altre località nel Nord Italia in cui nei secoli sono vissute delle comunità ebraiche, oggi estinte: da Como ad Abbiategrasso, passando per Cremona, Monza, Lodi e Voghera, rimangono alcuni monumenti e luoghi molto interessanti della vita ebraica del passato. Ad esempio, nel centro di Brivio in provincia di Como, si trova la piazzetta della Sinagoga da cui si diramano delle viuzze semicoperte, certamente a testimonianza di un piccolo insediamento ebraico. Continuando poi lungo il fiume Adda, ci si imbatte in altre località in cui si ebbe una presenza ebraica, attirata qui per svolgere attività commerciali attraverso le vie fluviali. Brigano in Ghieradadda, Cassano d’Adda, Caravaggio, Rivolta, Casalpusterlengo, Pizzighettone, sono solo alcune delle località citate come residenza di famiglie ebraiche. A Ghirla, provincia di Varese, c’è ancora la scritta che indica il ghetto. Mentre a Vigevano, piccolo e splendido gioiello vicino a Milano, via Roncalli, a pochi passi dalla piazza Ducale, è tutt’oggi nota come “il Ghetto”. A testimonianza di una presenza ebraica, da cui deriva anche il cognome Vigevani.

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Luoghi da visitare

Sono diversi i luoghi ebraici da vedere a Milano: dalla Sinagoga del Beltrami al Memoriale della Shoah, dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC), tappa immancabile per chiunque sia interessato all’ebraismo e alla sua storia,passando per il Giardino dei Giusti e la newyorkese Casa 770. A i luoghi cittadini si aggiungono  tante altre località nel Nord Italia in cui nei secoli sono vissute delle comunità ebraiche, oggi estinte.

Tempio e Memoriale
Un lusso austero, raffinato e in perfetta armonia con una metropoli sobria e composta come Milano: a pochi minuti a piedi dalla piazza del Duomo si trova la magnifica Sinagoga Centrale di via della Guastalla 19. Lo sviluppo rapidissimo della Comunità, nell’Ottocento – si era allargata fino ad arrivare a 2 mila persone su una popolazione di circa 400 mila abitanti -, richiese la costruzione di un grande Tempio in grado di accogliere tutti i fedeli che fino a quel momento andavano a pregare nel piccolo oratorio di Via Stampa 4: era una stanza di pochi metri che faceva parte dell’appartamento del rabbino Prospero Moisè Ariani, del tutto inadeguata per le esigenze di una Comunità così numerosa.
La nuova Sinagoga, edificata nel 1892, doveva essere qualcosa di diverso rispetto a quel locale modesto e sottotono; doveva rappresentare l’orgoglio di una Comunità consapevole del proprio valore, in linea con lo spirito imprenditoriale del tempo. Serviva un luogo di culto prestigioso, un Tempio che rendesse visibile lo status acquisito dai cittadini ebrei con l’emancipazione seguita all’Unità d’Italia: in breve, un simbolo non soltanto per gli ebrei e la loro religione, bensì anche per la città che avrebbe così rafforzato la sua immagine di centro urbano europeo e cosmopolita. Fu dunque deciso di costruire il Tempio in pieno centro, incastonato fra i palazzi signorili della borghesia meneghina e di fronte a un magnifico giardino. Il progetto fu affidato all’architetto Luca Beltrami, architetto-star dell’epoca nonché notissimo per aver sistemato piazza della Scala e restaurato il Castello Sforzesco. Beltrami disegnò una sinagoga a pianta basilicale, a tre navate, secondo uno schema in voga. Nessun monumento esprime così bene una certa “milanesità ebraica” unica e irripetibile nel suo genere, in cui lo spirito inventivo e operoso ebraico si fonde armoniosamente con quello concreto e pragmatico meneghino: mosaico e oro accostati con creativa audacia al marmo grigio, linee verticali e asciutte, una certa essenzialità. Durante i bombardamenti che colpirono Milano nel 1943, la sinagoga venne distrutta e i sontuosi interni si ridussero a pochi resti fumanti. La facciata rimase l’unica parte integra e conservata nel progetto di ricostruzione affidato agli architetti Manfredo Morpurgo e Eugenio Gentili Tedeschi nel 1953. Seguì, molti anni dopo, la ristrutturazione del 1997: ridisegnato da Piero Pinto e Giancarlo Alhadeff, il Tempio mantenne i volumi dell’edificio anche se l’interno venne cambiato radicalmente.

Sono stati aperti nuovi finestroni sui due lati principali e il soffitto è stato rialzato nella parte centrale del matroneo. Il contrasto tra i materiali e i colori oro, grigio e marrone, conferisce allo spazio un tocco di eleganza e suprema luminosità. Ma l’elemento forse più spettacolare è dato dalle vetrate multicolori delle ventitré finestre, realizzate dall’artista newyorkese Roger Selden: un collage di simboli ebraici ricco di fantasia, tra cui si riconoscono il Maghen David, lo shofar, la menorà, il lulav e le lettere dell’alfabeto ebraico. Il Tempio segue il rito italiano ed è la sede del rabbinato centrale, mentre al piano sotterraneo vi è l’oratorio sefardita.
Un altro luogo storico, aperto da poco, è il Memoriale della Shoah, il più importante luogo della memoria ebraica a Milano. Inaugurato ufficialmente nel 2014, sorge in corrispondenza del Binario 21, in una zona originariamente adibita alla movimentazione dei vagoni postali. Da qui, fra il 1943 e il 1945, centinaia di persone furono caricate su vagoni merci per essere deportate nei campi di Auschwitz-Birkenau e Bergen Belsen, o nei campi italiani di raccolta di Fossoli e Bolzano. Il 30 gennaio 1944, dal Binario 21 partirono i primi convogli verso Auschwitz. Soltanto 22 dei 605 ebrei milanesi deportati quel giorno tornarono a casa. Un luogo simbolo della Shoah in Italia, tutto incentrato sul concetto di indifferenza, l’atteggiamento della cittadinanza milanese – e non solo – che rese possibile la catastrofe.

Legato alla Shoah e a tutti genocidi è anche il Giardino dei Giusti, situato a Monte Stella (zona San Siro), il “primo giardino dei Giusti di tutto il Mondo” italiano. Nasce nel 2003 per volontà del Comune di Milano, l’Ucei e Gariwo, per onorare coloro che si sono opposti con responsabilità individuale ai crimini contro l’umanità e ai totalitarismi.

La casa 770
Procedendo verso nord, in via Carlo Poerio, si può invece trovare un edificio davvero curioso. Al civico 35 sorge un edificio molto particolare, che non ha nulla in comune con lo stile architettonico della città. Con i suoi tre frontoni a punta e un bovindo centrale, non è altro che una delle dodici copie della casa di Eastern Parkway 770 a Brooklyn, detta appunto Casa 770. A New York, dove si trova l’originale, viveva il Rebbe, Menachem Mendel Schneerson, filosofo, mistico e religioso, leader del movimento Chabad-Lubavitch. Dopo la sua morte, la casa di Eastern Parkway divenne un luogo di culto per gli ebrei ortodossi, a tal punto da decidere di riprodurla in diverse parti del mondo. L’edificio di Milano è l’unico in Europa, mentre le altre undici copie si trovano sparse per il mondo, tra cui Argentina, Brasile, Australia e Canada.

CDEC, storia e cultura
Se invece dal centro si va verso ovest, poco distante dall’Arco della Pace, si scopre una villetta sobria ed elegante, situata in via Eupili 8. Nessuno potrebbe mai immaginare che in queste stanze è concentrata buona parte di tutta la storia ebraica del Novecento: qui fu fondata la prima scuola ebraica della città durante le ignobili Leggi razziali. Oggi ospita una sinagoga e il CDEC, il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, punto di riferimento nazionale e internazionale sulla storia e la cultura ebraica a cui si sono rivolti – e tuttora si rivolgono – scrittori, registi, scolaresche e studiosi che desiderano documentarsi. Anche Steven Spielberg e Roberto Benigni si sono rivolti qui per documentare i loro film, Schindler’s List e La vita è bella. Ed è nato qui Il libro della memoria di Liliana Picciotto, un’opera immane e importantissima che raccoglie nomi, date di nascita, numero di trasporto e di matricola e destino di tutti gli ebrei deportati nei campi di sterminio. Fra le altre cose, il CDEC è anche un fondamentale Osservatorio sul pregiudizio e sull’antisemitismo che registra tutte le manifestazioni d’intolleranza del presente e le attività di ricerca e di formazione degli insegnanti e didattica della Shoah.
Per avere un assaggio della vita contemporanea della variegata comunità milanese, ci si deve spostare più a sud, nella zona che va da via Washington a piazza delle Bande Nere (sud-ovest). È infatti in questo quartiere che si trova la maggior parte dei ristoranti e dei negozi kasher, piccoli supermercati con le prelibatezze da tutto il mondo, pasticcerie, fornai, nonché la sede della Comunità Ebraica (www.mosaico-cem.it) con la sua Scuola e alcune delle sinagoghe più frequentate dai numerosi ebrei che abitano in questi quartieri.
Infine, qualche parola sui Cimiteri ebraici. Mentre la maggior parte di quelli esistenti in Italia non siano in funzione o si trovino in condizioni precarie di conservazione, a Milano ne esistono due attualmente in uso: uno presso il Cimitero Maggiore, dove sono sepolti, tra gli altri, personaggi come Eugenio Curiel, partigiano e fisico italiano e Becky Behar, ultima sopravvissuta alla strage nazista di Meina di cui parleremo in seguito. L’altro cimitero si trova presso il Monumentale, considerato a livello europeo un vero e proprio “Museo a Cielo Aperto”, dove sorgono architetture e opere artistiche importanti anche nel settore ebraico, più rare invece in quello Maggiore. Entrambi i cimiteri rappresentano un patrimonio inestimabile per la conoscenza della presenza ebraica in Italia, ieri come oggi, e meritano una visita guidata.

Un mosaico ebraico
Ma vi sono anche tante altre località nel Nord Italia in cui nei secoli sono vissute delle comunità ebraiche, oggi estinte: da Como ad Abbiategrasso, passando per Cremona, Monza, Lodi e Voghera, rimangono alcuni monumenti e luoghi molto interessanti della vita ebraica del passato. Ad esempio, nel centro di Brivio in provincia di Como, si trova la piazzetta della Sinagoga da cui si diramano delle viuzze semicoperte, certamente a testimonianza di un piccolo insediamento ebraico. Continuando poi lungo il fiume Adda, ci si imbatte in altre località in cui si ebbe una presenza ebraica, attirata qui per svolgere attività commerciali attraverso le vie fluviali. Brigano in Ghieradadda, Cassano d’Adda, Caravaggio, Rivolta, Casalpusterlengo, Pizzighettone, sono solo alcune delle località citate come residenza di famiglie ebraiche. A Ghirla, provincia di Varese, c’è ancora la scritta che indica il ghetto. Mentre a Vigevano, piccolo e splendido gioiello vicino a Milano, via Roncalli, a pochi passi dalla piazza Ducale, è tutt’oggi nota come “il Ghetto”. A testimonianza di una presenza ebraica, da cui deriva anche il cognome Vigevani.

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