C’è voglia di rivalsa e di cercare insieme le tracce di un glorioso passato

Viaggi

Il viaggio di Kesher in Austria e Slovacchia

Un ebraismo in declino, luoghi dove il dolore della Shoah è ancora palpabile, con ebrei che si nascondono. Ma Vienna è splendida e bella l’atmosfera tra i partecipanti. Sorprese interessanti e organizzazione impeccabile_DSC6724

Ero stata in Austria 27 anni fa; con gli amici ci eravamo detti che non ci saremmo mai più tornati a causa dell’aria di disprezzo che avevamo avvertito verso gli italiani, per non parlare delle loro sgradevoli reazioni quando chiedevamo se c’era carne di maiale in quello che volevamo ordinare.
Ma sono stata allettata dall’idea di ritornarci con Kesher, mi è sembrato come dirgli “Tiè! Siamo un gruppo di 45 italiani, ebrei, veniamo perfino con un Rabbino nipote di un deportato trucidato in quella regione, cerchiamo luoghi di ebraicità e mangeremo solo cibo kasher!”.
Mi ha fatto tristezza l’ebraismo austriaco. Rispetto ai 200.000 ebrei che vivevano qui una volta (le cacciate degli ebrei sono state tre prima del nazismo), oggi ci sono 10-12.000 residenti ma non uno ha ascendenti austriaci. Quelli che si sono messi in salvo dalla guerra, non sono mai più stati invitati dalle autorità a tornare e ben lungi il loro desiderio di farlo. I presenti sono arrivati da Russia, Ucraina, Polonia, Romania.
Delle 23 bellissime sinagoghe che c’erano fino al 1938, ne rimane una sola. E se non è stata bruciata pure essa, è stato solo per proteggere la vicinissima chiesa e per avere facilmente accesso agli archivi comunitari che si trovavano negli uffici soprastanti.
Oltre alle classiche mete turistiche di Vienna, siamo andati a visitare il campo di Mauthausen. Quante orribili immagini nelle nostre menti… davanti a quella cava dove i prigionieri erano trattati come bestie, per trasportare enormi massi sulle loro spalle, salendo la cosiddetta scala della morte. Nonostante quello non fosse un luogo di sterminio ma un cosiddetto “campo di lavoro”, il motto di chi lo dirigeva era Tot durch arbait, Morte attraverso il lavoro, ovvero lo sfinimento in condizioni di sopravvivenza già di per sé davvero precarie. Gli ebrei che arrivarono qui furono una piccola percentuale rispetto al totale dei prigionieri, perché non erano neppure considerati forza lavoro ma elementi da uccidere direttamente.
Inquietante la guida locale, Casimiro, che ha ammesso di non essere stato a conoscenza della storia fino al 1985. Il suo coinvolgimento attuale è dovuto all’aver avuto famigliari polacchi e ungheresi, quindi alla sofferenza della popolazione locale e non tanto di quella ebraica e di tutta la Shoah.
La situazione non è migliore a Bratislava in Slovacchia dove abbiamo passato mezza giornata invece di quella intera prevista perché la burocrazia al confine ci ha fatto perdere tempo prezioso. Oggi vi è una comunità di 1500 ebrei destinata, secondo me, ad estinguersi rapidamente considerata la forte assimilazione e la celebrazione in media di un matrimonio ebraico all’anno. Hanno resistito alla guerra le mura del tempio oggi molto ben restaurato; al di sopra vi è un piccolo museo ebraico ma, dice uno dei cinque cittadini ebrei sopravissuti alla guerra che ci ha fatto da guida (allora aveva due anni e con la madre sono stati nascosti da vicini di casa cambiando spesso alloggio): «Peccato che qui i turisti non arrivano e raramente riusciamo ad avere minian».
Preoccupante la guida che abbiamo avuto a Palazzo Esterhazi di Bratislava: quando ha visto che una signora del gruppo portava un anello con un maghen David, ha chiesto incredula se eravamo ebrei e con commozione ha ammesso di esserlo lei stessa, ma di non aver mai incontrato un gruppo di ebrei. Lei, di gioiellini con simboli ebraici li ha, ma non osa indossarli per le conseguenze che potrebbero causarle. Suo figlio alle elementari, alla domanda di un insegnante se ci fossero ebrei in classe, alzò la mano e da quel giorno fu messo in disparte dai compagni. I suoi figli sono ebrei ma non circoncisi, le chiedono della storia, delle loro radici, ma lei ha paura di raccontare, ha paura! Ancora oggi ha paura di dichiarare apertamente di essere ebrea.
Mi verrebbe da dire che molti austriaci, slovacchi e persone dei Paesi circostanti dalla mentalità fredda e rigida, avrebbero bisogno di psicanalisi per superare gli eventi che le loro famiglie hanno vissuto in quegli anni.
Proprio a Vienna è nata la psicanalisi di Freud e credo che alcuni di noi, visitando il suo studio, abbiano provato il desiderio di sedersi nella sua sala d’attesa aspettando di conoscere, da lui in persona, il significato dei propri sogni.
Vienna, una città maestosa dove si respira cultura ad ogni angolo, dove si respira l’impero che è stato l’Austria coi suoi imperatori e imperatrici, alcuni dei quali hanno detestato gli ebrei mentre altri sono stati più tolleranti. Ma a tutt’oggi, nonostante gli ultranazionalisti abbiano perso le elezioni, la sua gente non ha convinto né me né alcuni miei compagni di viaggio. E tutti quanti, quando abbiamo assistito da lontano ad una scena in cui dei giovani si picchiavano e distruggevano la portiera di un’auto, prima di realizzare che si stava girando uno spot, abbiamo pensato ad un attacco razzista.
I nostri nervi sono ancora fortemente condizionati in certe parti d’Europa.
Francesca Modiano

Impressioni di viaggio
Mimì
“Sorprendente” è la parola più ricorrente del viaggio a Vienna. Sorprendente in primis per la bellezza di una città che non immaginavo tanto imponente. Vienna fiorisce in tutto il suo splendore come capitale artistica di primo piano, le famiglie imperiali amavano circondarsi da famosi artisti e li incoraggiavano. Un nome su tutti, Gustav Klimt. È la patria di tanti musicisti e compositori tra i più famosi al mondo: Mozart, Haydn, Beethoven, Strauss, Liszt, Schubert,  e nella mia testa, come le note che si compongono, la città è diventata molto, molto armoniosa.
Alcune di noi sono andate a passeggiare in centro e che sorpresa nel vedere sulla parete a fianco dell’Opera un maxi schermo sul quale veniva proiettata in diretta l’opera che era eseguita all’interno! Così i passanti potevano assistere allo spettacolo. Tutto questo non è solo arte, ma cultura.
È una città piena di parchi, di giardini, non a caso è classificata come una delle città con un’altissima qualità di vita.
Vienna è anche la città di Freud, di Theodor Herzl, di Simon Wiesenthal, è una città con una storia ebraica notevole. L’unica sinagoga ancora attiva è quella centrale, che non è stata distrutta nella notte dei cristalli. Fu costruita all’inizio del secolo XIX a condizione che non si capisse da fuori che era una sinagoga. Il risultato è impressionante; il contrasto con l’esterno anonimo lo rende ancor maggiore. L’interno è grande, bellissimo e davvero maestoso.
Abbiamo poi visitato il museo della Judenplatz, piazza che era il centro del quartiere ebraico. Di fronte al museo sorge una costruzione molto speciale: è il monumento commemorativo della Shoah, sotto al quale ci sono i resti di quella che era una sinagoga medievale. Il museo ebraico ha vinto il premio come miglior museo di Vienna nel 2014. Sarei stata ore e ore dentro a questo museo, c’era così tanto da vedere.
Sono molto fortunata di avere partecipato a questo viaggio e devo ringraziare Paola per avere insistito.  Ho potuto vedere posti che neanche sognavo di vedere, ho fatto un tuffo nella storia ma soprattutto ho conosciuto una città viva, pulita, ordinata, insomma… sorprendente!
Lucy e David Galante
Grazie per questo bellissimo viaggio. Un bagno nella cultura ebraica e austriaca. Tutto era perfetto. Abbiamo goduto soprattutto la serenità e l’armonia che regnava nel gruppo. Felici di partecipare con voi ai viaggi della comunità.
Letizia Pavoncello
Il viaggio a Vienna è stato una vera sorpresa. I luoghi visitati sono stati scelti e illustrati con attenzione da guide esperte. I servizi erano ottimi e le persone che hanno partecipato sono state una vera sorpresa: cordiali e simpatiche, sembrava che le conoscessi da sempre. È stata un’esperienza da ripetere.
Nicole Blanga
Con il sorriso di Debby, l’instancabile energia di Paola e la nostra guida spirituale nella persona di rav Della Rocca, il viaggio non poteva essere altro che interessante e piacevole!
Dopo le eleganti e così cariche di storia Vienna e Bratislava, Mauthausen. Un luogo dove raccogliersi e meditare in intimità. Un incontro doloroso che mi è parso così poco adatto alla visita in senso turistico, con guide dal comportamento a volte goffo e stonato nelle spiegazioni.
Il pranzo al sacco ci rimandava alle spensierate gite scolastiche, a volte un po’ indisciplinate… Un piccolo suggerimento per un prossimo viaggio: una mezza giornata di libertà per permettere ad ognuno di soddisfare curiosità turistiche personali, oppure riposarsi, o soddisfare altri capricci.

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