Woody Allen insieme alla figlia adottiva Soon Yi

Woody Allen compie 82 anni: un omaggio al genio ribelle e ai suoi 65 anni di carriera

Taccuino

di Roberto Zadik

Può piacere o meno, si può capire il suo umorismo graffiante o annoiarsi con le sue riflessioni esistenziali in film come “Crimini e misfatti”; oppure preferire la commercializzazione vistosa degli ultimi 20 anni. Ma è innegabile che Allan Stewart Königsberg, meglio conosciuto come Woody Allen, sia un talento geniale del cinema contemporaneo. E festeggio i quattro anni del mio blog “Zadikshow”, nato nel dicembre 2013 e che ora si chiama “Taccuino”, parlando di lui e svelandovene segreti e virtù, in occasione del suo 82esimo compleanno.

Nato a New York il 1° dicembre 1935 e cantore della Grande Mela e del suo lato ebraico, questo incredibile regista, autore prolifico – fa quasi un film all’anno – ipocondriaco, timido e abitudinario, come lo descrive la bella biografia di Eric Lax  Conversazioni su di me e tutto il resto (pp. 405, edizioni Utet) festeggia quest’anno i 65 anni di carriera nello show-biz, avendo esordito come autore a soli 17 anni, nel 1952.

L’esordio nella sceneggiatura e nella recitazione cinematografica è invece del 1965, con Ciao Pussycat, commedia leggera diretta dall’amico Clive Donner. Tra i suoi film più divertenti, che lo hanno rivelato al pubblico anche europeo, è poi  Provaci ancora Sam (Play It Again, Sam) di  Herbert Ross, del 1972.

Insomma, una vita passata dietro la macchina da presa ma anche davanti e varie volte, negli ubiqui panni di attore e regista come solo maestri come Chaplin, Hitchcock (nei suoi siparietti prima dei film), oppure Truffaut avevano saputo fare. Umoristico e molto ironico da sempre, nato da famiglia austriaca e russa, in casa sua si parlava correntemente tedesco, yiddish e inglese, già da adolescente cominciò a scrivere battute, monologhi, spettacoli per la televisione. A 23 anni era già quasi una star, allergico ai divertimenti e alle feste, spesso serioso in apparenza come grandi comici alla Buster Keaton, ma compulsivo “battutaro” capace di passare la serata a compilare quaderni di monologhi, freddure, dialoghi come nei libri Effetti collaterali o Citarsi addosso che uscirono negli anni ’70 nel nostro Paese.

Regista raffinato, versatile e cerebrale, per “molti ma non per tutti”, dal sapore intellettuale, laico ma con una sua spiritualità, esigente e perfezionista, al pari di un altro “gigante ebraico” newyorkese come Stanley Kubrick, nonostante l’aria dimessa e sempre un po’ distratta nei suoi mille pensieri, ha vissuto una vita intensa e piena. Grandi successi come Prendi i soldi e scappa , Il dittatore dello stato libero di Bananas o Io e Annie, diverse relazioni con varie donne: dalle mogli Harlene Rosen e  Louise Lasser,  l’amore intenso con Mia Farrow, molto tormentato ma creativo, e la migliore intesa con Diane Keaton, rimasta sua amica e collaboratrice per tutta la vita. E poi la controversa relazione con la figlia adottiva della Farrow e di Andrè Previn, la coreana Soon Yi.
E ancora il rapporto complesso e conflittuale con il figlio Satchel.

Appassionato di psicoanalisi, come ben si vede nel suo capolavoro del 1983 Zelig l’autore, regista e sceneggiatore si è spesso descritto come “un ateo freudiano” e, in analisi per decenni, ha riversato spesso nel cinema le sue nevrosi, riuscendo però a riderne e a far ridere, spaziando dal genere romantico e intimista di film come Broadway Danny Rose, La rosa purpurea del Cairo al filone esistenziale con Zelig, Crimini e Misfatti, Manhattan (in bianco e nero e assolutamente indimenticabile). Il nuovo, recente genere molto più commerciale, inaugurato con La dea dell’amore del 1995, ha portato Allen a produzioni, a mio avviso, più modeste come Scoop, La maledizione dello scorpione di Giada o il discreto Midnight in Paris che però hanno rilanciato il suo successo in questi anni.

Woody Allen e il suo cinema sono stati di rara originalità, profondità e freschezza di contenuti e  (assieme a Mel Brooks, suo contrario, leader del genere demenziale) è il più grande umorista americano, icona del Novecento coi suoi mitici occhiali a “fondo di bottiglia”, i capelli perennemente arruffati e le irresistibili citazioni colte del cinema anni Trenta, di Freud,  Bergman  e con quel mix di spettacolo e cultura che l’ha sempre caratterizzato.

Buon compleanno Woody Allen.

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