Shoah e libri: Emanuel Bergmann debutta con “L’incantesimo”. La magia salvò la vita di un giovane ebreo durante il nazismo

Taccuino

di Roberto Zadik

 
Sulle atrocità della Shoah si è scritto di tutto, dai saggi, ai romanzi, alle poesie ma in Germania negli ultimi dieci anni stanno aumentando i letterati anche di giovane generazione che stanno scrivendo su questo tema che nel Paese è uno dei tabù più spinosi e complessi da trattare. Se  due anni fa lo sconvolgente libro inchiesta del giornalista israeliano Tuvia Tenenbom “Ho dormito nella camera di Hitler” aveva provocato un diluvio universale di elogi e polemiche nel mondo e nella stampa tedesca, se il libro dell’autore tedesco Timur Vermes “Lui è tornato” affrontava parodisticamente il tremendo personaggio di Hitler facendolo “rivivere” ai giorni nostri ora arriva il folgorante debutto di uno scrittore come Emmanuel Bergmann “L’incantesimo, edito in Italia dalla casa editrice La Nave di Teseo, 381 pp, 18 euro.

Nonostante la voluminosità del testo, quasi quattrocento pagine, si legge d’un fiato e in controtendenza con la difficile sorte degli esordienti, in Italia non ne parliamo neanche, è stato accolto trionfalmente fin dalla sua uscita nel gennaio di quest’anno  con grande soddisfazione del suo autore, Esordiente come scrittore, il 45enne ebreo tedesco Emanuel Bergmann è però da tempo molto attivo nel mondo della tv e del cinema ma finora non si era mai cimentato nella complessa e sottovalutata “arte dello scrivere”.Ora ci prova con questa opera prima che sta ottenendo ottime recensioni. Ma di cosa parla il libro e quali sono le sue trame e le sue caratteristiche? Concentrandosi sul potere della magia e dei sogni, con accenti poetici ma anche con rigore storico e narrativo, l’intreccio narra di due storie, una che avviene nella Cecoslovacchia del 1934 e l’altra nella contemporaneità, ambientata a Los Angeles, dove l’autore ha vissuto lungamente dopo gli anni universitari per studiare cinema e giornalismo coltivando le sue vocazioni. Cominciando dalla storia praghese, essa narra della strana e profonda amicizia fra Mosche Goldenhirsch, esuberante adolescente figlio di un anziano rabbino affascinato e “stregato” da magie, giochi di prestigio e trucchi illusionistici portati alla fama negli anni ’20 da grandi personaggi come Enrich Weisz ebreo ungherese passato alla storia come ” il Mago Houdini”. Girovagando per la città che ha dato i natali a grandi scrittori del mondo ebraico come Franz Kafka o Max Brod o Franz Werfel, il giovane stringe amicizia con un eccentrico individuo che si fa chiamare l’Uomo Mezzaluna. I due sono agli antipodi sia per età che per carattere. L’uno è un tipico adolescente pieno di sogni, vivace, credulone l’altro invece nonostante sia un illusionista di consumata esperienza nel privato lontano dai riflettori e dai trucchi della scena è un individuo triste, cinico, che ha perso la speranza. Eppure diventano sempre più amici, fino all’avvento del nazismo quando per sfuggire alle persecuzioni antiebraiche e affascinato sempre di più dall’uomo e dalle sue doti magiche, Moshe si getta in una spirale di novità e di avventure, seguendo l’Uomo Mezzaluna e la sua carovana. Dopo anni di fughe, viaggi nell’ignoto alla scoperta di sè e del mondo arriva negli Stati Uniti, un tempo terra dove i sogni si potevano realizzare come in poche altre nazioni e su questo tema il grande Norman Mailer scriveva il suo capolavoro “Il sogno americano”, e diventa un illusionista di successo che si faceva chiamare Il Grande Zabadini. Come sostengono vari siti, l’autore ha qui trasposto nel personaggio di Moshe il fascino per magie e giochi di prestigio, raccontando che da bambino assisteva meravigliato a questo tipo di spettacoli. Lo stesso spirito ha anche la seconda parte del libro che si svolge con epoca e protagonista diverso ma si collega alle vicende del Grande Zabadini. Nel 2007 a Los Angeles, un ragazzo di nome Max Cohn decide di scappare da casa, in fuga dalla sua famiglia sul punto di divorziare e in continua lite anche lui si rifugia nella magia e nel potere dei sogni. Incontra Moshe che ormai si fa chiamare il Grande Zabadini e che ormai ha ottant’anni. Max spera che il vecchio Mago ormai di fama mondiale possa risistemare il rapporto fra i suoi genitori. I due si incontreranno nella vecchia casa del Mago ma l’incontro sarà pieno di sorprese e del tutto diverso da come immaginava il ragazzo.

Un libro avvincente e avventuroso, storico e intimista in cui questo bravo autore, nato nella cittadina di Saarbrucken nel 1972 e di famiglia ebraica si immedesima completamente mischiando abilmente fantasia e vicende famigliari e personali. “Scrivendo questo libro” ha dichiarato Bergmann al sito tedesco  www.ndr.de  “mi sono venute in mente dolorose memorie famigliari e quando si parla di Shoah è necessario sottolineare come si trattasse del tentativo di annullamento dell’ebraismo e non solo degli ebrei.” Immedesimandosi nelle esperienze dei suoi protagonisti Max e Moshe ricorda il passato dei suoi nonni e dei suoi genitori egli lega strettamente le sue storie alla sua vita. In queste pagine storia e biografia sono intrinsecamente mischiate fra loro come in tanti grandi libri del passato e forse del presente come questo. Abituato alla scrittura cinematografica l’autore ci porta dentro a una trama piena di ritmo, di suspense e di tensione narrativa molto interessante per riflettere sulle sofferenze del passato, sull’incerta e spesso cupa realtà che viviamo in questi anni e sull’importanza di non abbandonare mai i propri sogni e le proprie aspirazioni come tante persone fanno in questi tempi di crisi economica e lavorativa.

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