Gene Simmons, cantante dei Kiss

Gene Simmons e la Shoah, la storia della madre del bassista dei Kiss deportata a Mathausen

Taccuino

di Roberto Zadik
Internazionalmente noto come il brillante e trasgressivo bassista e leader della band americana dei Kiss, molto apprezzata anche oggi, il personaggio l’israeliano Chaim Witz, vero nome di Gene Simmons nasconde diverse cicatrici e segreti. Come la sua identità israeliana, nato a Haifa il 25 agosto 1949  emersa solo negli ultimi anni e la dolorosa storia di sua madre, Flora Klein ebrea ungherese, deportata a Mathausen e liberata dalle truppe americane appena 19enne, 75 anni fa il 5 maggio 1945. A rivelarlo lo stesso Simmons in un articolo apparso nei giorni scorsi sulla rivista tedesca Bild in questi giorni e ripreso dai media israeliani, come il Times of Israel e il Jerusalem Post.

La storia materna, è contenuta in un documento di un centinaio di pagine, citato da Simmons e dal Jerusalem Post, in cui la donna, morta 93enne nel dicembre 2018 negli Stati Uniti, ha scritto “Sono stata deportata nel novembre 1944, nel campo di concentramento di Ravensbruck e ho vissuto lavorando i campi e raccogliendo patate e alloggiando nel blocco n.21.”  Nello scritto, ha continuato “vestivo vecchi abiti civili e lavoravo circondata dal filo spinato e sorvegliata dalle SS”. Successivamente il trasferimento, prima a Flossenburg e da marzo 1945 nel lager di Mathausen. Simmons ha sottolineato la forza e la combattività della madre nel resistere a quell’esperienza così traumatica annunciando alla stampa di aver trovato nei documenti anche il nome della nonna, Ester Blau morta nelle camere a gas. “La gente non deve mai dimenticarsi della Shoah” ha affermato la rockstar “perché potrebbe succedere ancora ed è molto pericoloso non parlarne più”. Il Times of Israel ha evidenziato come il documento della madre di Simmons è apparso su Bild in occasione del 75esimo anniversario dalla fine della Shoah e della liberazione della madre, avvenuta proprio il 5 maggio 1945. Successivamente la mamma sposò un carpentiere, di nome Jechiel emigrando prima in Israele dove nacque il figlio e dopo aver divorziato dal marito, emigrò con lui in America e il piccolo Gene crebbe a New York. Come ha spiegato il sito Jewishnews la madre per anni aveva nascosto questa sua sofferenza e come tanti ex deportati cercava di dimenticare quanto vissuto non affrontando minimamente questo argomento, portato alla luce da Simmons che invece si è soffermato sull’importanza di affrontare apertamente la storia. “Finché ne parli c’è speranza. E’ come quando vedi dei nidi di uccello in cucina e devi accendere la luce e scacciarli invece di lasciarli dentro” ha concluso Simmons rievocando questa esperienza materna rimasta inedita per tutti questi anni.  In un articolo del 2016 il sito ultimateclassicrock ha ricordato come il musicista abbia cercato di riconnettersi con la dolorosa vicenda materna nel suo viaggio in Israele in cui si sarebbe recato al Museo della Shoah, Yad Vashem, rivelando “di aver visto il nome della madre 14enne nell’elenco meticoloso che i nazisti compilavano segnando i deportati da caricare sui treni verso i lager”.

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