Una scena del film 'Non dimenticarmi'

“Non dimenticarmi”, la nuova commedia israeliana sul disagio giovanile in arrivo il 15 novembre

Spettacolo

di Roberto Zadik
Il cinema israeliano negli ultimi 20 anni ha sfornato una lunga lista di opere interessanti e espressive rivelandosi un entusiasmante” laboratorio creativo” sempre in fermento. Sia con opere importanti di grandi cineasti come Amos Gitai o Eytan Fox che con creazioni fulminanti di giovani esordienti che alle prime armi fanno giù parlare di sé. E’ il caso dell’esordio di un certo Ram Nehari Non dimenticarmi, un film sul disagio giovanile nella Tel Aviv di oggi. Da quanto emerge da vari siti si tratta di un’opera decisamente originale, forte e introspettiva che parla di tematiche delicate, dall’anoressia alla depressione, con vena introspettiva e ironia e cercando di divertire, di stimolare la riflessione senza retoriche e esagerazioni. Tutto gira attorno a due ragazzi molto tormentati, come Neil musicista timido e imbranato in cerca di futuro e di una band con cui suonare la sua tuba e affetto da varie manie e psicosi, e Tom una ragazza difficile, anoressica, che sogna di fare la modella ed è dura e anaffettiva, ma segretamente bisognosa di cure e attenzioni.

Grande sorpresa di questo film è la capacità trattare con grande senso dell’umorismo e sincerità mantenendo profondità e indagine psicologica e generazionale, argomenti tanti complessi come quelli legati all’emarginazione e alla sofferenza in cui questi due ragazzi vivono. Colpi di scena, umorismo e dialoghi graffianti sono la ricetta vincente di questa pellicola premiata come miglior film al Festival di Torino. Nehari si rivela autore intenso e solido e molto particolari sono anche la sua personalità e il suo modo di fare cinema. Regista di serie tv come “Kacha ze” (E’ così) in 12 episodi a 48 anni, compiuti lo scorso 12 maggio, egli ora si cimenta nel lungometraggio. Intervistato dal sito www.lab80.it egli rivela di “aver una propensione per le commedie eccentriche sebbene detesti le storie d’amore e sia terribilmente cinico” e quindi poco romanticismo in senso stretto ma molta introspezione e risate. Il regista ha proseguito sottolineando l’importanza che il  film “sia divertente” perché “cercare di commuovere il pubblico significa invocare la loro pietà”.

Da segnalare anche le esperienze professionali dei due giovani attori. Moon Shavit, a 31 anni è già affermata interprete anche lei proveniente dalla televisione e impegnata in produzioni originali come “Shtisel” dedicata al mondo haredi. Nitai Gvirtz 34enne oltre al cinema si dedica anche alla musica essendo anche compositore e musicista come nel film del quale ha scritto anche la sceneggiatura. Si tratta dunque di un ritratto inedito della società israeliana, di una riflessione schietta e diretta sul cosiddetto “male di vivere” che in Italia e nel mondo colpisce silenziosamente molte persone devastando loro e le loro famiglie.

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