Nella foto in alto, da sinistra a destra: Karin Goldberg, Einav Laser, Dr. Arseniy Lobov, Dr. Paola Antonello, Dr. Merav Shmueli e Prof. Yifat Merbl (al centro in nero). Crediti fotografici: Weizmann Institute
Michael Soncin
La studiosa presso il Weizmann, definita la “detective dei peptidi”, è stata premiata per l’individuazione di un meccanismo immunitario nascosto. Un’incoronazione significativa, ricevuta alla fine del 2025, vista l’ostilità che Israele ha dovuto affrontare verso gran parte delle comunità scientifiche internazionali
Yifat Merbl, immunologa dell’istituto Weizmann di Rehovot, è stata selezionata tra i 10 ricercatori più importanti per l’anno 2025, da poco conclusosi. La nomina da parte della prestigiosa rivista vuole evidenziare le ricerche più influenti e gli sviluppi più importanti che stanno plasmando il mondo.
«Non avevo idea che sarei stata selezionata finché non mi ha intervistata un giornalista di Nature, che mi ha informato della nomina», ha detto la studiosa al Jerusalem Post.
Le ricerche della biologa israeliana, sopranominata la “detective dei peptidi” riguardano il proteasoma, il complesso multiproteico – detto in gergo “il bidone della spazzatura” – che all’interno della cellula ha il compito di degradare le proteine danneggiate, mal ripiegate o che hanno completato la loro funzione e quindi non più necessarie. Degradando le proteine, il proteasoma le scompone in peptidi e poi in amminoacidi, come una sorta di “tritacarne”.
Dai “rifiuti” ai farmaci antimicrobici
Lo studio, che ha premiato la scienziata israeliana, riguarda la scoperta di un meccanismo immunitario nascosto, situato in questi piccoli frammenti, in cui vengono scomposte le proteine. Il gruppo di ricerca ha visto che questi frammenti cellulari sono in grado di colpire direttamente i batteri, causandone la rottura della membrana. Queste “sostante di scarto” sono quindi dotate di funzioni antimicrobiche, che potrebbero essere impiegate per lo sviluppo di nuovi farmaci.
La maggioranza delle proteine presenti nelle nostre cellule avrebbe almeno uno di queste categorie di peptidi, potenzialmente utili per distruggere le cellule batteriche, quando la proteina viene scomposta. Ancora più interessante, è aver notato che questi peptidi sono presenti in tutto il proteoma; perciò, all’interno di proteine che non sono necessariamente correlate alle funzioni immunitarie.

I risvolti concreti individuati dal laboratorio riguardano la risorsa inutilizzata di questi potenziali “agenti antimicrobici naturali”, un elemento prezioso che si collega alla minaccia globale dell’antibioticoresistenza. Nel complesso, la scoperta del nuovo meccanismo immunitario potrebbe essere d’aiuto per la comprensione di diverse patologie: da diagnosi più precise del cancro, fino all’individuazione di sistemi dell’allerta precoci per le malattie autoimmuni. «Esaminare il contenuto di questi “cestini della spazzatura” cellulari può rivelare dettagli sullo stile di vita della cellula e su ciò che accade al suo interno, difficili da scoprire con altri mezzi» ha spiegato la ricercatrice.
La chiave del successo? L’interdisciplinarità

Per i suoi studi, prima del riconoscimento da parte di Nature, Merbl ha ricevuto un anno fa il premio Rappaport per la ricerca biomedica, nella categorica Ricercatore promettente. Si tratta di uno dei premi scientifici più prestigiosi in Israele.
L’interdisciplinarità è la chiave alla base delle ricerche di Merbl. Nei suoi studi unisce biochimica, immunologia, biologia cellulare e modelli di animali in vivo. L’unione di differenti competenze permette di avere una visione globale su diverse patologie umane: dal cancro alle malattie infettive, fino a quelle neurodegenerative.
Il laboratorio guidato da Merbl è composto da 20 ricercatori e studenti, tra cui 11 donne, provenienti oltre che da Israele, da Cina, India, Russia, Austria e l’Italia.
La guerra con l’Iran
Lei, come altri scienziati, ha dovuto affrontare le conseguenze durante la guerra con l’Iran, quando lo scorso giugno dei missili balistici hanno distrutto numerosi laboratori del Weizmann, causando danni per svariati milioni di euro e cancellando anni di ricerca su malattie incurabili. Studi importanti, utili al servizio dell’intera umanità.
«Ero a casa quando il missile è atterrato. Ho agito in “modalità automatica” e mi sono ricordata che sarebbe potuta andare molto peggio. La direzione del Weizmann è stata straordinaria nella sua risposta, trovando nuove sedi per circa 50 laboratori demoliti, in modo che la scienza potesse continuare, anche in tempi di sfide così grandi».



