di Lia Mara
Il cuore di questa innovazione risiede nel superamento della fragilità intrinseca delle proteine terapeutiche, come l’insulina o gli anticorpi. Queste molecole, fondamentali per il trattamento di patologie che spaziano dal diabete alle malattie renali, possiedono una configurazione delicata che viene inesorabilmente compromessa dai processi digestivi se assunta per via orale.
Una svolta che in medicina potrebbe diventare rivoluzionaria, superando il concetto di farmaco come prodotto esterno al corpo e da somministrare. È quanto promesso da team di scienziati del Technion-Israel Institute of Technology di Haifa, che ha sviluppato una metodologia pionieristica che trasforma batteri innocui in vere e proprie “fabbriche viventi” capaci di operare direttamente all’interno dell’organismo umano. La ricerca portata avanti dal team israeliano, recentemente pubblicata dalla rivista Advanced Healthcare Materials, propone l’idea innovativa di una produzione endogena e dinamica del medicamento, interna al corpo del paziente.
“Siamo abituati a pensare che per introdurre un farmaco nell’organismo, esso debba essere prodotto in una fabbrica e poi somministrato tramite una capsula o un’iniezione – ha detto al Times of Israel il professor Boaz Mizrahi della Facoltà di Biotecnologia e Ingegneria Alimentare del Technion-Israel Institute of Technology, in un’intervista congiunta con il dottor Adi Gross, a capo dello studio -. Ciò potrebbe rappresentare una svolta nel mondo farmaceutico e un nuovo paradigma sia per la produzione che per il consumo di farmaci”.
Il cuore di questa innovazione risiede nel superamento della fragilità intrinseca delle proteine terapeutiche, come l’insulina o gli anticorpi. Queste molecole, fondamentali per il trattamento di patologie che spaziano dal diabete alle malattie renali, possiedono una configurazione delicata che viene inesorabilmente compromessa dai processi digestivi se assunta per via orale. Il sistema ideato da Boaz Mizrahi e dal suo team consente invece ai batteri di sintetizzare e secernere le proteine nella loro forma ottimale esattamente nel sito dove sono necessarie, garantendo che l’organo interessato riceva costantemente sostanze appena prodotte, pure e attive. “Le proteine sono molto fragili e la loro configurazione è fondamentale. Se ingerite, ad esempio, lo stomaco e l’intestino le trattano come cibo e le scompongono, rendendole inefficaci – hanno spiegato i ricercatori proseguendo nell’intervista-. Il nostro laboratorio è ispirato dalla natura e utilizza le conoscenze accumulate dalla natura nel corso dei secoli. Avevamo bisogno di qualcosa che potesse sia sintetizzare che secernere in situ, all’interno di un punto specifico del corpo, fornendo le condizioni ottimali per produrre e rilasciare agenti terapeutici”.
L’innovativo cerotto a micro-aghi
Un dispositivo tanto sofisticato nella concezione quanto semplice nell’utilizzo: un cerotto dotato di micro-aghi. È questa la tecnologia proposta per la nuova forma di trattamento proposta. Una volta applicato sulla cute, questo cerotto rilascia un tipo di batterio innocuo, il Bacillus paralicheniformis precedentemente modificato per secernere la proteina gamma-PGA, un agente cruciale nella guarigione delle ferite e nella mitigazione degli stati infiammatori. La nuova tecnica è stata ideata per essere del tutto indolore, poiché i micro-aghi penetrano negli strati dermici senza interferire con la rete nervosa o con l’apparato vascolare, dissolvendosi completamente nell’arco di appena due ore, senza lasciare tracce di trauma tissutale.
A proposito dell’estrema semplicità d’uso del dispositivo, Mizrahi ha sottolineato: “Si tratta del cerotto più semplice che si possa immaginare. È come un cerotto adesivo. Non provoca alcun dolore e, a differenza di un’iniezione, non richiede personale medico”. Una volta applicato sulla pelle, il cerotto penetra nello strato interno della cute e poi si dissolve. Non danneggia i nervi né i vasi sanguigni. All’interno del corpo, i batteri agiscono come una “fabbrica”, esattamente dove sono necessari. Sull’incertezza e sulla peculiarità della ricerca ha invece svelato: “Non sappiamo mai se funzionerà. Questo è parte del fascino”.
Oltre la somministrazione tradizionale dei farmaci
L’impiego dei “materiali viventi”, come suggerito dalla ricerca, offrirebbe vantaggi clinici ed economici senza precedenti. Poiché i batteri sono in grado di moltiplicarsi autonomamente all’interno del tessuto da trattare, una singola applicazione potrebbe garantire una copertura terapeutica per diversi giorni, abbattendo sensibilmente la frequenza delle dosi e i costi complessivi del trattamento. Inoltre, questa modalità “in situ” permetterebbe di veicolare proteine che altrimenti non risulterebbero assorbibili o eccessivamente sensibili all’esposizione nell’ambiente. “Questa tecnologia potrebbe presto offrire nuove speranze per il trattamento di gravi ustioni, ferite di guerra e malattie dermatologiche croniche come la psoriasi”, ha aggiunto Boaz Mizrahi, mentre la capacità di emulare la natura e utilizzare la sua saggezza intrinseca rappresenta non solo una vittoria tecnologica, ma un autentico cambio di paradigma che renderà le terapie più umane, autonome e profondamente integrate nei processi biologici del paziente.



