Contro l’Alzheimer

di Mara Vigevani

Si tratta di una vera e propria rivoluzione nel campo della medicina e della cura dell’Alzheimer. Arriva da Israele, dove un gruppo di ricercatori ha sviluppato un metodo di cura della malattia, non invasivo ed efficente. La malattia di Alzheimer sta raggiungendo proporzioni epidemiche in Europa. L’Europa occidentale ha la più alta percentuale di malati di Alzheimer (19% – oltre 10 milioni di europei) di tutte le regioni del mondo. E queste cifre sono destinate ad aumentare drammaticamente nel 2020, a causa del prolungamento della vita degli anziani in Europa – il settore in più rapida crescita in molti Paesi.

Tra il 6 e il 10 marzo la Neuronix presenta la propria ricerca sulla malattia durante un Congresso a Firenze. Il morbo uccide le cellule cerebrali, con conseguente significativo deterioramento della memoria e dell’intelletto, nonché fa comparire gravi problemi comportamentali. Oggi, l’Alzheimer è considerato la causa principale di demenza senile.

La società isrealiana ha sviluppato un dispositivo, che combina la stimolazione elettromagnetica con l’allenamento cognitivo gestito dal computer. «Si stimola il cervello a livello biologico e sul piano cognitivo», ha detto al Bollettino il CEO di Neuronix, Eyal Baror, affermando che questo doppio approccio crea benefici di più lunga durata. Il dispositivo consiste in una sedia contenente un sistema elettronico e il software, nella parte posteriore, e una bobina piazzata sulla testa. È stato testato su pazienti con demenza di Alzheimer da lieve a moderata, ma non completamente dipendenti. Il sistema viene sperimentato attualmente all’Harvard Medical School / Beth Israel Deaconess Medical Centre. I pazienti sono trattati per un’ora al giorno, cinque giorni alla settimana, per sei settimane. «Vediamo un miglioramento che dura 9-12 mesi e poi i pazienti possono tornare ed essere sottoposti di nuovo al trattamento», ha detto Baror.

Secondo Alvaro Pascual-Leone, direttore del Centro Berenson-Allen per la Stimolazione Cerebrale non-invasiva dell’ospedale, la stimolazione cerebrale – o la stimolazione magnetica transcranica – fa sì che una corrente molto bassa sia applicata ad una parte specifica del cervello. «L’applicazione nell’Alzheimer e in combinazione con la formazione cognitiva è innovativa», ha detto Pascual. Circa il 20 per cento dei pazienti ha un leggero mal di testa, ma non ci sono effetti negativi a lungo termine. Pascual-Leone, che è ricercatore principale nell’esperimento alla Harvard, ha detto che dei 12 pazienti allo studio, sei sono sottoposti al trattamento vero e proprio e tutti hanno mostrato un miglioramento cognitivo. «Il loro miglioramento è stato significativamente superiore alla media vista nei pazienti che assumono solo farmaci», ha detto.

Non è la prima volta che Israele si trova in prima fila nella ricerca sull’Alzheimer. Già da tempo è l’unico Paese al mondo che fa largo uso della marijuana medica per contrastare gli effetti dell’Alzheimer sui malati. La marijuana non può curare ma migliora la qualità della vita di molti malati.

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