Nella foto in alto, da sinistra: Irit Ben-Aharon, Nir London, Gilad Bachrach
di Michael Soncin
Ecco chi sono gli scienziati israeliani in prima linea nella lotta contro il cancro del colon-retto, malattia la cui incidenza è in aumento tra i giovani in generale e in particolare negli ebrei aschenaziti
Se prendiamo come campione gli Stati Uniti, stiamo assistendo ad un calo complessivo della mortalità per cancro negli individui sotto i 50 anni, mentre il cancro del colon-retto mostra una tendenza opposta: c’è un aumento dei casi e si sta verificando soprattutto nei più giovani. A riportarlo è il Jewish Telegraphic Agency.
Un esempio noto è stato il caso dell’attore James Van Der Beek, star di Dawson’s Creek scomparso di recente a 48 anni, a causa di questa malattia a due anni dalla diagnosi.
L’impegno dell’Israel Cancer Research Fund
Si tratta di un fenomeno che sta preoccupando la comunità scientifica internazionale e ha spinto l’Israel Cancer Research Fund a sostenere studi mirati per comprenderne le cause e migliorare diagnosi e cure. Secondo il direttore Alan Herman, la crescita dei casi mette in discussione le conoscenze attuali sui fattori di rischio e rende urgente lo sviluppo di nuove strategie di prevenzione e trattamento.
L’Israel Cancer Research Fund (ICRF), un ente senza scopo di lucro con sede a New York che sostiene la ricerca israeliana dedicata alla prevenzione, alla diagnosi e alla cura del cancro, è impegnato a comprendere le cause dell’aumento dei casi di tumore del colon-retto e a individuare possibili soluzioni
In prima linea nella lotta contro il cancro del colon-retto c’è un gruppo di scienziati israeliani che, ciascuno dall’alto delle proprie competenze, sta studiando da anni – grazie al sostegno dell’ICRF – una soluzione per comprenderne meglio le origini, individuando delle possibili terapie per poterlo un giorno sconfiggere.
Il fattore genetico rappresenta solo una piccola parte dei casi
Tra i ricercatori ritroviamo la dottoressa Irit Ben-Aharon, che studia i tumori gastrointestinali presso il Rambam Health Care Campus di Haifa. Le sue ricerche mostrano che solo una piccola parte dei casi è ereditaria, mentre il resto sembra legato a una combinazione complessa di fattori ambientali e biologici: tra questi vengono analizzati microbioma, l’esposizione a pesticidi e sostanze chimiche, oltre a possibili interazioni ancora poco chiare. Anche la maggiore incidenza negli individui di origine aschenazita viene osservata, pur non spiegando da sola l’aumento globale dei casi.
«Negli ultimi trent’anni si è registrato un aumento dei casi di cancro del colon-retto a insorgenza precoce, e non ne conosciamo ancora la ragione. Solo il 15-20% di questi casi è ereditario; il resto è comparso all’improvviso», ha affermato Beh-Aharon, che nello specifico si occupa dei tumori gastrointestinali a insorgenza precoce, dove affronta il tema della patogenesi, ovvero il processo attraverso il quale si sviluppa una malattia.
Terapie personalizzate per colpire la mutazione
Un altro filone di ricerca riguarda lo sviluppo di farmaci più efficaci e meno tossici. Il professor Nir London, del Weizmann Institute of Science, studia le mutazioni che rendono il cancro aggressivo e dipendente da specifiche proteine.
«Non tutti i tumori del colon-retto sono identici. La nostra attenzione è rivolta alla creazione di farmaci mirati a una particolare vulnerabilità presente in circa il 13% dei pazienti con questo tipo di cancro. Se questi trattamenti si riveleranno efficaci, offriranno forse una nuova speranza a centinaia di migliaia di persone», ha sottolineato London.
Uno degli obiettivi principali è la proteina chiamata KRAS. Quando è mutata, questa proteina rimane costantemente attiva, stimolando la crescita incontrollata delle cellule cancerose. Il laboratorio del professor London sta sviluppando molecole in grado di colpire in modo selettivo la sua variante, presente in una alcuni dei pazienti, con l’obiettivo di aprire la strada a terapie personalizzate più precise.
«Se una particolare cellula acquisisce questa mutazione, ha un’alta propensione a trasformarsi in una cellula cancerosa. Questi tumori diventano dipendenti dalla mutazione, quindi se si inibisce una proteina che presenta questa mutazione, si avrà un modo per mitigare la crescita del tumore. È un punto debole».
Dai batteri nuove basi terapeutiche
Un approccio ancora più innovativo è quello portato avanti dal ricercatore Gilad Bachrach, dell’Hebrew University of Jerusalem, dove insegna scienze odontoiatriche. La sua ricerca esplora il potenziale dei batteri come strumento per diagnosticare e trattare il cancro, inaugurando così il campo dell’oncobatteriologia.
Un batterio chiave è il Fusobacterium nucleatum, inizialmente studiato in ambito dentale e poi collegato al tumore del colon nel 2012. Questa scoperta ha aperto nuove possibilità terapeutiche, suggerendo che alcuni batteri si possono impiegare per colpire selettivamente le cellule tumorali. L’idea è affiancare chirurgia, chemioterapia e immunoterapia con strategie biologiche innovative basate sui microrganismi.
Nel complesso, mentre i casi di cancro del colon-retto continuano ad aumentare — con un incremento stimato della mortalità e una crescita particolarmente marcata tra i giovani — la ricerca punta a una svolta. L’attenzione è alta anche per le popolazioni geneticamente più predisposte, come gli ebrei aschenazitii, che presentano un rischio maggiore rispetto alla media.
«Sappiamo che i batteri sono coinvolti sia nella promozione del cancro che nella sua azione antitumorale. Ora la sfida è sfruttare i batteri per la diagnosi e la terapia del cancro», ha spiegato.
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