Bamba, lo snack israeliano che tiene lontano i bambini dall’allergia alle arachidi

Salute

di Stefania Ilaria Milani

bambaDa sempre, i genitori di bambini che sembrano essere a rischio di sviluppare un’allergia alle arachidi (raddoppiata negli ultimi dieci anni, oggi riguarda più del 2% dei bimbi statunitensi, è la principale causa di morte tra le intolleranze alimentari) preferiscono tenere i propri figli a rigida distanza da qualsiasi tipo di alimento possa contenerne una traccia. In questi giorni, invece, un importante studio suggerirebbe loro di fare esattamente l’opposto. Alcuni medici, infatti, hanno scoperto che l’esposizione precoce dei neonati (prima che compiano un anno) alla frutta secca può scongiurare l’avvento dell’allergia alimentare, aiutandoli a diventare tolleranti e riducendo, quindi, le possibilità di ammalarsi ben dell’81%.

I ricercatori del King College di Londra iniziarono ad interessarsi all’argomento dopo aver notato che i tassi della patologia immunitaria sono più alti tra i bambini ebrei residenti in Inghilterra, ai quali non sono stati dati spuntini come i Bamba (snack di farina di mais al sapore di noccioline) durante l’infanzia, rispetto ai loro coetanei israeliani.

Il Dr. Anthony Fauci, immunologo di fama mondiale e direttore dell’americano National Institute of Allergy and Infectious Diseases, ha definito tali risultati (pubblicati lunedì sul New England Journal of Medicine e discussi in una conferenza dell’American Academy of Allergy, Asthma and Immunology a Houston) “senza precedenti” e in un comunicato ufficiale ha dichiarato che “hanno il potenziale di trasformare il nostro approccio nei confronti della prevenzione.” Il suo Ente ha in parte finanziato la ricerca.

Comunque, è doverosa una precisazione: prima di essere sfamati con cibi “dannosi”, i piccoli coinvolti nell’indagine sono stati sottoposti a numerosi controlli, al fine di accertarsi che non patissero già un’intolleranza. Perciò, scoraggiamo madri e padri di bambini ritenuti a rischio a sperimentare questo metodo di cura senza aver precedentemente consultato un professionista.

«Inoltre, siccome i bimbi potrebbero ingerire le noccioline intere (correndo così il pericolo di soffocare), è più sicuro servirsi di burri, creme o simili», ha commentato Rebecca Gruchalla, specialista presso l’University of Texas Southwestern Medical Center di Dallas. «Per chi è provvisto di almeno un fattore di rischio (vedi genitori allergici), è consigliabile fare un test cutaneo tra i 4 e gli 8 mesi di età. Poi, se esso risultasse negativo, lo si dovrebbe avviare a prodotti contenti spagnolette, altrimenti è possibile tentare con una sorta di “food challenge” monitorata da un esperto.»

A differenza di molte altre allergie, quella alle spagnolette non la si perde col passare degli anni. Spesso è ereditaria, ma gli studiosi affermano che possa generarsi pure post partum e che il periodo di esposizione possa divenire un fattore ambientale determinante.

Lo studio

Vi hanno partecipato oltre 600 piccoli britannici, dai 4 mesi agli 11 mesi, considerati a rischio perché allergici a uova o perché portatori di eczema.

Previi test cutanei, i giovani pazienti sono stati disposti in due gruppi differenti: il primo, composto da 530 soggetti che non hanno mostrato alcun sintomo; il secondo con 98 casi di reazioni lievi che indicano che la malattia potrebbe trovarsi in via di sviluppo. In seguito, a una metà di ogni gruppo sono state vietate le arachidi, mentre all’altra metà è stato detto di consumarne settimanalmente.

Ecco gli esiti (quando i ragazzi hanno spento 5 candeline):

-Tra gli individui negativi alle analisi: solo nel 2% dei consumatori di spagnolette si è originata un’allergia, contro il 14% di sani.

-Tra gli individui positivi alle analisi: solo nell’11% dei consumatori di spagnolette si è originata un’allergia, contro il 35% di sani.

Eppure, diverse questioni rimangono ancora aperte. Per esempio: quante proteine provenienti da ​​noccioline deve assumere un bambino, e per quanto tempo, affinché riesca a evitare l’allergia? Se smette di mangiarne per un po’, la svilupperà? Lo stesso sistema funzionerebbe anche per latte, uova e noci?

«Poiché i nostri risultati sono così convincenti e il problema della crescita dell’allergia alle arachidi è preoccupante, nuove linee guida dovrebbero essere presto presentate da parte dell’American Academy of Pediatrics (le attuali, rifiutate nel 2008 per mancanza di prove, raccomandano di non mangiarne sotto i 3 anni)», scrive il Dr. Hugh Sampson del Mount Sinai Hospital di New York.

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