di Pietro Baragiola
La miniserie, in onda il 27 e 28 gennaio, racconta la storia di Matteo Prati direttore dell’ospedale Fatebenefratelli che inventò che nell’ospedale c’era un virus altamente contagioso, “Morbo K”, per tenere i nazisti lontani dalle corsie dell’ospedale e proteggere chi vi cercava rifugio.
In occasione della Giornata della Memoria, martedì 27 gennaio debutta su Rai 1 Morbo K: chi salva una vita salva il mondo intero, la nuova miniserie in due puntate diretta da Francesco Patierno.
Questa nuova fiction si ispira ad una delle pagine meno conosciute dell’occupazione nazista a Roma: la creazione di un morbo fittizio, ideato da medici coraggiosi per fermare la deportazione degli ebrei.
“È importante raccontare questo genere di storie inedite perché tante vicende del passato sono un’opportunità per capire il presente” ha spiegato Patierno durante la presentazione della serie. “Questo progetto ci sta molto a cuore anche perché contiene l’ultima e toccante interpretazione del nostro caro Antonello Fassari, venuto a mancare lo scorso aprile.”
La storia dietro la fiction

Morbo K è ambientata nella Roma del 1943, una città che vive giorni di crescente paura a causa dell’occupazione nazista.
Ad alimentare questo clima di terrore è il colonnello delle SS Herbert Kappler (Christoph Hülsen) che offre alla comunità ebraica romana un ultimatum: “consegnateci cinquanta chili d’oro entro ventiquattr’ore ed eviterete la deportazione”.
In risposta a questa richiesta tanto assurda, il professor Matteo Prati (Vincenzo Ferrera), direttore dell’ospedale Fatebenefratelli sull’Isola Tiberina (nella realtà si chiamava Giovanni Borromeo) , ha un’idea tanto audace quanto rischiosa: inventare la storia di un virus altamente contagioso, chiamato “Morbo K” – un rimando agli ufficiali nazisti Kesselring e Kappler –, per tenere i nazisti lontani dalle corsie dell’ospedale e proteggere chi vi cercava rifugio.
I rifugiati ebrei vengono così ricoverati in un reparto di isolamento creato ad hoc e quando i soldati tedeschi arrivano per ispezionare la struttura, vengono messi in guardia dal rischio di contagio. Il timore fa il resto: nessuno entra.
La serie restituisce il clima di tensione costante, il peso delle scelte e il rischio quotidiano corso da chi ha partecipato alla Resistenza senza violenza e senza armi ma solo con coraggio e astuzia. Un eroismo discreto fatto di camici bianchi e silenzi necessari.
Personaggi e intrecci
Accanto alla dimensione storica, Morbo K costruisce anche un racconto umano inserendo linee romanzate come l’incontro tra lo studente di medicina Pietro Prestifilippo (Giacomo Giorgio), coinvolto nell’inganno, e la giovane artista ebrea Silvia Calò (Dharma Mangia Woods). La loro storia d’amore, fragile e pericolosa, attraversa la serie come una linea intima che si intreccia con gli eventi storici collettivi.
Sul fronte opposto, la figura di Kappler incarna la razionalità spietata dell’occupazione: sospettoso, metodico, sempre più vicino a scoprire la verità. La tensione continua a crescere nella trama dei due episodi fino alla data che segna una ferita indelebile nella storia di Roma: 16 ottobre 1943.
“Ciò che spero si possa evincere da questa storia è mettersi nei panni dei ragazzi e uomini di quell’epoca e chiedersi se, in quella condizione, si sarebbe arrivati al punto di rischiare la propria vita” racconta Giacomo Giorgio.
Morbo K va in onda alle 21.30 su Rai 1 ed è disponibile anche in streaming su RaiPlay. Una storia di finzione che nasce dalla realtà, ricordando come anche nei momenti più bui il coraggio possa assumere forme impreviste. A volte, persino quella di una malattia che non è mai esistita.
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