di Ilaria Myr
«In tempi così difficili per l’antisemitismo e un rifiuto sempre più diffuso della memoria della Shoah, è ancora più necessario fornire dei prodotti di grande qualità che parlino a un pubblico più ampio possibile. In un momento in cui nel dibattito politico e culturale si confonde tutto e si minimizza anche questa immane tragedia, chi come noi che si occupa di cinema e film ha il dovere di fare chiarezza: non per rispondere o difenderci, ma per mostrare, grazie alle testimonianze dei sopravvissuti raccolte negli anni, quello che è stato». Questo significa fare Memoria oggi per Ruggero Gabbai, regista e fondatore della casa di produzione Forma International, che nei decenni ha realizzato alcuni film sul tema delle deportazioni dall’Italia e della Shoah, dando vita negli anni ’90, in collaborazione con il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC,) all’Archivio della Memoria: più di 400 ore di interviste ai deportati italiani ad Auschwitz, confluite nel film Memoria del 1997, presentato anche al Festival del Cinema di Berlino.
Da allora Gabbai ha prodotto Il viaggio più lungo, sulla deportazione degli ebrei di Rodi (2013), La razzia. Roma, 16 ottobre 1943 (2018), Kinderblock – L’ultimo inganno (2020), sulla storia di Andra e Tati Bucci e del cugino Sergio De Simone, Il respiro di Shlomo, dedicata alla figura di Shlomo Venezia, e Liliana (2024), in cui ai video di trent’anni fa si aggiungono le interviste ai figli e alla stessa sopravvissuta, che ripercorre oggi con la sua chiarezza e sincerità la sua vita. (Tutti i film sono disponibili su RaiPlay).
«Lo abbiamo di recente proiettato al Centro di cultura italiana a New York, e prima a Mosca, San Pietroburgo, in Australia, a Pechino, Ottawa, Montreal, riscuotendo sempre grande interesse – commenta Gabbai -. Prima ancora abbiamo ottenuto un grande successo qui in Italia: prima è stato distribuito in 280 sale in tutta Italia da Lucky Red, nel gennaio di quest’anno, e, poi, in aprile, su Raitre. Era appena morto Papa Francesco e la programmazione era dedicata al Pontefice, ma nonostante ciò abbiamo raggiunto 900.000 spettatori, raddoppiando i risultati medi del sabato sera del canale. E ad aprile l’ambasciata italiana di Tel Aviv lo presenterà per Yom ha Shoah in Israele, anche al Museo di arte».
È proprio in seguito all’uscita di Liliana e al successo che ha ottenuto che la Rai ha chiesto a Gabbai di realizzare un altro documentario sulla memoria dei sopravvissuti italiani alla Shoah e la scelta del regista è caduta inevitabilmente sulla storia di Nedo Fiano.
«Nedo è uno dei testimoni che ha parlato di più, andando in 1500 scuole e testimoniando anche nei luoghi della detenzione – spiega il regista -. Volevo però questa volta coinvolgere i suoi figli e i nipoti, che da sempre mantengono viva la memoria famigliare, creando una sorta di dialogo fra le generazioni, partendo dalla storia di Nedo, ma riflettendo anche sul contemporaneo».
La produzione, coadiuvata dallo storico Marcello Pezzetti, ha quindi fatto riprese a Firenze, Fossoli, New York, Stuthoff (Danzica), Stoccarda e Buchenwald (Weimar): tutti luoghi, questi, importanti nella vita di Nedo, in alcuni dei quali la troupe si è recata con qualcuno della famiglia Fiano.
«Sicuramente faremo delle riprese anche alla Rsa Arzaga, dove Nedo ha passato gli ultimi anni della sua vita. Lì lui non aveva più memoria, Ma per noi è invece fondamentale mantenere questa sua memoria e non dimenticarla, soprattutto perché oggi la memoria viene strumentalizzata e vanificata. Il film su Nedo Fiano vuole anche affrontare questo tema allargando lo sguardo sul significato e l’insegnamento della Shoah.
Il film dovrebbe essere pronto per marzo-aprile 2026; il titolo e la data di uscita devono essere concordati insieme a Rai Cinema.



