Gillo Dorfles racconta Paola Levi Montalcini

di Michael Soncin

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Gillo Dorfles

È stata una della più grandi artiste del Novecento e ha dedicato la sua vita con rigore e passione alla pittura e alla scultura. Così Gillo Dorfles, critico di livello internazionale, ricorda l’artista Paola Levi Montalcini (Torino 1909 – Roma 2000), sorella gemella della scienziata Rita e nota pittrice scomparsa nel 2000. Ed è con le parole contenute nel suo ultimo libro, Gli artisti che ho incontrato (Skira, 42 euro) che il professore vuole rispondere quando gli chiediamo cosa più si sente di dire al Bollettino sull’artista.

«Si veda, ad esempio il caso delle Lettere: sono dipinti, soprattutto tempere, dove il colore è quanto mai castigato, composizioni in bianco e nero che si valgono di velature e di spessori chiaroscurali, dove campeggiano – quasi araldici emblemi – alcuni segni che sono e non sono le lettere dell’alfabeto: d’un alfabeto ad uso personale dell’artista, primordiale e
magico. Queste Lettere nella loro urgenza comunicativa, stanno a rappresentare uno dei momenti più importanti nella vicenda   pittorica dell’artista e meritano d’essere attentamente considerate. Alcuni motivi ricorrenti più volte come quelli di labirinti magici di trecce e spirali, di cifrari astrali, di alfabeti occulti, che forse potremmo riconoscere in talune di queste immagini criptiche, debbono, comunque, essere accettati soltanto per quello che la loro veste metaforica lascia intendere (appunto come una metafora non può venire analizzata e sezionata oltre un certo limite a rischio di venir tosto a morire): intendere, cioè, non già concettualmente, non già in maniera razionale e logica, ma solo come suggerimento e spunto per una più vasta rete di associazioni visive e intuitive che non spetta la critico – e neppure all’artista – di maggiormente chiarire, che costituiscono il sancta sanctorum d’ogni vera e autentica creazione».

Da sinistra, Paola Rita Levi Montalcini insieme alla sorella Rita

Da sinistra, Paola Rita Levi Montalcini insieme alla sorella Rita

Paola fu allieva assieme a Carlo Levi e molti altri di Felice Casorati e apprese da lui il modus operandi architettonico e geometrico. Parigi, città alla quale era legata, esercitò una forte influenza insieme ad altri elementi sulla sua formazione. Il suo percorso artistico iniziò con un periodo figurativo nel periodo precedente alla seconda guerra mondiale. In quanto ebrea, durante la guerra, si nascose a Firenze. Credeva di non poter più riprendere a dipingere e disse che non avrebbe più potuto esprimersi attraverso le tecniche precedenti. Iniziò così il suo periodo astratto. Paola aveva molta stima di Gillo Dorfles, tra l’altro fondatore del MAC (movimento Arte concreta), ed è proprio con il MAC che esporrà il quadro La città che cammina 1953, che raffigura la marea di persone viste dalla finestra dell’abitazione di Firenze dove si era nascosta nel ’44. De Chirico, nel suo libro dedicato a Paola, così dice: “Paola si presenta così, spoglia d’ogni debolezza femminile, d’ogni facilità e d’ogni superficialità”. Dalle parole della sorella Rita è doveroso ricordare che era disinteressata al vantaggio economico che poteva ricavare dalla sue creazioni e ancor più indifferente verso la fama. Di Paola Levi Montalcini si parla anche nel “Dizionario della Pittura e dei Pittori” del noto critico ebreo Gombrich.

Risulta spontaneo chiedere al prof. Dorfles se non ritiene che Paola meriterebbe una mostra e un catalogo antologico al fine di farla conoscere meglio. La risposta è chiara: ci dice subito con un tono sicuro e deciso, senza pensarci, che lo meriterebbe senz’altro. Non a caso così ne parla nel ’58: “Credo, Paola ha saputo, come pochi altri, rigenerare il suo linguaggio, d’una proiezione inconscia, dunque, divenuta consapevole e impaginata da quella ragionevolezza compositiva che rimane comunque alla base d’ogni migliore creazione umana”.

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