di Murilo Cambruzzi
In zona Solari si trova, dal 26 giugno 1925, una via dedicata a Prospero Moisè Loria, nato il 7 aprile 1814 nel ghetto di Mantova, il quarto dei sei figli di Leon Donato Loria e Zeffora Ariani, figlia del rabbino capo di Mantova. Loria cresce in un ambiente filantropico: la comunità ebraica di Mantova, in quel periodo, gestiva le Pie Case Israelitiche di Ricovero e d’Industria, ossia istituti assistenziali comunitari che sostenevano i bisognosi, gli anziani e offrivano formazione e posti di lavoro a giovani socialmente svantaggiati, di cui la sua famiglia era sostenitrice.
Le relazioni tra cattolici ed ebrei a Mantova erano difficili. Gli ebrei erano stati cacciati dal duca Vincenzo Gonzaga nel luglio 1630, per poi essere riammessi in città lo stesso anno. Nel 1824, la comunità fu accusata di omicidio rituale dopo la scomparsa della giovane Angela Cambi. Nel 1842, il fratello di Prospero, Salomon Aron, schiaffeggia un cattolico in un caffè in centro a Mantova, dopo un diverbio. Salomon rimane in arresto per 12 giorni, e nel frattempo giovani cattolici organizzano rappresaglie contro gli ebrei.
Nel 1837 Loria si trasferisce a Trieste, città che aveva un’intensa vita economica e dove gli ebrei non vivevano separati dal resto della popolazione. Lì i fratelli Loria si dedicano al commercio. Questo porterà Moisè ad Alessandria d’Egitto, luogo in cui diventa un importante imprenditore.
Rientra in Italia nel 1862 e va a vivere a Milano, una città in piena trasformazione. Loria investe pesantemente in titoli pubblici e poi nell’urbanistica della città. Nel 1867 L’Educatore Israelita informa che Prospero ha donato 165 lire «da erogarsi in perpetuità nella somministrazione della minestra agli alunni dell’Asilo infantile di S. Celso».
Loria è stato un uomo molto riservato e allo stesso tempo molto generoso: alla sua morte, lascia dieci milioni di lire per la costituzione della Società Umanitaria a Milano, fondazione tuttora attiva. È inoltre l’ideatore dei Quartieri popolari dell’Umanitaria, dove vivere, lavorare, istruirsi (al 40 di via Solari c’è ancora oggi un esempio vivente). Muore il 28 ottobre 1892 e riposa al reparto israelitico del Cimitero Monumentale di Milano.



