Lettera aperta a tutti quanti hanno a cuore le sorti della nostra scuola

Opinioni

di Andrea Atzeni

 

Al Ministero dell’Istruzione e del Merito

Spett. Ministero,

l’ondata di cieca animosità dilagata al seguito del pogrom del 7 ottobre di due anni fa ha subito lambito anche le nostre scuole, che sono spesso diventate teatro di disinformazione e di pregiudizio a senso unico, benché sul piano formale siano impegnate a combatterli.

La situazione sembra essere completamente sfuggita di mano quest’estate. Alle solite manifestazioni di studenti esaltati e di qualche docente sconsiderato si sono infatti aggiunte, a opera di alcuni dirigenti, iniziative tali da incrinare in profondità il prestigio dell’istituzione scolastica. Mi limito a ricordare di seguito tre episodi che hanno trovato spazio sulla stampa.

A fine maggio sulla facciata dell’istituto comprensivo Giuliana Saladino di Palermo è stata autorizzata l’esposizione di un lenzuolo “per chiedere la fine del bombardamento israeliano su Gaza”. Il mattino del 29 maggio centinaia di studenti sono stati condotti a formare un “girotondo rumoroso” attorno a tutti i plessi scolastici ubicati nel quartiere Cep “trasformando l’ora di lezione in una manifestazione per la pace”.
Il dirigente scolastico, Giusto Catania, ha dichiarato: “Il lenzuolo sta diventando simbolo della sofferenza del popolo palestinese. La nostra scuola è storicamente schierata contro ogni forma di violenza e prevaricazione. Non si può rimanere in silenzio davanti al massacro di 50 mila palestinesi, tra cui 15 mila bambine e bambini che avevano l’età dei nostri alunni”.
Il dirigente sostiene dunque che la sua scuola sarebbe “storicamente schierata contro ogni forma di violenza e prevaricazione” tuttavia di fatto si volge solo al Medio Oriente e scorge solo la “sofferenza del popolo palestinese” addebitandola a inconsulti bombardamenti israeliani, non vede gli israeliani massacrati e rapiti e tuttora sotto attacco, ignora gli aguzzini che ancora non hanno deposto le armi, nega all’aggredito il diritto di difendersi, ne spaccia la reazione per un “massacro”, riporta i fantasiosi numeri dei caduti forniti dagli stessi terroristi, neppure distingue tra vittime civili e uomini in armi, omette che persino le scuole sono impiegate dal regime islamista a scopo bellico facendone dei legittimi obiettivi militari. Il dirigente impone alla facciata di un pubblico istituto il simbolo di una battaglia ideologica ipocritamente travisata da richiesta di pace, sacrifica l’orario di lezione per una uscita di propaganda costringendo i giovanissimi alunni non solo a subirla ma a farsene parte attiva mentre dovrebbero frequentare la scuola dell’obbligo.

Il 23 luglio il dirigente Marco Dalbosco del liceo Galileo Ferraris di Taranto ha pubblicato una circolare scolastica (n. 717) con la quale sottoscrive affermazioni ancora più gravi: “La guerra è di per sé nefanda […] Ma, ecco, ci sono situazioni in cui la sproporzione di valore tra ‘noi’ e gli ‘altri’ diviene abnorme: […] questo accade ogni volta che gli ‘altri’ sono rappresentati come non-uomini, e in qualche modo ridotti a Untermenschen (Sottouomini). Quest’ultimo fu un termine caro ai Nazisti, ma purtroppo lo troviamo applicato, come principio fondatore di prassi disumane, in diversi altri contesti storici, che ben presto, inevitabilmente, hanno assunto il carattere di matrice di un genocidio […] I numeri degli uccisi di Gaza, ormai tendenti all’enorme cifra di 100.000 morti su una popolazione di circa 2 milioni (e dietro ad ogni ‘unità’ assassinata sta un povero essere umano come me e come voi); e i numeri della moltitudine immensa dei feriti orrendamente nel corpo e nella psiche, sono il frutto mortale di una cultura intrisa di disuguaglianza estrema, purtroppo profondamente radicata nell’Israele di oggi, in base alla quale, stando anche alle dichiarazioni rilasciate da molte autorità politiche e riportate dalla stampa internazionale, sembrerebbe di poter dire che per molti abitanti di quel Paese ‘l’unico Palestinese buono è il Palestinese morto’. Quella ‘cultura’ intrisa di disuguaglianza estrema è una peste sempre pronta a risorgere tra gli umani: oggi, mentre noi siamo vivi e assistiamo costernati e i nostri Governi dovrebbero intervenire a soccorso ma non lo fanno, quella cultura alligna nella prospera terra dello Stato sorto per ospitare proprio i perseguitati della Shoà – genocidio che ogni anno ricordiamo il 27 gennaio – molti dei quali, però, da discendenti delle vittime si sono trasformati in zelanti carnefici di un nuovo Sterminio: sotto i nostri occhi”.
Il dirigente insomma omette i nomi dei veri responsabili del conflitto, accusa gli israeliani di infliggere oggi ai palestinesi le sofferenze che gli ebrei subirono in passato dal regime nazista, attribuisce loro addirittura ideologie razziste e sterminazioniste, evoca la trita leggenda che Israele sarebbe nato proprio per ospitare i sopravvissuti dalla Shoah, diffonde cifre spropositatamente gonfiate circa il numero dei caduti palestinesi, che spaccia tutti per dei poveri innocenti qualunque, arriva a blaterare con sicumera di un fantomatico genocidio palestinese in atto e pretende persino di sollecitare il nostro governo a intervenire contro Israele. Il tutto tramite una comunicazione scolastica ufficiale.

A partire dal 28 luglio Maurizio Primo Carandini, dirigente dell’Istituto Comprensivo Paolo e Rita Borsellino di Valenza (AL), ha dedicato un’ora di ogni giornata lavorativa estiva alla “commemorazione dei bambini morti o affamati nella Striscia di Gaza. L’iniziativa prevede la presenza quotidiana del dirigente, dalle 8.30 alle 9.30, nel cortile dell’istituto scolastico, accanto alla lapide che ricorda la Liberazione della città e alle pietre della Memoria dedicate ai giovani partigiani della Banda Lenti. Carandini vi si recherà con un banco e una sedia, e metterà a disposizione alcune sedute per chiunque desideri confrontarsi o riflettere sulla situazione”. Ha dichiarato: “Sarò lì con loro per testimoniare lo sdegno di uomo dello Stato contro l’indifferenza del mondo intero. Scuola e istituzioni non possono e non devono voltarsi dall’altra parte”.
Il dirigente quindi manifesta cordoglio per i caduti di una sola parte, ignora cause e circostanze di quelle morti, allude anche alla inesistente carestia di Gaza, impiega degli spazi scolastici e una propria ora lavorativa quotidiana per fare quattro chiacchiere in cortile su temi di attualità con chiunque ne abbia voglia. Un’ora per la quale ogni giorno presumibilmente sarebbe pagato dal contribuente per stare in presidenza a svolgere il proprio lavoro.

È ormai trascorso più di un mese da queste vicende mentre altre sono forse sfuggite alle cronache, eppure non è circolata alcuna notizia a proposito di auspicabili reazioni da parte degli uffici scolastici. Ora che inizia il nuovo anno scolastico sarebbe della massima urgenza intervenire nei modi più opportuni anche per scongiurare il prevedibile rinnovarsi della campagna d’odio nel mondo della scuola. Il perdurare del silenzio non fa che accrescere una comprensibile apprensione.

Una chiara replica da parte di codesto Ministero non potrà mai arrivare troppo presto.

Cordiali saluti,
Andrea Atzeni

 

 

Foto in alto: Marco Dalbosco del liceo Galileo Ferraris di Taranto