Gli intellettuali contro Magdi Allam

Opinioni

La rivista Reset dedica l’apertura del suo ultimo numero di luglio-agosto 2007 a Magdi Allam. Il suo ultimo libro Viva Israele; con il suo linguaggio diretto e le accuse rivolte a professori dell’università non è piaciuto.

Giancarlo Bosetti, direttore responsabile della rivista Reset, si riserva l’Editoriale “Missionari pericolosi” per un attacco a Ayaan Hirsi Ali e Magdi Allam; alla prima rimprovera di pensare che ”le donne di un quarto del mondo si possano liberare dall’oppressione autoritaria dei maschi solo quando si libereranno dall’islam” e il secondo identifica “Israele come principio di vita e l’islam come humus del principio di morte” e per questo lo assimila a “un pompiere sul luogo dell’incendio con gli idranti caricati a benzina”. Gli interventi critici sono accompagnati da “un documento sottoscritto da centinaia di studiosi e intellettuali del più diverso orientamento che criticano Allam per il suo «giornalismo tifoso» e difendono i bersagli dei suoi attacchi, indicati come complici del terrorismo”.

Gli interventi, tutti apparentemente misurati, sono nella sostanza un attacco ad personam contro Magdi Allam anche se vi sono dei tentativi di operare una critica all’opera.

Giancarlo Bosetti fa finta di recensire il libro di Magdi Allam, ma ne recensisce un altro, “Diario dall’Islam” uscito cinque anni fa. Bosetti ignora Allam, lo irride, gli chiede scusa per essersene occupato in ritardo. Bosetti non ammette di conoscere Allam: pessimo esempio di convivenza quando viene auspicata da Bosetti. Ignorarlo, dire non esisti più da 5 anni, è un modo per esprimergli un’avversione mortale, forse peggiore delle accuse al vetriolo di Allam.

David Bidussa, l’unico ad occuparsi del libro, solleva un rilievo interessante, sostiene che Magdi Allam commette un errore di omissione non parlando di alcuni problemi di Israele – la popolazione russa immigrata, la renitenza alla leva, l’emigrazione da Israele. Le omissioni dei critici di Allam sono ancora più interessanti. Nessun altro parla del contenuto del libro, cioè del giornalismo sul campo: cercare testi, tradurli, raccontare fatti. Il giornalismo sul campo è faticoso e poco remunerativo. Almeno va riconosciuto a Magdi Allam il lavoro eccellente svolto, sempre con materiale di prima mano.

Stranamente la stessa accusa rimbalza da uno schieramento all’altro: errore di omissione. Resta diversa la valenza dell’omissione. La colpa che Allam rimprovera a degli arabisti è di aver eluso il loro compito: non hanno tradotto quello che leggevano, non hanno spiegato il pensiero e gli insegnamenti del mondo jihadista; forse temevano di tradire il mondo che amano e che studiano con passione. Evidentemente alcuni non hanno saputo sviluppare la capacità critica e così si sono resi colpevoli di collusione con le frange del mondo jihadista.

Alcuni testi sono accompagnati dal doveroso riconoscimento che Allam vive segregato e sotto scorta per le sue denunce ed i suoi servizi giornalistici; questo ingenera fastidio perché l’affermazione è di circostanza, quindi falsa e noiosa.

Massimo Campanini presenta come mito che Israele nel 1948 fosse debole e inerme e offre in alternativa l’immagine odierna degli arabi privati dell’acqua e del lavoro ad opera dell’occupazione israeliana, senza dire che proprio i servizi sono assicurati da Israele: acqua, elettricità, telefoni, dogane. Effettua anche una rivisitazione dell’ideologia dei Fratelli Musulmani il cui programma sarebbe solo quello di formare l’uomo musulmano e la famiglia musulmana. In pratica riscrive una storia alla rovescia in cui l’islam contemporaneo è una realtà molto più multiforme e sfaccettata con i Fratelli Musulmani non violenti e accomodanti. L’assassinio di Saddat forse esula da questa analisi e per questo non viene neppure menzionato.

Kalid Chaouki rimpiange il giornalista Magdi Allam di Repubblica e non lo riconosce più ora che scrive per il Corriere della Sera.

Amara Lakhous attribuisce alla Fallaci la moda per cui: “per fare l’esperto di islam non è necessario parlare l’arabo o il farsi o l’urdu e nemmeno conoscere bene qualche paese musulmano”. Quando Allam parla come l’esperto, viene purtroppo messo a tacere. Dove sono gli esperti del mondo arabo che lo spiegano agli italiani e ne parlano e che ci dicono che il 75% delle masse musulmane sono giovani con meno di 17 anni?

Tutto questo naturalmente fa da corollario al documento sottoscritto da centinaia di intellettuali e professori universitari per mettere all’indice Magdi Allam. Non sottoscrivo la petizione a favore di Allam, perché penso finiti i tempi dei dictat e delle verità a cui bisogna aderire anche se non sono completamente le nostre, ma per spirito di corpo. Penso che la messa all’indice di Magdi Allam rappresenti un punto di merito per lui, ma soprattutto rappresenta un punto di grave involuzione della politica nel mondo.

Fin quando la politica verrà intesa come contenimento della presenza israeliana nel mondo e libera fioritura dell’espansionismo arabo sarà difficile che venga avviato un processo di pace. Quelli che gridano più forte al fuoco al fuoco sono i veri incendiari che operano per allontanare la pace in medio oriente ed esprimono quella politica europea dannosa per la pace e la convivenza.