Abraham B. Yehoshua

A ciascuno il suo mestiere: perché un grande scrittore come A. B. Yehoshua si ostina a parlare (a vanvera) di politica?

Opinioni

di Angelo Pezzana

[La domanda scomoda] La strada più breve per arrivare a una dittatura è quella lastricata dalle ideologie che si richiamano all’utopia, l’avevamo studiato sul testo di Daniel Bell The end of Ideologies adottato quale libro di testo il primo anno di Scienze Politiche dal professor Norberto Bobbio nell’anno 1958. Un libro che ha molto da insegnare ancora oggi, a giudicare dai regimi che nel secolo scorso si sono affermati nel nome di una utopia rivoluzionaria, trasformatasi come era prevedibile in spietata dittatura.

Una lezione che ha insegnato ben poco, a giudicare dall’attrazione che suscita ancora oggi. I più colpiti sono gli scrittori, affascinati dalle storie che poi entreranno nei loro romanzi, trasformate in verità storiche. Uno dei più prolifici è Abraham B. Yehoshua, tra i più famosi scrittori israeliani, che accanto alle trame accattivanti frutto della sua straordinaria fantasia, ha collezionato una seconda professione, quella dell’esperto in previsioni politiche. Analisi appassionate, tutte a lieto fine, la soluzione a portata di mano dei tanti problemi solo che i governi del suo Paese le avessero applicate. Si era innamorato dello slogan “due popoli, due Stati”, Israele e Palestina – per anni, enunciata così, senza entrare nel merito, o sottovalutando i pericoli che uno dei due Stati rappresentava per l’altro- aveva conquistato molti consensi non solo fra i suoi lettori. Dopo anni, oltre che estimatore delle teorie utopiste, si rese conto della impossibilità di trasformare lo slogan in una sua realizzazione, decise di abbandonarlo.

Ma senza una utopia ABY non sa vivere, ecco il secondo innamoramento, “un solo Stato per due popoli”, messo in pratica a Palermo, dove è stato accolto con gli onori che sicuramente merita, tra i quali –appunto-una laurea honoris causa in Scienze filosofiche e politiche, presenti il sindaco, che non perde mai una occasione per schierarsi dalla parte degli avversari di Israele, e l’Assessore alla cultura, che ABY ci informa vivere a Palermo da anni “pur essendo palestinese originario della Galilea”, parla italiano e ebraico fluentemente. Si sono subito piaciuti, al punto che ABY ha scritto “avrei voglia di strapparti via da qui e di portarti in Israele-Palestina, la nostra patria comune, se riesci ad amministrare la vita culturale di Palermo, potresti fare lo stesso a Haifa o a Tel Aviv. Ma chi te lo permetterebbe? Palermo, poi, potrebbe diventare la capitale di una unione mediterranea, come Bruxelles lo è dell’Europa politica”. L’utopia rende ogni soluzione possibile. Un conflitto che dura da più di cent’anni, che prevede la scomparsa dello Stato di Israele, incluso nello statuto di Hamas, che sarebbe già al potere, se solo venissero indette le elezioni tra Territori e Gaza, non entra nel quadro dipinto di rosa da Yehoshua, essendo l’intero spazio occupato da utopia. Per chi volesse leggere l’intero articolo, è uscito sulla Stampa del 7.10 scorso. Oltre che lettore, anche da buon amico, vorrei chiederti, caro Yehoshua: non credi che la pace si raggiungerebbe prima se i Paesi oggi nemici di Israele la smettessero, riconoscendone l’esistenza? Forse è una utopia anche questa, ma a fin di bene, quindi dovrebbe piacerti.

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