Storia dell’antisemitismo e delle sue interpretazioni: un nuovo testo

Libri

di Anna Balestrieri
Da venti anni Mazower insegna alla Columbia University. La vivace, appassionata, raramente violenta contrapposizione nel campus tra filo-palestinesi e filo-israeliani del dopo 7 ottobre e della guerra di Gaza con la repressione che ne è seguita hanno spinto l’autore a ricostruire la storia dell’antisemitismo e delle sue interpretazioni. Secondo alcuni, fenomeno unico, per la peculiare vicenda del popolo ebraico.

 

“Parole come armi”, titola un capitolo del testo uscito negli Stati Uniti nel settembre 2025 e rapidamente apparso in edizione italiana. E antisemitismo, antisionismo, appaiono oggi armi in un dibattito infuocato che percorre i media, l’opinione pubblica, l’università.

Mazower è un autorevole storico britannico (nonni paterni ebrei orientali di cultura yiddish e simpatie bundiste), specialista della storia dei Balcani e della Grecia. I lettori italiani hanno apprezzato Salonicco città di fantasmi. Cristiani, musulmani ed ebrei tra il 1430 e il 1950 (Garzanti 2007), un ritratto della città multietnica, culla della diaspora sefardita fino alla Shoah.

Da venti anni Mazower insegna alla Columbia University. La vivace, appassionata, raramente violenta contrapposizione nel campus tra filo-palestinesi e filo-israeliani del dopo 7 ottobre e della guerra di Gaza con la repressione che ne è seguita hanno spinto l’autore a ricostruire la storia dell’antisemitismo e delle sue interpretazioni. Secondo alcuni, fenomeno unico, per la peculiare vicenda del popolo ebraico. Secondo altri, intolleranza e pregiudizio con tratti di somiglianza con altre storie di razzismo e persecuzione, come quelle contro i neri, i musulmani, i rom, ecc.

Dopo la Shoah, l’antisemitismo è diventato politicamente tabù in un’Europa in larga parte svuotata dei suoi ebrei, pur persistendo il pregiudizio popolare.

L’avverarsi del sogno sionista, l’edificazione dello stato di Israele come stato nazione del popolo ebraico, il conflitto israelo-palestinese, hanno mutato radicalmente il quadro precedente la Seconda Guerra Mondiale.

La Shoah è diventata elemento identitario dello stato ebraico. L’ostilità, anche la critica alla politica israeliana, è stata vista come minaccia alla sopravvivenza stessa dell’ebraismo e quindi di fatto antisemite.

Gli ultimi decenni, con l’avvento della destra al governo di Israele, lo sfumare delle prospettive aperte con il trattato di Oslo, hanno determinato il sostegno allo stato di Israele da parte di forze politiche di destra tradizionalmente non filo-semite. Si è sviluppata invece la critica da parte di un’opinione pubblica di sinistra storicamente in prima linea a favore dell’emancipazione e della difesa delle minoranze.

Mazower esamina l’evoluzione dell’atteggiamento nei confronti di Israele dell’altro grande polo ebraico di oggi, quello statunitense.

I capitoli finali del libro sono forse un po’ sbilanciati sul racconto delle vicende, vissute in prima persona dall’autore, dei campus americani, della Columbia University in particolare. Quasi un “instant book”.

Il respiro complessivo dell’opera è tuttavia stimolante, nella definizione accurata dei termini (antisemitismo e antisionismo), usati spesso con superficialità, del loro significato non immobile nei momenti diversi della vicenda ebraica, un prezioso sforzo di chiarezza storica ed intellettuale.

Mark Mazower. Sull’antisemitismo, Einaudi 2026, pp.367, euro 25