La piccola gelataia e la grande bugia (che le cambierà la vita)

Libri

di Ester Moscati

Nufar è una ragazzina di diciassette anni, abbastanza carina, abbastanza brava a scuola, ma molto sola. La sorella Maya, più giovane di un anno, è perfetta: bella, popolare, adorata da tutti tanto da mettere in ombra la sorella maggiore, a scuola e in famiglia. Così, quando nella gelateria dove Nufar lavora d’estate si presenta un cantante dimenticato e frustrato che la insulta con ferocia intollerabile, è solo la classica goccia che fa traboccare il vaso della sua infelicità; del senso di inadeguatezza e inutilità che prova. La ragazzina lascia quindi che tutti credano alla bugia che le cambierà la vita: è vittima di un tentato stupro. Ma la violenza verbale è forse meno grave? “Responsabile delle bugie non è chi le dice ma chi le provoca” ha scritto un saggio. È davvero una menzogna quella che ricade sul capo dello squallido menestrello?
Da questo incipit si dipana un romanzo che ha la capacità di scandagliare a fondo l’anima dei diversi personaggi, di setacciarne i ruoli alla ricerca di pagliuzze d’oro nascoste tra la melma.

La menzogna cresce e dilaga, non è più di Nufar ma di tutto Israele. I media se ne appropriano, la cavalcano, la fanno ribollire e montare finché la ragazza diventa un simbolo, un’icona, una star. E sotto questi riflettori sboccia la sua bellezza, il suo fascino, un magnetismo seduttivo che la rende improvvisamente popolare e amata. “La ragazza coraggiosa” che tutti stimano, cercano, desiderano. Anche Lavì, ragazzo solo e triste, che sa la verità e la ricatta. Pretende e si impone, sfrutta la menzogna e teme la verità: Più Nufar si sentiva oppressa dalla bugia, più Lavì aveva paura, aveva paura che la verità arrivasse a intromettersi tra di loro.

E Nufar non è la sola a mentire, non è la sola che si regala una vita alternativa. Mente l’Esercito, mente Lavì, mente Raymonde, la “Sopravvissuta”, che accompagna in Polonia, in un viaggio della memoria, la classe di Nufar. Ma ci sono bugie che hanno conseguenze e altre che creano destini alternativi che non fanno male a nessuno. È questo allora il discrimine “morale”? È questo il limite invalicabile per rimanere “una brava persona”? Ma, come scriveva Lev Tolstoj, “Per quanto ci si sia inoltrati per la via della menzogna, è sempre meglio fermarsi che continuare a percorrerla. La menzogna davanti a se stessi, data per verità, rovina tutta la vita di un uomo”. E anche quella di una ragazza. Nufar sa da subito ciò che è giusto fare, ma è così difficile! C’è la scuola, con i suoi muri che urlano le offese, i compagni che ridono e umiliano; ci sono i genitori che giudicano, con la delusione negli occhi che ferisce più di una lama. Ma il cielo non crolla, la terra non si spalanca a inghiottire il suo giovane corpo tremante.

Ayelet Gundar-Goshen è capace, come già nel romanzo precedente Svegliare i leoni (anche lì la menzogna aveva un ruolo potente), di spingere il lettore a chiedersi “chi sono i buoni? Chi i cattivi?”, anche attraverso metafore inconsuete, mai banali ma evocative di un tempo e di un luogo particolari, che l’ottima la traduzione di Raffaella Scardi rende appieno.

E c’è Israele. Con la sua sbrigativa concretezza, con i suoi ideali e le sue ipocrisie, le celebrazioni enfatiche dove stare in prima fila conta più del valore del ricordo. Anche questa è menzogna.
Alla sua terza prova letteraria, dopo il sorprendente esordio di Una notte soltanto, Markovitch e il successo internazionale di Svegliare i leoni, Ayelet Gundar-Goshen si conferma con Bugiarda narratrice di talento e di grandi capacità introspettive, psicologiche, analitiche; in grado di disegnare personaggi a tutto tondo, credibili e profondi con i quali il lettore può entrare in sintonia, immedesimarsi e vivere la lettura come un’esperienza empatica e coinvolgente.

Presentazione a Milano il 13 maggio
Ayelet Gundar-Goshen presenta Bugiarda a Milano, in un incontro organizzato dalla casa Editrice Giuntina, lunedì 13 maggio, ore 20.00, al Teatro Franco Parenti, via Pier Lombardo 14. Ayelet è nata in Israele nel 1982 e si è laureata in Psicologia clinica all’Università di Tel Aviv. È anche autrice di sceneggiature che hanno ricevuto vari premi, tra cui il Berlin Today Award e il New York City Short Film Festival Award. Il suo primo libro, Una notte soltanto, Markovitch ha vinto il premio Sapir e in Italia il premio Adei- Wizo «Adelina Della Pergola». Da Svegliare i leoni sarà prodotta una serie tv dalla NBC.

 

 

 

Ayelet Gundar-Goshen, Bugiarda, Giuntina, trad. di Raffaella Scardi, pp. 260, € 17

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