Fuori dalle regole: i diversi dell’arte del ‘900

Libri

di Ilaria Myr

Malati, nell’anima o nel corpo; devianti dai canoni imposti dalla società. Omosessuali o bisessuali, ebrei o eretici, donne volitive e determinate, penalizzate perché donne. Un viaggio alla scoperta degli “outsiders” del ‘900, artisti geniali riscoperti da un “creativo” di professione…

 

C’è Elsa von Freytag-Loringhoven, baronessa nata povera, diventata nobile e morta di nuovo povera, performer di avanguardia ai primi del ‘900 e soprannominata “la Baronessa Dada”, che forse ispirò la celebre opera d’arte Fountain (l’urinatoio) di Marcel Duchamp. C’è anche Amrita Sher-Gil, una specie di Frida Kahlo indiana, che dipinge i poveri della casta degli “intoccabili”. E poi Felix Nussbaum, ebreo tedesco che viene catturato in Belgio dopo l’invasione nazista, riesce a fuggire, ma viene di nuovo preso e spedito ad Auschwitz, dove muore all’età di 39 anni. Sono solo alcuni dei profili di artisti raccolti in due volumi (il terzo è in lavorazione) da Alfredo Accatino, uno dei più noti e premiati creativi italiani nell’organizzazione di eventi, appassionato da sempre di arte (suo padre era Enrico Accatino). Il titolo e il sottotitolo delle raccolte – Outsiders. Storie di artisti geniali che non troverete nei manuali di storia dell’arte – sono già di per sé un programma e dichiarano l’obiettivo dell’autore: portare alla luce artisti sconosciuti del ‘900 la cui vita merita di essere raccontata.

“Sono un cercatore compulsivo che viaggia molto – spiega Accatino nell’introduzione al primo volume -. (…) E tra le cose che devo sottrarre all’oblio le foto assumono un ruolo importante (…). Ma oltre che di immagini sono un divoratore bulimico di storie, retaggio di un’antica formazione da sceneggiatore (…)”. Da questi incontri, perlopiù casuali, l’autore ha ricostruito i profili biografici di questi artisti, molto differenti fra loro per provenienza, estrazione e professione – ci sono pittori, performer, fotografi, registi, molti europei, fra cui alcuni italiani, ma anche qualche sudamericano e asiatico, alcuni nati poveri, altri di famiglia benestante, e c’è pure il figlio di un monaco buddista giapponese -, tutti però accomunati dall’essere degli Outsiders: “perché la vita – spiega ancora nell’introduzione – senza troppi giri di parole, li ha presi a calci… Che hanno raggiunto il successo ma che poi non hanno saputo mantenerlo. Senza risorse, senza qualcuno che lottasse per loro, o dopo di loro, per mantenerne vivo il ricordo o promuoverne l’opera. Outsiders perché hanno dovuto condividere l’arte con la malattia. Del corpo o dell’anima. O di tutti e due, talvolta. (…) Outsiders perché diversi (…)”. Un’opera, questa, che però – precisa l’autore – non vuole essere “una storia dell’arte alternativa. Non sarei titolato a farlo. È invece un atto dovuto che nasce dalla volontà di ridare dignità e memoria a eventi o a personaggi che ho incontrato per strada, quasi sempre in maniera casuale, che non conoscevo, che altri potrebbero ignorare, che ho pensato valesse la pena condividere”.

Ebrei, protagonisti del ‘900

Ai lettori di Bet Magazine balzerà subito all’occhio come, fra i numerosi profili ricostruiti nei due libri e proposti come schede monografiche, con uno stile vivace e un ritmo incalzante, gli artisti di origine ebraica sono molto numerosi. «In questo percorso mi ha colpito la grande presenza di persone di identità ebraica, con modalità, azioni e approcci completamente diversi – spiega a Bet Magazine Alfredo Accatino -. Questo è probabilmente dovuto anche al fatto che il ‘900, secolo su cui mi sono concentrato, ha avuto una sensibilità particolare, che con la cultura ebraica ha avuto punti di contatto intriganti». Accanto alle tele strazianti di Felix Nussbaum, troviamo nel primo volume le varie coppie di amanti di Elfriede Lohse-Wächtler – artista di avanguardia profondamente depressa, morta nell’Aktion T4 nazista -, e i ritratti di Heinrich Rauchinger, polacco, morto a 84 anni di stenti nel campo di Terezin. Ma ci sono anche lo scrittore, sceneggiatore e illustratore francese Roland Topor, fra i fondatori del movimento Panique, e Maya Deren, regista d’avanguardia negli Stati Uniti, nonché coreografa e ballerina, nata a Kiev nel 1917 in una famiglia ebraica di grande cultura che, all’indomani della rivoluzione di ottobre, per paura di rappresaglie antisemite si trasferisce negli Usa. «Un altro elemento che mi ha colpito è la presenza di molti omosessuali o bisessuali, in un’epoca in cui la sessualità era vista come un elemento discriminante – continua Accatino -, così come la presenza di figure femminili, alcune straordinarie ma fortemente penalizzate perché donne. E poi ci sono quelli che non erano famosi nei loro Paesi, ma la cui opera merita di essere vista e raccontata». Tutti questi aspetti si ritrovano anche nel secondo volume, nato dal grande successo riscosso dal primo, che raccoglie molte nuove storie di artisti geniali, per la maggior parte “dimenticati e dispersi”, come li definisce l’autore.

Donne forti, come Maria Izquierdo, prima messicana a esporre negli Stati Uniti; uomini profondamente disturbati psichicamente, come Willem van Genk, l’olandese ossessionato dal cappotto di pelle degli uomini della Gestapo che lo brutalizzarono in casa mentre cercavano suo padre, o personaggi solari come Jorge Selaròn, cileno trapiantato a Rio de Janeiro, che decide di decorare la scalinata su cui si siede a fumare: il risultato è la Escadaria Selaròn, 250 gradini su 125 metri, decorata con 2000 piastrelle provenienti da 60 paesi di tutto il mondo. Anche qui gli ebrei non mancano: da Robert Lenkiewicz, che a Londra passa l’infanzia all’hotel Shemtov gestito dai genitori, autore di un Giudizio universale di potenti e pezzenti, ad Arturo Nathan, triestino morto di fame nel campo di concentramento di Oflag V-B Biberach nel 1944. “Con l’emanazione delle Leggi razziali, Nathan come tanti ebrei italiani subisce innanzitutto uno choc culturale e avverte un forte senso di tradimento” si legge a pag. 63 di Outsiders 2. E che dire di Gluck, nata Hannah Gluckstein in una famiglia ebraica, artista omosessuale che si firma solo Gluck e che si veste – badate bene, all’inizio degli anni ‘30 – in doppiopetto, capelli corti alla maschio e cravatta da uomo?

Insomma, tutte storie molto interessanti, per la quasi totalità sconosciute in Italia fino a oggi, che Accatino ha il merito di avere riesumato dalla polvere dell’oblio, offrendole ai curiosi con uno stile coinvolgente, a tratti dissacrante, da vero creativo qual è. Non ci resta quindi che aspettare il terzo volume, di cui ci anticipa solo una “chicca”: «Racconterò di Pippa Bacca, la performer milanese nipote di Piero Manzoni, uccisa nel 2008 in Turchia durante la performance itinerante Spose in viaggio (con cui si proponeva di attraversare, in autostop, 11 paesi teatro di conflitti armati, vestendo un abito da sposa, per promuovere la pace e la fiducia nel prossimo, ndr). Sarà una degna conclusione per questa trilogia, non trovi?».

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