Jonathan Safran Foer al Festivaletteratura di Mantova

Quei “piccoli-grandi” gesti per salvare il pianeta. La ricetta di Jonathan Safran Foer

Eventi

di Paolo Castellano
MANTOVA, dal nostro inviato -.
«Siamo consapevoli che le nostre abitudini stanno distruggendo il pianeta. Guardate cosa succede alla foresta amazzonica, ai ghiacciai islandesi, ai migranti che partono a causa del cambiamenti climatici, ai roghi californiani, alle temperature record francesi». Così lo scrittore americano Jonathan Safran Foer ha messo in guardia i partecipanti del Festivaletteratura che il 7 settembre hanno letteralmente perso d’assalto Piazza Castello di Mantova. 

Safran Foer ha dialogato con il giornalista Carlo Annese su Possiamo salvare il mondo, prima di cena. Perché il clima siamo noi, suo ultimo libro pubblicato da Guanda. Lo scrittore ha specificato che la stesura del saggio cerca di proporre un soluzione efficace al cambiamento climatico: consumare meno carne. Gli allevamenti di animali destinati alle nostre tavole producono gas serra e contribuiscono alla deforestazione: la vegetazione viene abbattuta dall’agricoltura per produrre mangime per gli animali. Safran Foer inoltre nel 2009 aveva raccontato nel suo saggio Se niente importa (Guanda) le terribili condizioni degli animali destinati alla macellazione industriale.

Come ha ricordato Annese, nel mondo occidentale si consuma molta, forse troppa, carne. 300 tonnellate all’anno, e negli Stati Uniti gli americani ne mangiano 6 volte più del dovuto.  I dati inoltre confermano che c’è un legame tra l’alto consumo di carne e l’inquinamento atmosferico che sta determinando il cosiddetto Climate Change.

«In passato eravamo ignoranti ma oggi la scienza ci dice che le attività umane hanno gravi conseguenze sul pianeta», ha commentato Safran Foer. Lo scrittore ha infatti sostenuto che sia necessario un cambio di mentalità, un “guardarsi allo specchio e riconoscere i propri errori”, perché c’è una via di mezzo tra il fare e il non fare. Oggi il cambiamento climatico ci costringe a una conversazione intima con noi stessi. 

Perché l’umanità non ha ancora messo in atto delle contromisure concrete per contrastare il Climate Change? Secondo alcune statistiche menzionate da Safran Foer, il 91% degli americani è consapevole del cambiamento climatico, ma solo il 17% è davvero allarmato. «Io sono uno di quegli americani che s’indigna quando legge le notizie sui disastri ambientali. Se vedo le immagini dell’Amazzonia che brucia provo rabbia e tristezza. Tuttavia, quando non ho più queste immagini davanti, non provo nulla, e conduco normalmente la mia vita», ha sottolineato. 

L’impreparazione mentale per accettare una tragedia imminente è ben descritta anche da una storia che apre il saggio dello scrittore americano. Si parla di un partigiano polacco che nel 1942 prende un aereo e arriva in America per testimoniare le atrocità naziste nei confronti degli ebrei. Parla con un giudice supremo americano e gli fa un resoconto accurato della situazione in Europa. L’uomo di legge dà credito alle parole del sopravvissuto ma sostiene di non essere “in grado di credere”, confessando di non poter far nulla per aiutare i perseguitati della Shoah. 

Attualmente sappiamo e siamo consapevoli del mondo in cui viviamo. Safran Foer allora propone una soluzione sostenibile per chi ha a cuore le sorti della Terra. Sostiene infatti che le scelte radicali siano molto difficili da prendere. Infatti non si può imporre a un individuo, che ha sempre mangiato carne, di alimentarsi di soli vegetali. Bisogna trovare allora un giusto compromesso che ci spinga a consumare e inquinare di meno. 

«A noi tutti piace la vita che facciamo. Però possiamo individuare un piano d’azione e decidere di fare alcune rinunce. Come mangiare carne solamente a cena e ridurre i viaggi in aereo. Dobbiamo renderci conto che i piccoli gesti fanno parte della soluzione», ha spiegato lo scrittore.

Il punto fondamentale per cambiare le nostre abitudini di consumo è allora rendersi conto delle proprie debolezze ed “essere onesti, dicendo le cose come stanno”. Come ha ricordato Annese, Foer nel suo saggio cita la Bibbia, e si chiede cosa diranno le vecchie generazioni alle nuove se oggi non agiamo, se oggi non ci prendiamo la responsabilità dei disastri ambientali che colpiranno i nostri figli. 

 

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