Georges Bensoussan

Presentato al Memoriale della Shoah il nuovo libro di Bensoussan sulle sofferenze dimenticate degli ebrei del mondo arabo

Eventi

di Roberto Zadik
Gli ebrei arabi per secoli hanno rappresentato un’importante minoranza, una consistente parte del mondo sefardita e orientale ma la loro spesso dolorosa e complessa storia è rimasta completamente sconosciuta per troppo tempo.  Consegnata all’oblio e al silenzio, dimenticata o parzialmente modificata e descritta all’esterno come un rapporto di pacifica convivenza essa è stata riscoperta solo recentemente, grazie a libri importanti come “Gli ebrei del mondo arabo. L’argomento proibito” (Giuntina) dello storico e intellettuale ebreo marocchino naturalizzato francese Georges Bensoussan.

Presentato giovedì 9 maggio al Memoriale della Shoah di Milano davanti a un vasto pubblico e introdotta dal presidente della Fondazione del Memoriale della Shoah Roberto Jarach, dallo storico David Bidussa, uscito recentemente con il suo saggio su Mussolini “Me ne frego”(pp 144 editore Chiarelettere)  e dal giornalista Guido Vitale che si è occupato della traduzione dal francese, il testo, come ha specificato l’autore, racconta della “sparizione di una civiltà come gli ebrei nei Paesi arabi che in circa vent’anni sono rapidamente passati da un milione di persone a soli 4 mila”. Un dato decisamente inquietante se si considera la brevità del periodo storico in cui si è consumata questa tragedia e il conseguente esodo silenzioso di intere famiglie costrette a lasciare i Paesi di origine, spesso private dei beni materiali e senza denaro, in cerca di futuro nei luoghi più svariati del mondo.

La storia degli ebrei arabi è molto complessa e segnata da varie oscillazioni, a seconda dei Paesi, delle epoche e dei governi. Spesso perseguitati, convertiti a forza all’Islam, considerati cittadini di seconda categoria, (i Dhimmi), anche se ci sono stati periodi di relativa tranquillità, gli ebrei dei Paesi arabi sono stati efficacemente raccontati da Bensoussan “in un volume che in francese è di mille pagine mentre in italiano sono circa un centinaio” come ha sottolineato, nella sua introduzione Bidussa. Una sintesi coinvolgente che non si limita a una ricostruzione storica degli eventi, ma analizza lucidamente la mentalità delle società europee  in cui gli ebrei arabi sono emigrati, i sottili meccanismi di mistificazione e indifferenza dell’Occidente e i cambiamenti nel Nord Africa e in Medio Oriente dal colonialismo al nazionalismo arabo, la volontà anche da parte di molti ebrei arabi di dimenticare e ricominciare una nuova vita, le differenze sociali fra “gli ebrei arabi benestanti e quelli più disagiati”. Questo e molto altro è contenuto nel testo che comincia dalla metà dell’Ottocento per arrivare al presente. L’incontro, registrato su Radio Radicale, ha analizzato le vicende degli ebrei mediorientali, dalla Siria al Libano e nordafricani, in un testo definito da Bidussa come “un libro rivelatore e in grado di testimoniare la storia di una lunga umiliazione e non solo dell’oppressione subita da molti ebrei arabi”.

Nella sua efficace esposizione, Bensoussan, oltrepassando la semplice narrazione si è interrogato su diversi argomenti. Su quanto accaduto, su come è stato difficile raccontarlo ancora oggi, affrontando diffidenze e strumentalizzazioni, su come “gli ebrei fossero parte della società, parlassero arabo e si sentissero di quei Paesi mentre nel mondo ashkenazita parlavano spesso un’altra lingua che era lo yiddish. Ma poi col nazionalismo e la fine del colonialismo le cose cambiarono radicalmente” come ha evidenziato.  In Siria, Egitto e Iraq ad esempio cominciarono a circolare copie del “Mein Kampf” di Hitler e alla fine degli anni 30’ erano molto preoccupanti le similitudini fra il nazismo e il patriottismo di alcuni Paesi arabi contraddistinto da forti sentimenti antisemiti. Segnati da varie tensioni, divisi fra cultura araba e colonialismo francese, per il mondo ebraico dei Paesi arabi molto importante è stato anche l’influsso culturale delle scuole dell’Alliance Israelite, fondate per aiutare gli ebrei in difficoltà nel mondo, che stimolarono molti ebrei al distacco dalla cultura araba originaria generando in loro un senso di “rivalsa dalla condizione di inferiorità che era permanente anche nei rapporti di amicizia e di convivialità” e il desiderio di emigrare in Europa e specialmente in Francia come poi avvenne dopo la nascita di Israele e l’inasprimento della loro situazione. Queste scuole, come ha fatto sapere Bensoussan, coinvolsero “600mila allievi ed erano presenti in vari Paesi arabi, ad esclusione di pochi Stati come lo Yemen”. Caratterizzati da una “condizione di insicurezza permanente, anche nelle fasi migliori”, trattati spesso negativamente e offesi  come ha sottolineato lo storico, gli ebrei arabi e le loro vicende sono un ambito spesso complesso  non solo da ricostruire ma anche da esporre sia nell’ambiente ebraico che all’esterno. Nel suo discorso egli ha riflettuto criticamente sulla mentalità dei diversi circoli sociali e nelle elite culturali del suo Paese. “Molti ebrei” ha detto “si illusero di essere stati bene in quei Paesi, altri di condizione particolarmente agiata avevano pochi rapporti con la popolazione circostante, spesso solo con la servitù  studiavano in scuole europee e molto diffusa è la tendenza a dimenticare, a edulcorare la propria esperienza e in Israele tanti idealizzavano la loro gioventù. Ben diversa era la condizione delle classi sociali più povere che furono quelle più colpite”. Nella sua esposizione lo studioso ha parlato anche della vita di chi emigrò in Israele e le difficoltà con la società ashkenazita che li spinse “alla nostalgia verso le proprie origini e all’idealizzazione del passato”. Analizzando sentimenti, stati d’animo, sociologia, citando episodi storici sconosciuti e di estrema gravità come il massacro di Baghdad del 1941 o le violenze contro gli ebrei algerini e tunisini, le falsificazioni storiche, in conclusione del  suo discorso Bensoussan ha riflettuto sull’importanza dell’obbiettività, affrontando le conflittualità e osservando la storia in maniera critica e evitando paragoni impropri e banalizzazioni. Molto soddisfatto dell’iniziativa, il presidente della Fondazione Memoriale, Jarach che ha evidenziato il grande successo del Memoriale con un gran numero di visite e una intensa partecipazione studentesca “con 42mila studenti, dalle elementari alle superiori” ricordando alcuni appuntamenti importanti come la conferenza del 20 maggio, dalle 21,  “Combattere l’odio” con la senatrice Liliana Segre mentre il 23 maggio, dalle 18 verrà inaugurata la mostra “The last swiss Holocaust survivor” che racconta le storie di un gruppo di sopravvissuti svizzeri alla Shoah con immagini e testimonianze.

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