Lo spettacolo su Irène Nemirowky al Conservatorio di Milano

Lunghi applausi per lo spettacolo dedicato a Irène Némirovsky

Eventi

di Michael Soncin
“La musica è un linguaggio universale che unisce e non divide, ma che al contempo è stata usata e strumentalizzata dai nazisti, dove i musicisti perseguitati erano costretti a suonare mentre i loro compagni di sventura venivano portati nei campi di sterminio”; queste le parole di Cristina Frosini, direttrice del Conservatorio di Milano, durante lo spettacolo “Il ballo di Irène”, dedicato alla scrittrice Irène Némirovsky nata a Kiev nel 1903 vittima della Shoah nel 1942, tenutosi durante 27 gennaio, in occasione della Giornata delle Memoria presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, davanti a una sala affollata. Presenti personalità istituzionali, come il presidente della regione Attilio Fontana, e rappresentanti della Comunità ebraica di Milano.

Una rappresentazione il cui nome tra origine dal suo libro “Il ballo” pubblicato nel 1930, – un racconto decisamente autobiografico che parla di una ragazza di nome Antoniette e del suo difficile rapporto con la madre, – ma che in verità narra l’intera vita della scrittrice.

“La sua vita – afferma Andrea Murchio, colui che ha scritto e diretto lo spettacolo – scorre toccando fatti importanti per la storia più recente dell’umanità; sono sia fatti sociali, come la nascita del cinema moderno o l’avvento delle comunicazioni di massa, sia fatti meno felici, come la Rivoluzione Russa, le Guerre Mondiali e il primo dopoguerra e poi l’occupazione tedesca della Francia e le persecuzioni naziste”.

Lungo la cornice musicale a cura degli studenti del conservatorio, a calarsi nei panni di Irene è stata l’attrice Alessia Olivetti, un’interpretazione a regola d’arte, dove a fare da sfondo all’esibizione, non erano le scenografie, ma era la sua recitazione stessa, data dalla maestria del tono della voce e dei movimenti, che facevano da cambiamento da una scena all’altra, coinvolgendo completamente la platea, la quale, a fine spettacolo ha risposto con un lungo applauso.

Prima dello spettacolo, a prendere la parola tra i diversi relatori presenti, il presidente del Memoriale della Shoah di Milano Roberto Jarach, che ricordando i sopravvissuti alla Shoah scomparsi di recente, come Piero Terracina, Alberto Sed e Franco Schoenheit, ha ribadito l’importanza di trovare nuovi metodi che possano formare la coscienza dei giovani, quando non ci saranno più i testimoni diretti a parlare dell’atrocità subite.

“Sono appena arrivato da Roma dal Quirinale – afferma Jarach – dove si è verificato un fatto molto importante: anziché avere testimoni, quest’anno vi era la mamma e la figlia di un testimone, è il segnale di un cambio generazionale”.

“È proprio dalla memoria che devono nascere le fondamenta del nostro futuro”, ha dichiarato l’assessore del comune di Milano Roberta Cocco, tra presenti anche il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana, che ha ricordato anche della mostra da poco inaugurata dedicata alla Brigata Ebraica.

Il Rabbino Capo di Milano, rav Alfonso Arbib, partendo da un testo letto di recente al Tempio dove narra della schiavitù degli ebrei in Egitto, cita poi l’antisemitismo nelle varie ere della storia, come ad esempio nel medioevo, fino a quello più recente durante il nazi-fascismo. “Non sto facendo una lezione di Torah o di storia – dichiara rav Arbib – ma voglio far notare che l’antisemitismo ha radici antiche e quest’attuale rinascita è impressionante, non ce l’aspettavamo e tale reazione di stupore c’è perché forse non si è riflettuto abbastanza sulle radici di tutto ciò; ci sono vari tipi di antisemitismo, di destra, di sinistra, di matrice filo-islamica, di antisemitismo si traveste di antisionismo, e se analizzati tutti insieme hanno molti punti in comune, come la teoria del complotto che li abbraccia tutti”.

E dello stesso “complotto” fu vittima anche la stessa Irène Némivirosvsky.

Se volete saperne di più sulla vita di questa grande scrittrice, non vi è miglior modo che leggere la biografia “La vita di Irène Némirovsky” scritta da Olivier Philipponnat e Patrick Lienhardt, pubblicata da Adelphi.

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