Liliana Segre e Milena Santerini

Liliana Segre al Memoriale della Shoah: “L’odio si combatte con l’amore”

Eventi

di Michael Soncin
«È arrivato di nuovo il tempo dell’odio, e ciò spaventa una persona come me, che l’ha visto. Come combattere quest’odio? Con l’amore verso l’altro, forse chi odia non è amato, io fortunatamente sono stata amata». Questo il forte messaggio lanciato dalla senatrice Liliana Segre il 20 maggio al memoriale della Shoah, durante l’incontro intitolato Combattere l’odio, nell’ambito del ciclo di incontri “Premesso che non sono razzista”.

Assieme alla senatrice a vita ha partecipato alla conferenza Milena Santerini, ordinario di pedagogia dell’Università Cattolica di Milano. «La nomina di senatrice a vita di Liliana Segre (nella quale ha dimostrato intelligenza politica e non di partito), rappresenta la funzione di memoria vivente – ha spiegato la docente – e dato il continuo rimando al passato, sono molti i temi sui quali la gente vuole sentire il parere di una persona in parlamento, testimone di un’ingiustizia così grave».

«Io non ho perdonato, non ho dimenticato, ho visto l’odio in tutte le sue forme» ha poi affermato Liliana Segre, ammettendo che inizialmente non se la sentiva di mettersi in prima persona e raccontare una storia del genere, cercando di trovare le parole giuste per l’indicibile – come diceva primo Levi-, e raccontando come solo nel ruolo di nonna che si è finalmente sentita pronta dopo anni di silenzio, a parlare ai ragazzi della sua terribile esperienza, sottolineando che la nomina del presidente della repubblica Sergio Mattarella a senatrice a vita l’ha messa nelle condizioni di poter parlare non soltanto nelle scuole, ma a tutti.

Insieme le due illustrano una proposta di legge contro l’odio, spiegando che la parola odio è forse troppo ampia. In generale riguarda l’ostilità verso l’altro, nelle sue forme penose che assume e che tende a ripetersi nella storia, avendo sempre i più deboli come bersaglio.

In che modo si diffonde? Dalla signora della porta accanto, su internet, per un parcheggio -per citare alcuni esempi della senatrice – puntualizzando che dietro a questo fenomeno c’è qualcuno a dirigerlo; la legge – da lei pensata con la Santerini – tra i diversi scopi ha anche quello di colpire le diverse forme di odio.

“È arrivato di nuovo il tempo dell’odio – dichiara la Segre -, e ciò spaventa una persona come me, che l’ha visto. Come combattere quest’odio? Con l’amore verso l’altro, forse chi odia non è amato, io fortunatamente sono stata amata”.

Milena Santerini ribadisce che la scelta da parte di Liliana Segre di far scrivere la parola “Indifferenza” all’entrata del memoriale della Shoah a Milano è dovuta al fatto che l’indifferenza stessa ha permesso e permette il nascere di certe situazioni.

Viene evidenziato – a chi aveva mal interpretato la senatrice a vita – che riferendoci all’odio in tutte le sue forme, non stiamo paragonando la Shoah a determinate situazioni attuali, poiché è imparagonabile, ma si sta cercando di comprendere come l’odio assume certe forme che abbiamo già visto, dato che i meccanismi con il quale nasce hanno qualcosa in comune col passato.

La Storia, Maestra di vita

Liliana Segre parla dell’importanza della storia, ricordando che era definita dai latini Magistra Vitae, e chiamando in appello le istituzioni, spera in una maggiore conoscenza da parte dei ragazzi, avendo sentito molti di loro credere che il 25 aprile fosse semplicemente un giorno di festa, senza conoscerne il reale significato.

“Ognuno di noi è il prodotto di quello che era prima – asserisce – purtroppo andando avanti così la Shoah diventerà soltanto una riga nei libri di Storia”. Un bambino tra il pubblico le chiede come mai ha deciso di rimanere in silenzio tutti questi anni, senza raccontare la propria testimonianza passata nei campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau.

Risponde che era molto difficile parlare di quest’argomento, la gente dopo la guerra voleva divertirsi, avevano sofferto tutti ed uno che veniva a raccontare il peggio non era ben visto, non lo si voleva ascoltare.

“Io era una donna che non trovava pace, erano anni molto difficili i miei bambini mi chiedevano che cosa era quel tatuaggio sul braccio, non ero pronta, gliel’avrei spiegato quando sarebbero diventati più grandi, volevo essere una mamma come le altre.” Poi un giorno una donna, anche lei reduce le disse: ma perché non fai anche tu il tuo dovere? E così un giorno, prese la decisione di diventare una testimone.

Termina raccontando di aver vissuto tutta la persecuzione trovando un attaccamento alla vita, che tutti abbiamo, come una forma di gravità. “Io a quest’amore grandissimo, non gli giravo attorno, lo ricevevo”.

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