“I guardiani del tempio”: Pietro Caliceti presenta il suo nuovo libro al Teatro Franco Parenti

Eventi

di Pietro Baragiola
L’evento, che fa parte del programma “Incontri e Libri” dello storico teatro milanese, ha visto l’autore dialogare con l’ex deputato e presidente di Sinistra per israele Emanuele Fiano sui diversi temi trattati in questo nuovo e avvincente thriller, in particolar modo sulla sua complessa riflessione etica, teologica e geopolitica.

 

Mercoledì 26 febbraio il Teatro Franco Parenti di Milano ha ospitato la presentazione de I guardiani del tempio, il nuovo romanzo di Pietro Caliceti e capitolo conclusivo della trilogia composta da L’opzione di Dio e Vatican Tabloid.

L’evento, che fa parte del programma “Incontri e Libri” dello storico teatro milanese, ha visto l’autore dialogare con l’ex deputato e presidente di Sinistra per israele Emanuele Fiano sui diversi temi trattati in questo nuovo e avvincente thriller, in particolar modo sulla sua complessa riflessione etica, teologica e geopolitica.

“Per scrivere questo libro ho studiato tantissimo e cercato di leggere il più possibile, arrivando ad una ricerca di circa due anni” ha affermato Caliceti. “Spero che possa contribuire a far sorgere molte domande e dia spunti per un maggiore dialogo futuro”.

La trama

L’intero racconto si concentra sulle reazioni ad un fatto clamoroso: un attentato fallito ai danni di Papa Pietro II, sventato da un sacerdote di origine magrebina che muore nel salvarlo e, poco più tardi, si scopre essere in realtà un ex militante dell’ISIS.

Quest’informazione mette in moto una catena irrefrenabile di indagini e sospetti spingendo i servizi segreti israeliani, palestinesi, italiani e perfino il misterioso gruppo vaticano soprannominato “Entità” ad indagare da prospettive diverse sul perché e sul come di quell’atto eroico e contraddittorio.

“Sembra quasi che il tuo libro si interroghi sulla natura del male traendo spunto dalla sua concezione ebraica” ha chiesto Fiano all’autore. “Possiamo dire che era tua intenzione?”

“Assolutamente si” ha risposto Caliceti. “Secondo la Torah, Dio non pretende di dare una soluzione al problema o alle origini del male, bensì spinge l’uomo a concentrarsi sul qui e ora e sul suo rapporto con gli altri uomini. E questa è una chiave di lettura molto interessante che non ho trovato nelle altre religioni.”

Nel corso della serata l’autore ha sottolineato come, dietro il ritmo incalzante del thriller, il romanzo sia “una riflessione profonda sul fallimento delle religioni e sull’insopprimibile anelito dell’uomo a cercare Dio, nonostante tutto.”

Conflitti territoriali, potere e fratellanza

Pietro Caliceti

Un tema particolare su cui Caliceti ha voluto soffermarsi è il tema del potere e come le grandi forze del cristianesimo e dell’islamismo abbiano cercato sempre cercato di ampliare il numero dei propri fedeli nel corso della storia, portando inevitabilmente a nuove espansioni territoriali.

“Sono stato con mia moglie e le mie figlie a Gerusalemme e la cosa che mi ha colpito è il fatto che Dio (o il bisogno di Lui), ribolle sotto la Terra come la lava in Islanda” ha spiegato l’autore. “Mi è rimasto impresso in modo indelebile come, ad esempio, attorno al Sacro Sepolcro ci siano esponenti di tutte le religioni e tutti si aggrappino ad un fazzoletto di terra solo per dire ‘ci sono anch’io’”.

In contrapposizione a questi poteri e al loro desiderio di espansione, si trova l’ebraismo a cui, come ha ricordato Fiano, “è vietato forzare la conversione di altri individui”.

“Ancora oggi la maggior parte delle guerre e degli atti di terrorismo in tutto il mondo sono legati alle espansioni territoriali” ha affermato il relatore. “Ma a risentire di questi conflitti per il potere, proprio come vediamo ne I guardiani del tempio, sono proprio coloro che lavorano per garantire il successo di una o dell’altra fazione.”

Riprendendo questo concetto, Caliceti ha raccontato che uno dei suoi passaggi preferiti di I guardiani del tempio si trova nei primi capitoli, in un dialogo tra un agente dei servizi segreti israeliani e uno dell’intelligence palestinese. Due persone che, di fuori del contesto in cui si trovano, sono amici e si chiedono ogni giorno notizie delle rispettive famiglie e vite personali.

“Qui ha fallito la politica e quando fallisce la politica e il dialogo si crea un vuoto dove perdiamo entrambi” spiega il palestinese, ragionando sulle responsabilità di entrambe le fazioni.

Dialoghi forti, che l’autore è convinto abbiano avuto luogo anche nella realtà durante le diverse collaborazioni tra intelligence israeliana e palestinese, specialmente adesso nella delicata situazione in Cisgiordania.

“Questo romanzo non è solo un thriller sulla responsabilità che deriva dal potere ma un libro sulla fratellanza e sulla speranza verso una collaborazione tra tutti i popoli” spiega Caliceti. “Chi viene sconfitto all’interno della mia trilogia è il male in ogni sua forma. Per questo non posso dare torto a chi mi dice che la trama sembra quasi ispirata da Il Signore degli Anelli di Tolkien.”

Parlando di progetti futuri, Caliceti ha ironizzato sulla possibilità di un futuro film su I guardiani del tempio, aggiungendo, con il suo immancabile carisma: “nel film ci spero ma, essendo una trilogia, anche in una serie.”