Claudio Vercelli al Franco Parenti ha parlato della genesi dello Stato di Israele

Genesi e sviluppo dello Stato di Israele: l’intervento dello storico Claudio Vercelli al Teatro Franco Parenti

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di Michael Soncin
“Dobbiamo inserire nella storia ebraica la vicenda di Israele nell’insieme di coordinate interne agli ebraismi e allo stesso tempo all’interno a dinamiche molto più ampie della storia generale”, ha dichiarato lo storico Claudio Vercelli, durante l’incontro di domenica 28 aprile al Teatro Franco Parenti di Milano.

Il ricercatore, tra i massimi esperti nel panorama italiano per quanto concerne la storia dello stato di Israele, durante la conferenza “Dalla comunità alla nazione, la fondazione dello stato di Israele” ha voluto ribadire e puntualizzare alcuni concetti, senza affrontare un racconto cronologico, ma bensì una storia basata su connessioni e legami logici tra eventi storici e i passaggi che nel corso del tempo vengono rielaborati.

“Parlando di vicende storiche – puntualizza – diamo per scontato che chi ci ha preceduto si sia comportato secondo coordinate mentali, culturali e a volte morali simili alle nostre, in realtà abbiamo a che fare con soggetti che hanno vissuto epoche e culture distinte”.

Nel Medio Oriente la politica è una merce rara – racconta lo studioso -: dove non si fa politica si fa la guerra ed Israele non fa la guerra, semmai la subisce, o in qualche misura vi compartecipa entro i suoi confini”.

Vercelli spiega inoltre che il sionismo segna un processo di forte politicizzazione di una parte del mondo ebraico, riflettendo sul significato stesso della parola politica, non con la valenza negativa che ha assunto oggi, ma secondo la forma più pura del suo significato – derivante dall’etimologia greca del termine stesso-; questo per far comprendere che la politica ha luogo nei paesi destinati a diventare a sviluppo avanzato, al contrario dove non è presente, abbiamo a che vedere con società non sviluppate.

Il relatore pone l’attenzione sul fatto che la storia di Israele non deve essere inserita all’interno di un racconto didascalico riguardante esclusivamente i conflitti mediorientali, poiché pur avendo una storia che non può non prescindere da essi, per comprendere il passato, presente e per cogliere aspetti del suo futuro, dobbiamo confrontarci con tutte le dinamiche sociali che coinvolgono il paese stesso.

Dove collochiamo storicamente l’origine di Israele? “Senz’altro nell’ottocento, dato imprescindibile – asserisce Vercelli –: nasce quindi molto prima del 1948, poiché in quell’anno si formalizza solamente la sua costituzione in Stato; se così non fosse, nel 1948 le cose sarebbero andate in maniera ben diversa”.

Ricorda inoltre che l’antisemitismo nella storia del sionismo conta, ma non è l’unico elemento; definendolo uno strumento pari a quello dei razzismi, tradizionalmente usato come valvola di sfogo ed esercitato in particolare in Europa, dalle classi dirigenti del diciannovesimo secolo e dalla chiesa ortodossa, con la funzione di regolare gli umori della maggioranza.

“Il sionismo – dichiara Vercelli – nasce anche come rottura generazionale, le generazioni contano molto nella storia ebraica; uno dei contesti che portano alla formazione dello stato di Israele è quello di spinte alla politicizzazione, dato da un insieme di collettività che prende coscienza di se, poi in seguito avvenne la svolta”.

Fa inoltre notare che durante il diciannovesimo e il ventesimo secolo nella popolazione ebraica vi è un altissimo livello di alfabetizzazione, e che ci si salva dalle varie trasformazioni solo se si è altamente formati e disponibili ad una formazione continua, facendo l’esempio di Tel Aviv e del suo tessuto sociale che produce conoscenza e introduce capitali.

“Bisogna però pensare a Israele non solo come società che produce innovazione e tecnologia,- afferma – ma come unità politica, laddove la politica è l’esercizio delle libertà, poiché le società tanto più sono evolutive e dinamiche tanto meglio riescono ad assorbire i problemi che si presentano nella propria esistenza, chi si pensa invece come sempre uguale a se stesso è destinato a perire.”

Le ideologie – riferendosi ad esempio all’antisionismo molto diffuso nel mondo anglosassone – sono la morte di qualsiasi comunicazione, perché hanno l’unica funzione di ribadire alcuni concetti e chi è ideologizzato non segue i fatti ma il percorso di un’idea, come un qualcosa di cristallizzato e non negoziabile”.

Lo storico Claudio Vercelli, nel suo intervento ha chiarito molti concetti fondamentali, per la comprensione della genesi dello stato ebraico, attraverso una prospettiva rigorosamente oggettiva. Uno fra tutti?  “Israele non nasce come risarcimento alla Shoah, arriva dopo nella coscienza israeliana, dopo uno sterminio immane, costruire uno stato in tre anni è impensabile, – dichiara-, c’è una storia politica e sociale alle spalle del movimento sionista nell’ottocento, come le diverse migrazioni motivate da ragioni molto differenti, le prime fortemente politiche le seconde più legate alle condizioni d’invivibilità che in Europa si andavano formando.” Il processo Eichmann – conclude – è una cosa gestita e voluta politicamente, una sorta di esercizio di pedagogia pubblica in primis rivolta agli israeliani, per gli israeliani”.

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