Una carta di identità di un ebreo residente a Shanghai durante la seconda guerra mondiale

Ebrei a Shanghai, una pagina orientale di storia ebraica

Eventi

di Nathan Greppi
Quando pensiamo agli ebrei che fuggirono dall’Europa per scampare ai nazisti, pensiamo soprattutto a chi è emigrato in Scandinavia, in America o nella Palestina Mandataria; pochi invece penserebbero alla Cina. Eppure, in quegli anni bui la città di Shanghai ha ospitato ben 18.000 profughi ebrei. Di questo parla il libro Ebrei a Shanghai. Storia dei rifugiati in fuga dal Terzo Reich (O barra O edizioni), curato dalla storica Elisa Giunipero e presentato mercoledì 14 marzo all’Università Cattolica.

È una pagina di storia quasi sconosciuta in Italia,” ha spiegato la Giunipero, moderatrice dell’incontro, la quale ha spiegato che l’idea del libro è venuta dopo che l’Istituto Confucio della Cattolica ha organizzato, tra il settembre e il dicembre 2016, una mostra sull’argomento al Memoriale della Shoah. “A partire da quell’esperienza, abbiamo voluto ricordare la vicenda di oltre 18.000 rifugiati ebrei, perlopiù tedeschi e austriaci, che soprattutto negli anni 1937 e 1938 hanno lasciato l’Europa per sfuggire alla persecuzione antiebraica, e hanno raggiunto Shanghai. Shanghai, unica città rimasta accessibile per loro, quando altre città avevano chiuso le porte agli ebrei in fuga, Shanghai è stato un porto aperto.” Durante l’occupazione giapponese, essi furono costretti a vivere entro le mura del Ghetto di Hongkou, nel nord della città.

La Giunipero ha voluto anche ricordare una figura chiave di questo capitolo storico: Ho Feng Shan, all’epoca console cinese a Vienna e che fornì a migliaia di ebrei i visti per imbarcarsi, e che anni dopo venne nominato Giusto tra le Nazioni. Proprio in questi giorni gli è stata dedicata una piazzetta vicino a Via Paolo Sarpi, nel quartiere cinese di Milano.

La testimonianza di una bambina di Shanghai

La prima tra i relatori a intervenire è stata una testimone diretta dei fatti narrati del libro: Sonja Muhlberger, nata a Shanghai nel ’39 da genitori ebrei tedeschi e impegnata nel tramandare la memoria di quei fatti: “Oggi sono felice di essere qua e di essere una di quelli che non hanno mai abbandonato la lotta,” ha dichiarato, aggiungendo che nel 2000 hanno pubblicato un libro dove si trova un elenco di ebrei partiti per Shanghai. “Ho trovato anche 16 italiani, che abitavano nello stesso quartiere sovraffollato a Hongkou con noi. E io so che alcuni dei profughi, la maggior parte tedeschi, si sono recati innanzitutto in Italia cercando di fuggire dalla persecuzione dei nazisti. La maggior parte è andatanei porti di Trieste e Genova per cercare di imbarcarsi.”

Concentrandosi sulla sua storia, ha raccontato: “i miei genitori sono stati di quelli fortunati, che hanno potuto prendere un biglietto per la nave. Mia madre era incinta di me, e non era facile come potete immaginare. […] All’arrivo alla stazione qualcuno gridava ‘juden raus!’, cioè ‘fuori gli ebrei!’, e questo voleva dire che dovevano partire senza i bagagli, soltanto con due valigie da 20 chili.” I suoi genitori arrivarono a Genova la sera del 28 marzo 1939, ma dovettero aspettare la mattina dopo per imbarcarsi.

Infine, ha concluso il suo intervento parlando del libro: “Alcuni giorni fa ho ricevuto l’e-book del volume che verrà presentato stasera. Cosa posso dire di questo libro? Non è il mio libro, è in italiano che mi è molto difficile, ma sulla copertina ho visto il viso di mia madre sul suo certificato di residenza, che si chiamava Ghetto Pass. Credo che sarebbe molto orgogliosa e molto felice che le nostre storie vengano raccontate, e quindi ho portato l’originale con me.” A quel punto ha mostrato al pubblico sia il certificato della madre sia il suo vecchio passaporto cinese.

Shanghai, la Parigi d’Oriente

Dopo di lei è venuto il turno della docente di pedagogia e deputata Milena Santerini, firmataria della legge che ha istituito in Italia la Giornata Europea dei Giusti. Parlando del libro, ha spiegato: “È una storia certo di periferia, potremmo dire; so cha la Cina non è periferia, è il centro, ma dal nostro punto di vista ‘eurocentrico’, diciamo così, proprio perché la Shoah si è svolta in Europa è chiaro che riusciamo difficilmente a collegare l’Asia ai fatti avvenuti nel regime nazionalsocialista. Eppure qui siamo introdotti in una dimensione che è mondiale e, allo stesso tempo, ci fa capire come questo dramma ha riguardato tutti, nessuno escluso.” In questo libro “ci sono i testimoni, c’è il contesto storico, un mondo sconvolto dalla barbarie, ci sono purtroppo i persecutori, quindi il disegno genocidario del Terzo Reich. Ci sono, come sempre, gli spettatori che rischiamo di tante volte essere anche noi oggi, e poi ci sono i giusti, i soccorritori.”

Shanghai viene descritta come una “Parigi d’Oriente”, accogliente e cosmopolita. A tal proposito, ha ricordato come gli ebrei sono sempre stati accusati di cosmopolitismo: “oggi dobbiamo vederlo come una virtù, invece siamo chiusi nel provincialismo e nel localismo. Gli ebrei erano accusati proprio di questo, di essere troppo cosmopoliti, di essere dei senza patria, di essere una minaccia. L’ebreo come nemico doveva essere eliminato contro ogni logica, era una condizione esistenziale.” Ha ricordato che i Giusti sono “coloro che, in ogni momento storico, riescono a salvare delle vite anche a costo della propria, che dicono di no, che sanno reagire in modo anticonformista alle ideologie totalitarie e alla violenza diffusa”.

Nissim (Gariwo): “In memoria del Giusto Ho Feng Shan”

Per parlare ulteriormente dei Giusti è venuto il Presidente di Gariwo Gabriele Nissim, il quale si è chiesto “cosa significa ricordare i Giusti?” A tal proposito ha citato Kierkegaard, secondo il quale “noi non dobbiamo fare prediche, ma dobbiamo mostrare storie spirituali, attraverso le quali la gente viene sollecitata a scegliere e ad agire. Noi raccontiamo delle storie dei Giusti, e quindi non facciamo le prediche, e sollecitiamo le coscienze ad agire.” Un altro punto sul quale si è soffermato è “quello di capire i meccanismi della coscienza, di indagare. Non è sufficiente dire ‘quello ha salvato gli ebrei, quello gli armeni, quello i cambogiani, ecc.’, noi dobbiamo andare in profondità e capire perché. C’è molto fascino nei perché, è come se facessi l’investigatore, invece di cercare le prove del delitto cerchi le prove del bene.”

Parlando di Ho Feng Shan, delle cui memorie ha letto una parte, ha raccontato un episodio singolare: “Il primo punto di grande interesse è lo scontro che Ho Feng Shan ha con l’ambasciatore cinese a Berlino, su due prospettive diverse: perché quando Ho Feng Shan decide di rilasciare questi visti agli ebrei, si trova di fronte a una scelta tra il realismo politico e la morale, perché dal punto di vista del realismo politico alla Cina conveniva avere buoni rapporti con Berlino, mentre Ho Feng Shan crede che sia più importante il carattere morale di una nazione, si occupa degli ebrei perché è giusto farlo.” Egli era capace di cogliere le piccole cose, “durante una festa da ballo vide il rifiuto di ballare con una donna ebrea.” Ha aggiunto che purtroppo oggi Ho Feng Shan non viene ricordato in Cina, poiché nel ’49 rifiutò di schierarsi con i comunisti e rimase fedele ai nazionalisti rifugiatisi a Taiwan.

Paolo Salom (Corsera): “Shanghai, nell’inferno, fu un Paradiso”

E infine ha preso la parola Paolo Salom, giornalista del Corriere della Sera ed esperto di Asia, il quale si è dichiarato felice di aver scritto la prefazione del libro, “perché raccontare questa storia ci mostra quello che è stato in una cornice quasi paradossale: lo scopo della Soluzione Finale era la distruzione degli ebrei in tutto il mondo. I tedeschi avevano questo in animo. E tuttavia, quando provano a portare questo pensiero di distruzione in Asia, in Oriente, in Cina, rimangono con le pive nel sacco. Una grande lezione da un grande popolo, quello cinese.” Ha ricordato che gli ebrei in Cina avevano una storia secolare, secoli prima erano arrivati dalla Persia, “e la capacità dei cinesi di accogliere e integrare altre culture è enorme.” Ha concluso affermando che “in questo volume è concentrata un’umanità, una capacità di esempio unica nella storia. Shanghai è stata, nell’Inferno, un vero Paradiso.”

(Foto: Leo Baeck Institute)

 

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