hellen Mirren nel docufilm #Anne Frank. Vite parallele

Dall’11 al 13 novembre al cinema “#Anne Frank. Vite parallele”: un ponte fra passato e futuro

Eventi

di Ilaria Myr
Un piccolo sasso che possa inceppare la macchina dell’odio, che si muove troppo velocemente, e che arriva anche – notizia di oggi – a dovere metter sotto scorta una sopravvissuta alla Shoah come Liliana Segre. Questo vuole essere il film #Anne Frank. Vite parallele scritto e diretto da Sabina Fedeli e Anna Migotto presentato giovedì 7 novembre alla stampa al Palazzo del Cinema Anteo, che vede la partecipazione straordinaria del premio Oscar Helen Mirren. Il film, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital in partecipazione con Rai Cinema e in collaborazione con l’Anne Frank Fonds di Basilea e il Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, uscirà fra l’11 e il 13 novembre in più di 300 sale in tutta Italia, per poi viaggiare in altri 60 paesi del mondo.

A introdurre la proiezione – a cui era stata invitata una classe del liceo della Scuola ebraica -il giornalista Gad Lerner, che ha dichiarato: “Anne Frank è diventata un simbolo della Shoah. Ma purtroppo le stesse banalizzazioni, volgarità, insinuazioni su Anna Frank colpiscono adesso Liliana Segre. E qualcuno dirà che pure la scorta è un privilegio”. Franco Di Sarro (Nexo Digital), ha poi spiegato come l’idea del film sia nata dall’interesse delle figlie dopo una visita ad Amsterdam alla casa di Anne Frank e la lettura di un fumetto sulla sua storia, mentre Didi Gnocchi (3D produzioni) ha raccontato come la decisione di realizzarlo con Nexo Digital sia arrivata dopo l’ennesimo “ancora Anna Frank?” di persone incontrate a una cena. “Lì ho deciso che era necessario realizzarlo”.

Giorgio Mortara, vicepresidente dell’Ucei, ha poi spiegato come la commissione cultura dell’unione abbia seguito la produzione del docufilm e ne abbia apprezzato il valore nella trasmissione della Shoah. “Vogliamo inserire il film nell’ambito del progetto che annualmente è rinnovato con il Miur, per portarlo nelle scuole e farlo diventare uno strumento efficace e fondamentale per il mantenimento della memoria”, ha spiegato.

Fondamentale è stata la collaborazione dell’Anne Frank Fonds di Basilea, rappresentata all’Anteo da Yves Kugelmann. “Per la Fondazione, nata nel 1963 per iniziativa del padre di Anne, otto Frank, l’Italia è sempre stata un partner importante – ha spiegato -. Nel 1952 il Diario fu pubblicato da Einaudi, sotto la cura di Natalia Ginsburg, che diede un enorme contributo alla sua diffusione. L’iconizzazione delle vittime? Cerchiamo di evitare che la luce di Anne Frank faccia ombra sulle altre vittime, ma anzi, vogliamo che sia usata per illuminare le esperienze di altri sopravvissuti. Questa era l’idea di Otto Frank quando sopravvissuto alla Shoah e alla sua famiglia, creò la Fondazione: che il diario di sua figlia possa dare una luce di speranza ai giovani”.

Commovente, poi, la testimonianza di Arianna Szörényi, sopravvissuta a quattro campi di concentramento e sterminio (Risiera di San sabba, campo di sterminio in Italia, Auschwitz, Ravensbruck e Bergen Belsen), la cui storia scorre nel film parallela a quella di Anne Frank e altre quattro donne che all’epoca erano ragazze e sopravvissero.

“In questo film raccontiamo una storia del passato ma che è anche di stretta attualità – hanno spiegato le autrici Sabina Fedeli e Anna Migotto -. Nel momento in cui alla sopravvissuta Liliana Segre viene data la scorta e ci sono chat di ragazzi come Shoah party in cui si parla di ebrei come combustibili questo diventa ancora più urgente. Primo Levi scriveva “la peste si è spenta ma l’infezione serpeggia”. Noi speriamo di avere messo un piccolo sasso nel meccanismo della macchina dell’odio che va veloce piu di quello che pensiamo. Ma il mondo è pieno di ragazzi straordinari, Anne lo era come le ex ragazze che abbiamo intervistato: c’è una parte di gente che può fare muro, come lo stanno facendo Greta, Malala e altre. Se Anne Frank vivesse oggi non sarebbe stata zitta”.

Ragazze di ieri, giovani di oggi

Anne Frank, nata a Francoforte il 12 giugno 1929, quest’anno avrebbe compiuto 90 anni. Il docu-film a lei dedicato la racconta attraverso le pagine del suo diario: un testo straordinario che ha fatto conoscere a milioni di lettori in tutto il mondo la tragedia del nazismo, ma anche l’intelligenza brillante e il linguaggio moderno di una ragazzina che voleva diventare scrittrice.

La storia di Anne si intreccia con quella di 5 sopravvissute all’Olocausto, bambine e adolescenti come lei, con la stessa voglia di vivere e lo stesso coraggio: Arianna Szörenyi, Sarah Lichtsztejn-Montard, Helga Weiss e le sorelle Andra e Tatiana Bucci.

Come sarebbe stata la vita di Anne Frank se avesse potuto vivere dopo Auschwitz e Bergen Belsen? Cosa ne sarebbe stato dei suoi desideri, delle speranze di cui scriveva nei suoi diari?  Cosa ci avrebbe raccontato della persecuzione, dei campi di concentramento? Come avrebbe interpretato la realtà attuale, il rinascente antisemitismo, i nuovi razzismi? Certo è che, ancora oggi, Anne resta un punto di riferimento, uno specchio attraverso cui i ragazzi imparano a guardare il mondo e a farsi delle domande.  Anne scriveva di sé, di ciò che accadeva nell’Europa in fiamme, del Nazismo. E per confidare le sue paure e le sue riflessioni inventa un’amica immaginaria: Kitty.

Helen Mirren accompagna gli spettatori nella storia di Anne attraverso le parole del diario. Il set è la camera del rifugio segreto di Amsterdam in cui la ragazzina resta nascosta per oltre due anni. È stata ricostruita nei minimi dettagli dagli scenografi del Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa. Una straordinaria e dettagliata ricostruzione ambientale che ci riporterà al 1942. Nella stanza ci sono gli oggetti della sua vita, le fotografie con cui aveva tappezzato le pareti, i quaderni su cui scriveva.

(Qui il video del backstage del film).

Una giovane attrice, interpretata da Martina Gatti, ha invece il ruolo di guidarci nei luoghi di Anne e delle superstiti della Shoah. È lei a viaggiare per l’Europa alla scoperta delle tappe della breve vita di Anne.  È una giovane di oggi che vuole conoscere la storia dell’adolescente ebrea diventata simbolo della più grande tragedia del ‘900 e ci parla soprattutto attraverso i social. Sono le foto e i post il suo linguaggio. Attraverso questi, la Gatti racconta e interpreta quello che scopre, quello che vede, dal campo di concentramento di Bergen-Belsen in Germania (dove Anne e sua sorella Margot muoiono) al Memoriale della Shoah di Parigi, fino alla visita nel rifugio segreto nella capitale olandese. Martina rappresenta una delle migliaia di teenager che si sentono vicine ad Anne, una delle tante amiche immaginarie, delle tante Kitty che ovunque nel mondo sognano di avere un posto speciale nel cuore della Frank.

Martina scrive una sorta di diario digitale capace di parlare ai suoi coetanei: un modo immediato per mettere in relazione le tragedie passate con il presente, di capire quale sia oggi l’antidoto contro ogni forma di razzismo, discriminazione e antisemitismo. È la sua curiosità, la sua voglia di non restare indifferente, a farci riscoprire l’assoluta contemporaneità delle parole di Anne Frank, ma anche la potenza delle voci di chi ancora può ricordare. Quelle di Arianna, Sarah, Helga, Andra e Tatiana, le storie parallele. Come Anne Frank hanno subito, da giovanissime, la persecuzione e la deportazione. A loro è stata negata l’infanzia, hanno perduto nei lager madri, padri fratelli, amici, amori. I racconti delle sopravvissute alla Shoah danno voce al silenzio del diario di Anne, che si interrompe improvvisamente con l’arresto di tutti gli ospiti del rifugio segreto di Amsterdam il 4 agosto 1944. Donne che si raccontano, a volte interrotte dall’emozione. Come quando Arianna, deportata a 11 anni, rievoca i suoi incontri con la madre attraverso il filo spinato di Auschwitz. Ma nel loro narrare c’è anche forza, sfida, ironia. Un esempio è la descrizione del gioco “surreale” che Sarah organizzava in campo con le altre ragazzine: una gara fra pulci. Non si vinceva niente ma aiutava a vivere.

Nel documentario, tra le altre, le voci del rabbino Michael Berenbaum, storico e docente di studi giudaici in diverse università americane, dello storico della Shoah Marcello Pezzetti, direttore del nascente Museo della Shoah di Roma, dell’etnopsicologa francese Nathalie Zajde, delle testimoni Doris Grozdanovicova e Fanny Hochbaum, della violinista di fama internazionale Francesca Dego, di Yves Kugelmann giornalista e membro dell’Anne Frank Fonds, Basel, di Ronald Leopold – direttore dell’Anne Frank House, del direttore del magazine online Jewpopo Alain Granat, del fotografo Simon Daval.

La colonna sonora del docu-film è di Lele Marchitelli, che ha firmato le musiche dei film di importanti registi come Giuseppe Piccioni, Renato De Maria, Cinzia TH Torrini, Riccardo Milani, Carlo Verdone, Paolo Sorrentino. Tra i suoi lavori, anche la colonna sonora de La Grande Bellezza.

L’Anne Frank Fonds è stata fondata a Basilea nel 1963 da Otto Frank come organizzazione non profit. La fondazione detiene i diritti per le opere, le lettere e le foto di Anne Frank e dei membri della sua famiglia.

#AnneFrank. Vite parallele è prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital in partecipazione con Rai Cinema, in collaborazione con l’Anne Frank Fonds di Basilea e con il Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa. Sarà distribuito nei cinema italiani solo l’11, 12 e 13 novembre con i media Radio Capital e MYmovies. L’evento è patrocinato da UCEI, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

In occasione dell’uscita del docu-film, nasce anche il profilo Instagram @CaraAnneFrank: come Kitty contemporanee, tutti noi possiamo parlare ad Anne e alle altre testimoni raccontando loro i nostri pensieri e le nostre emozioni sul tema della memoria. È questo l’invito rivolto a studenti e lettori in occasione dell’uscita in sala di #ANNEFRANK. VITE PARALLELE, che si prefigge di mettere nuovamente in luce l’assoluta contemporaneità del messaggio e delle testimonianze di Anne, Arianna, Sarah, Helga, Andra e Tatiana come strumento per decifrare il mondo attuale e come antidoto contro ogni forma di razzismo.

Proiezioni per le scuole

È stato inoltre ideato un progetto specifico che prevede la programmazione di speciali matinée al cinema dedicate alle scuole (per prenotazioni: Maria Chiara Buongiorno, progetto.scuole@nexodigital.it, tel 02 805 1633). Il costo del biglietto è di 5 euro a ragazzo e il numero minimo è di 80 partecipanti a proiezione. Le mattinate per le scuole sono possibili sempre, fino a giugno 2020 (qui la lista delle sale) A questo link la pagina dedicata al Progetto Scuole di Nexo Digital  http://www.nexodigital.it/progetto-scuole/

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