La celebrazione di Yom Hazikaron con i movimenti giovanili di Milano

La Comunità ebraica celebra Yom haZikaron con l’ADEI WIZO e i giovani

Eventi

di Redazione
Con la sirena di un minuto che chiama al raccoglimento si è aperta la cerimonia di Yom Hazikaron organizzata nell’Aula Magna Benatoff dalla Comunità Ebraica di Milano in ricordo dei soldati e delle vittime di attentati morti in Israele; a oggi, in totale 23.741 soldati hanno perso la vita, dal 1860, e 3.150 sono le persone uccise in attentati terroristici (gli ultimi 4 uccisi da missili lanciati da Gaza qualche giorno fa).

I MOVIMENTI GIOVANILI E L’ADEI WIZO COMMEMORANO YOM HAZIKARON

Martedì 7 maggio è stata celebrata la cerimonia di Yom Hazikaron per onorare la memoria di coloro i quali hanno sacrificato la propria vita per la difesa dello Stato d’Israele: dai soldati, ai membri delle forze di sicurezza, ai caduti dei movimenti clandestini precedenti la fondazione di Israele, alle vittime del terrorismo. Dallo scorso Yom Hazikaron ad oggi la lista delle vittime è cresciuta ancora ed il numero è arrivato a 23.741 morti.

I ragazzi dei movimenti giovanili Hashomer Hatzair e Bené Akiva hanno condotto la serata, coordinata dall’assessore ai giovani Ilan Boni, in collaborazione con Sylvia Sabbadini dell’Adei Wizo.

Il tema scelto quest’anno è stato quello delle donne e soldatesse barbaramente uccise da terroristi assetati di sangue e violenza. La prima storia raccontata è stata quella di Ori Ansbacher di 19 anni, brutalmente uccisa lo scorso 12 febbraio da un militante di Hamas. Il suo brutale aggressore ha confessato di aver aggredito Ori in un bosco, di averla prima stuprata, poi di averle sfregiato il corpo e il viso con un coltello, infine di averla decapitata. Yamit Abramov, un amico della famiglia Ansbacher ha dichiarato durante una manifestazione a Gerusalemme: “Siamo venuti qui per esprimere il nostro dolore, il fatto che sia stata uccisa è scioccante e l’intero paese deve tremare alla luce di questa atrocità”. Sua madre, Noa Ansbacher ha detto davanti alla loro abitazione a Tekoa: “Ori camminava su questa terra con sicurezza, aveva fede nel mondo, quando una forza crudele è venuta e ce l’ha portata via: era un’anima nobile, bella dentro e fuori.” Ori era una ragazza dai forti ideali di amore ed altruismo verso il prossimo ed è morta mentre faceva il servizio di volontariato civile nella scuola YEALIM per ragazzi ad alto rischio, è stata madrichà e hanichà per molti anni nel movimento giovanile Bnei Akiva. L’ultima poesia scritta da Ori sembra quasi un testamento, una voce di speranza e fiducia per la pace. Un gruppo di donne ha cantato la canzone composta con le parole della sua poesia:

Fai in modo che il tuo mondo sia un mondo di Pace,

 una pace universale.

Ricorda il miele che c’era prima che sei stata perseguitata.

Connettiti a quella dolcezza che avevi.

Crea un mondo di pace riconciliandoti con te stessa e con il tuo amato,

 crea la pace dentro te stessa prima di ogni accordo, compromesso e guerra.

La seconda donna ricordata è stata su Dafna Meir, ventottesima vittima dell’Intifada dei coltelli del 2016, aveva 38 anni era madre di sei figli. È stata uccisa davanti alle sue bambine nell’insediamento di Otniel vicino Hebron da un terrorista palestinese, perché ebrea. Lei stessa essendo stata adottata all’età di 13 anni perché la sua famiglia biologica non era in grado di mantenerla, decise di adottare 2 dei suoi 6 figli.

Domenica 17 gennaio il terrorista Abdulha Adais, sedicenne, è entrato nella casa della donna per massacrare la famiglia. Secondo i primi rilievi della polizia Dafna ha lottato contro il suo carnefice per permettere ai sui figli di scappare dall’appartamento ed ha resistito per quei pochi attimi che hanno permesso ai bambini di fuggire. La donna ha fatto da scudo tra l’assassino e le due bambine che erano in casa con lei salvando loro la vita; purtroppo però le figlie hanno dovuto assistere al cruento assassinio della madre, lasciando loro un ricordo indelebile di quella terribile giornata. Malgrado l’accaduto i parenti di Dafna hanno dichiarato di non provare rancore nei confronti della famiglia dell’assassino e di non provare odio per coloro che tutti i giorni contribuiscono a mietere vittime tra soldati e civili. Il marito Natan rivolge così un appello al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: “Chiedo a voi leader mondiali di diffondere la fede, la tolleranza e l’amore, i fertilizzanti necessari a far crescere il fiore della pace”.
Nel mio cuore provo amore per i miei vicini arabi e so che la gran parte di loro vuole vivere insieme in pace nella terra che è sacra per entrambi. Per questo voglio dire alla comunità internazionale: costruiamo ponti invece che tensioni, amore invece che incitamento all’odio. La politica da sola non è abbastanza. Gli incontri tra le persone, queste sono le strade che condurranno alla pace”. Anche la figlia maggiore, parlando a nome dei fratelli afferma che non è possibile descrivere a parole quanto sia profondo il dolore che hanno provato ma ciononostante aggiunge:”non provo odio ne incito ad odiare: nessuna frustrazione per quanto grande giustifica il fare del male ad un’altra persona” e dopo queste parole esprime uno dei più grandi insegnamenti ricevuti dalla madre che dovrebbero farci da esempio: “Non faccio mai del male a nessuno e non mi è mai passato per la testa di trattare male un altro essere umano perché aveva un altro aspetto o un altro pensiero rispetto a me. Non ho mai riversato le mie frustrazioni su persone che non mi hanno fatto nulla. Non sono stata educata così, bensì al rispetto di tutti gli esseri umani in quanto tali”.
Alla fine, il colpevole è stato individuato grazie alle telecamere dell’insediamento e arrestato dall’esercito israeliano dando alla famiglia una minima consolazione.

La terza protagonista della serata è stata la soldatessa Hadas Malka, di soli 23 anni accoltellata a morte il 16 giugno 2017 mentre era in servizio vicino alla porta di Damasco a Gerusalemme. “Per Hadas la polizia era una seconda casa, era una Wonder Woman ma nella vita reale”, così la ricorda una sua amica. Hadas, aveva scelto di far parte della polizia di frontiera israeliana, preferendola a una carriera in marina. Era il modo migliore per contribuire alla sicurezza dello Stato, diceva. “Non aveva mai paura”, la descrizione di chi la conosceva. “Ogni volta che c’era un attacco a Gerusalemme le mandavo un messaggio per sapere se stesse bene e lei mi rispondeva. – ha raccontato sabato un’amica di Hadas alla stampa – Ieri semplicemente non ha risposto”. Un terrorista palestinese l’ha aggredita nei pressi della Porta di Damasco a Gerusalemme. L’ha accoltellata ripetutamente mentre poco distante altri due attentatori armati di fucili Carl-Gustav attaccavano un altro gruppo di poliziotti. I terroristi – tre palestinesi di 18, 19 e 30 anni – sono stati uccisi sul luogo delle aggressioni mentre la giovane poliziotta è stata portata d’urgenza all’ospedale Hadassah. Le ferite riportate da Malka però sono risultate troppo gravi e i medici venerdì sera ne hanno dichiarato il decesso. “Eravamo sempre presenti l’una per l’altra. Lei era la nostra combattente. Il nostro orgoglio”, ha ricordato in lacrime l’amica Nofar Saroussi durante il funerale di Malka ad Ashdod. “Era solita scherzare delle nostre preoccupazioni, dicendo “chi mai si avvicinerà a me? Che ci provino”. Abbiamo ancora la sensazione che tornerà da noi da un momento all’altro con la sua solita risata”. I quotidiani israeliani hanno ricordato come la Porta di Damasco sia da tempo un obiettivo sensibile per gli attentati. Più volte terroristi palestinesi hanno aggredito soldati, poliziotti e civili in questo luogo. Nel febbraio 2016, ad esempio, la diciannovenne Hadar Cohen, con soli due mesi nella guardia di frontiera alle spalle, era stata uccisa in un attentato. “Tutti noi ricordiamo l’eroismo di Hadar Cohen”, aveva scritto Malka sul suo profilo Facebook. Ora i suoi colleghi ricordano il suo di eroismo.

Shanì Livian del BA ha cantato insieme a Sylvia Sabbadini la canzone HALIHA’ LEKEISARYA, meglio conosciuta come Eli, Eli, scritta dell’eroina HANA SENESH che nel 1939 si trasferì in Israele da Budapest, arruolandosi nell’esercito britannico nel corpo dei paracadutisti, per liberare l’Europa dal nazismo. Il 15 marzo del 1944 mentre era in missione e scendeva con il suo paracadute al confine con l’Ungheria, venne catturata e successivamente il 7 novembre condannata a morte per tradimento verso il suo paese e spionaggio.

Rav Arbib, Rav Richetti e Rav Someck hanno recitato le preghiere “El malè rachamim”, preghiera per i soldati, preghiera per lo Stato di Israele e il Kaddish.

La cerimonia si è conclusa con l’Hatikva cantata dal pubblico e dai madrichim dei movimenti giovanili che sono saliti sul palco con le loro magliette bianche e azzurre come i colori della bandiera di Israele.