Walter Rosenblum, l’umanità nella quotidianità. Quando la fotografia è arte morale

Arte

di Marina Gersony
Figlio di immigrati ebrei dell’Europa orientale e cresciuto nel Lower East Side di New York,  ha fotografato il Novecento dall’interno delle sue contraddizioni, cercando l’umano là dove la vita accade ogni giorno. A Milano, negli ultimi giorni di apertura (fino al 19 febbraio), una mostra raccolta e appassionante restituisce uno sguardo empatico e partecipe, capace di opporsi allo scatto veloce e indifferente del nostro tempo.
(Foto: Bambino con gatto e cestino, East harlem 1952. Credits:
Heirs Walter Rosenblum)

 

Mancano solo nove giorni, fino al 19 febbraio, per incontrare una mostra che non alza la voce ma resta nella memoria. Nel pieno centro di Milano, al Centro Culturale di Milano in Largo Corsia dei Servi 4, Il mondo e la tenerezza restituisce l’opera di Walter Rosenblum in uno spazio raccolto, dove il tempo sembra rallentare e lo sguardo è invitato a fermarsi. È una mostra densissima di senso, ospitata in un ambiente curato, intimo e silenzioso: il luogo ideale per lasciarsi raggiungere da fotografie che non cercano l’effetto né l’immediatezza, e che proprio per questo colpiscono a fondo, in aperta antitesi con l’urgenza e la superficialità dello scatto facile di oggi.

In questo nostro tempo di immagini compulsive da smartphone dove tutto sembra valere tutto, le fotografie di Rosenblum ricordano che la fotografia può essere ancora un’arte morale, uno strumento di conoscenza e un rapporto emozionale con l’osservatore. Le sue immagini trasmettono un mondo: bambini che giocano, sguardi che interrogano, gesti minimi che diventano universali. Come scrive il curatore della mostra, Roberto Mutti, sono «frammenti di realtà che resterebbero imprigionati nel tempo e nello spazio» se non fosse per la capacità del fotografo di consegnarli «a una dimensione assoluta».

Walter Rosenblum (New York, 1919–2006) è stato una figura cardine della fotografia del Novecento, un ponte tra la fotografia sociale di Lewis Hine e il reportage umanistico che troverà in Paul Strand uno dei suoi massimi interpreti. Figlio di immigrati ebrei romeni, cresciuto nel Lower East Side, Rosenblum fotografava un mondo che conosceva dall’interno. Non osservava “i poveri”: era parte di quella realtà, e questo fa la differenza. «La mia fotografia è un omaggio alla persona che fotografo», diceva, e ancora: «Il senso della vita deriva dalle persone che si sono conosciute e amate». Frasi semplici, che spiegano molto meglio di qualsiasi teoria il cuore del suo lavoro.

Entrato giovanissimo nella Photo League – pagando cinque dollari d’iscrizione, racconta Mutti – Rosenblum imparò che la composizione non è un esercizio formale, ma un atto di responsabilità: solo l’equilibrio tra i volumi permette a un’immagine di raccontare una storia e di stabilire «un rapporto emozionale» con chi guarda. Da lì nasce quella ricerca costante dell’“umanità nella quotidianità” che attraversa tutta la sua opera.

La mostra presenta oltre 110 fotografie vintage scattate tra il 1938 e il 1990, la maggior parte delle quali esposte per la prima volta in Italia. Organizzate in sette sezioni che ripercorrono i grandi temi della sua vita: gli immigrati di New York, la Seconda guerra mondiale, i profughi della guerra civile spagnola, Haiti, Harlem, il Bronx. Rosenblum era a Omaha Beach il giorno del D-Day; seguì l’esercito americano fino a Dachau, realizzando le prime riprese del campo appena liberato. Eppure, anche di fronte all’orrore, il suo sguardo non perde mai la pietas.

«Solo un uomo di pace come lui poteva fotografare in questo modo la guerra», osserva Mutti, mettendo in luce lo scontro tra la democrazia in cui credeva e le dittature capaci di tali abissi. E, come suggerisce il titolo della mostra, Il mondo e la tenerezza tiene insieme due dimensioni solo apparentemente inconciliabili: il peso della storia e delle sue ferite, e uno sguardo capace di attraversarle senza mai rinunciare all’empatia.

Come ricorda Camillo Fornasieri, direttore del Centro Culturale di Milano, Rosenblum usa la fotografia «per esprimere la dignità dell’essere umano», restituendo ai suoi soggetti il ruolo di «protagonisti reali e ignoti della vita». Non vittime, ma persone. È forse questa la lezione più attuale della mostra: fare un passo indietro, lasciare spazio all’altro, riconoscerlo.

Uscendo, si ha la sensazione rara di essere stati guardati tanto quanto si è guardato. Ed è per questo che, davvero, in questi ultimi giorni, non bisognerebbe mancarla.

Un soldato a Omaha Beach

 

 INFO

Il mondo e la tenerezza
Walter Rosenblum Master of Photography

A cura di Roberto Mutti
con il Patrocinio del Comune di Milano
110 opere vintage (1938/1980)

Dal 3 dicembre 2025 al 19 febbraio 2026
Sala Espositiva CMC
Largo Corsia dei Servi 4 MM1 e 4 S. Babila – MM3 Duomo)

Orari di apertura al pubblico
Da martedì a venerdì 10.00 -13.00; 14.30-18.30
Sabato e Domenica 15.00 – 19.00; chiusura il lunedì
Chiuso per festività: 24, 25, 26, 31 dicembre, 1° e 6 gennaio 2026

 

Biglietto di ingresso

intero € 10

ridotto € 7 (scolaresche, studenti, tessera Amici CMC, over 65)

 

Visite guidate con Camillo Fornasieri, Direttore del Centro Culturale di Milano, ogni giovedì alle 17.00 e ogni venerdì alle 13.00
Prenotazione obbligatoria al seguente indirizzo: segreteria@cmc.milano.it. Tel. 02 86455162. www.centroculturaledimilano.it

 

In Mostra anche il Film (visione sempre disponibile in loop) sulla fotografia di Walter Rosenblum “In search of Pitt street”, regia di Nina Rosenblum

Ogni giovedì fino a chiusura mostra alle ore 18.00 proiezione del film “They fight with cameras” di Nina Rosenblum. Pellicola di rara bellezza e intensità su Rosenblum Photo e cine reporter durante la II Guerra Mondiale (da Omaha Beach a Dachau) con documentazioni e ritrovamenti eccezionali. Premiato al Festival di Santa Barbara del Cinema Indipendente (USA) e alla Jewish Archive Foundation. (Per scuole e gruppi proiezioni in orari diversi a richiesta.

Accompagna la mostra il libro catalogo ed. SilvanaEditoriale curato da Angelo Maggi dello IUAV di Venezia.

(Foto: Heirs Walter Rosenblum)