ScuolaTempio: inaugurata la nuova sinagoga “Chaim e Flora Besso”

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di Roberto Zadik

Domenica 26 novembre nel seminterrato della Scuola è nata la nuova sinagoga “Chaim e Flora Besso” e il progetto intitolato “ScuolaTempio”. Incontri, conferenze, preghiera, tanto entusiasmo e pubblico per questa iniziativa pensata con l’intento di aumentare la coesione comunitaria e la partecipazione giovanile. Un centro che riunisca studio, preghiera e vita sociale. Ma la sinagoga ha in realtà un lunga storia: fu inaugurata negli anni ’60 come tempio di rito egiziano e poi diventato persiano fino all’apertura del Noam. È stata poi utilizzata, ancora da parte della Comunità Persiana, fino a quando le presenze hanno cominciato a diminuire e, in pieno ed armonioso accordo con coloro che per decenni vi hanno pregato, il Consiglio Comunitario e i parnassim Elio Toaff, Settimio Di Segni, Eli Sinigaglia e Daniele Cohenca l’hanno riattivata. La nuova struttura è stata realizzata ristrutturando il vecchio apparato e risistemando tutta la parte tecnica, dalle luci alle uscite di sicurezza, grazie al contributo delle famiglie Segre e Besso che hanno concretamente supportato i parnassim. Questo progetto  intende essere una continuazione nel tempo dei minaghim sefarditi e italiano, dato che in zona mancava il rito italiano e un luogo di studio e di aggregazione, che oggi sarà possibile grazie anche all’ampliamento della biblioteca e l’avvio di lezioni, corsi, seminari per i frequentanti.

Dopo un pranzo, offerto dalle famiglie Segre e Besso in occasione della cerimonia d’inaugurazione, hanno partecipato una serie di ospiti e relatori importanti che si sono soffermati sul tema di Channukà e dell’olio nella tradizione ebraica, in una giornata di studio dedicata alla memoria di Rav Giuseppe Laras z’tz’l.

Il professor Jonathan Grossman  si è soffermato sul “significato della Menorà nel Tabernacolo del deserto”, mentre  a livello storico è stato l’intervento di Assael Adelman che ha parlato de “L’amore degli ebrei italiani per Giuda Maccabeo”. Rav Alberto Somekh ha approfondito il tema “La giornata della dimenticanza” mentre Levi Shaikevitz ha descritto “Chi sale e chi scende”. “L’accensione dei lumi nel santuario di Gerusalemme e nei secoli” è stato il tema sviluppato da Rav Gad  Eldad,  Dayan del Bet Din di Milano e di Roma. Il discorso conclusivo del Rabbino Capo Rav Alfonso Arbib ha riguardato “L’olio nella tradizione culinaria”.

Simbolico e religioso è stato l’efficace intervento di Grossman che si è concentrato sul significato della Menorà e sulla sua importanza sia per il Sacerdote sia per tutto il popolo ebraico al tempo del Santuario (Mishkan). Ha spiegato la struttura dell’edificio, che “si componeva di due stanze, un salone aperto a tutti mentre in un altro locale poteva entrare solo il Kohen Gadol e vi era una manifestazione concreta della Shekhinah (Presenza Divina)”. Una descrizione molto affascinante di quella che “per 40 anni è stata la Casa di Dio nel Deserto e dove comparivano, nelle sue decorazioni e negli arredi, ornamenti e disegni floreali che si collegavano come per la Menorà alle decisive simbologie dell’albero della Conoscenza”. Addentrandosi in vari esempi e parashot della Torà, lo studioso ha raccontato che quando il sacerdote Aronne, fratello di Mosè, accendeva la Menorà, strettamente collegata con Channukkà, si rivolgeva direttamente a Dio.

Rav Eldad invece ha rievocato la centralità dell’accensione, il ruolo di Mosè nel dare istruzioni ad Aronne su questo aspetto, nonostante fosse il fratello a occuparsi del Santuario e non avesse mai acceso personalmente il Candelabro.  Di questo si parla nel libro della Torà di Bamidbar in cui viene descritta l’inaugurazione del Bet Ha Mikdash (Santuario) mentre in Vaykra vengono approfonditi i Sacrifici, suddivisi fra quelli che vengono bruciati e quelli che invece venivano mangiati. Più storico invece il discorso del professor Adelman che ha messo in luce quanto poco, rispetto ad altre feste come Pesach o Succot “si parli di Channukkà nei testi sacri dalla Torah al Talmud e che gran parte delle fonti storiche ci arrivino da studiosi non ebrei. Molto poco si sa dunque da parte ebraica, specialmente riguardo alla vittoria storica dei Maccabei contro i Greci; nel tempo dei Romani vennero scritti i volumi del Talmud e si volevano evitare riferimenti a questo, mentre l’attenzione dei Maestri si concentrava soprattutto sul miracolo dell’accensione e della durata per otto giorni dell’olio contenuto nell’ampolla”.

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