Addio a Elsa Saporta, vicina alla Comunità e alla Scuola con l’amore per la tzedakà

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di Redazione

Il giusto lascia sempre dietro sé un ricordo e una benedizione. Queste parole si adattano perfettamente alla signora Elsa Schivo Saporta, mancata il 5 ottobre, che per tutta la vita, prima insieme a suo marito Benito, poi da sola nel suo ricordo, ha saputo essere costantemente vicina alla Comunità e alla Scuola.

Il Presidente della Comunità di Milano Milo Hasbani e tutto il Consiglio, il Rabbino Capo Rav Arbib, il Presidente della Fondazione Scuola Marco Grego ricordano con gratitudine il suo generoso e costante sostegno alle istituzioni ebraiche.

Alla morte del marito, avvenuta nel 2012, la moglie Elsa Saporta aveva voluto ricordare l’importanza della Tzedakà e in suo nome, per l’amore verso Israele e  la sua Comunità che Benito Marc Saporta non aveva mai mancato di dimostrare nei suoi 89 anni di vita, aveva continuato a essere vicina alla Comunità. «Continuerò l’opera di mio marito, – aveva detto allora – facendo donazioni e aiutando la comunità come posso». Sessant’anni di lavoro assieme e quarantacinque anni di matrimonio era stato il bilancio di una vita vissuta con pienezza e indimenticabile affetto.
Per tanti anni Benito Saporta, che è stato consigliere della Comunità, ha collaborato con l’ufficio contributi della comunità ebraica milanese, per far capire quanto fosse importante che ciascun iscritto desse il proprio sostegno alle esigenze collettive, ai servizi che la Comunità eroga per l’educazione dei giovani, per il benessere degli anziani e per tutto ciò che consente alla Comunità di vivere.
Saporta fu poi tra i Soci fondatori della Fondazione per la Scuola della Comunità ebraica di Milano, assieme alla sua inseparabile consorte che ha sempre vissuto la sua vita nella tradizione ebraica e che, alla morte del marito, aveva contribuito alla stessa Fondazione con una borsa di studio a suo nome. «Benito aveva un legame molto forte con le tradizioni religiose e con la propria identità», raccontava Elsa; per questo «continuerò l’opera di mio marito». «È stato un ebreo molto credente, fino all’ultimo, lo accompagnavo sempre in via Guastalla per le preghiere. Era anche molto sionista e filoisraeliano. A Pesach andavamo ogni anno in Israele a trascorrere la festività». Il loro attaccamento a Israele si è dimostrato anche con una importante donazione al Keren Hayesod. Nato ad Alessandria d’Egitto, da famiglia di origine spagnola, Benito Saporta aveva un’azienda di import-export e nonostante il suo lavoro, non rinunciò mai all’impegno verso la Comunità, alle donazioni, ad aiutare il prossimo e al suo legame con Israele. E la Signora Elsa ha continuato per tutta la vita a seguire questo cammino di tzedakà e amore, ricordando la Comunità e la Fondazione anche nel suo testamento.

Sia il suo ricordo benedizione

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