Assistenza religiosa e morale alle persone non cattoliche: firmato un patto per la “stanza del silenzio”

di Rosanna Supino, presidente AME

Un patto di collaborazione per la tutela dell’assistenza religiosa e morale alle persone non cattoliche (o non credenti) nelle Aziende di servizi alla Persona, cioè soprattutto nelle Residenze sanitarie per anziani o Case di Riposo, è stato firmato il 5 giugno 2019, presso la Sala di Giunta di Palazzo Marino in Piazza Scala a Milano.

Con questo documento si chiede che tali Residenze abbiano una “stanza del silenzio e del culto” aperta a tutte le associazioni o comunità religiose non cattoliche. Si vuole che ci sia una stanza senza simboli, dove un paziente, un ospite, la famiglia o i dipendenti della Residenza stessa possano raccogliersi in preghiera o in meditazione a loro piacimento. La delibera per l’istituzione di queste “stanze del silenzio” sarà poi estesa alle carceri e ai luoghi di transito come aeroporti, stazioni e altro.

Al momento hanno aderito ben 20 associazioni di culto milanesi; ne cito solo alcune ad esempio, oltre alla nostra Comunità Ebraica di Milano: Chiesa Evangelica Valdese, Unione degli Atei e degli Agnostici, Chiesa Evangelica Battista, Comunità culturale islamica, Federazione islamica della Lombardia, Comunità religiosa islamica italiana, Indian Sikh Community, Brahma Mumaris… Per la Comunità Ebraica di Milano hanno firmato il nostro rabbino capo Rav Alfonso Arbib e io stessa, in qualità di presidente dell’AME, Associazione Medica Ebraica, che è stata tra le promotrici e organizzatrici del progetto “stanza del silenzio e del culto”.

Già la riforma sanitaria del 1978 aveva previsto l’assistenza religiosa e morale per i non cattolici, ma in pratica non era mai stato realizzato niente di concreto.

Il patto firmato oggi è molto importante per vari motivi: le RSA, supportate dalle associazioni religiose che hanno aderito, realizzeranno la tutela della assistenza religiosa e morale alle persone non cattoliche fornendo dei locali adeguati e senza simboli, contattando i referenti religiosi nel caso i pazienti lo richiedessero, garantendo l’assistenza religiosa e morale per tutti.

È la prima volta che un’istituzione del Comune (questa volta nella persona di Lorenzo Lipparini, assessore alla Partecipazione, Cittadinanza Attiva e Open Data, e di Andrea Zuccotti, direttore Servizi Civici, Partecipazione e Sport) organizza un servizio che riguarda i non cattolici; è la prima volta che 20 associazioni religiose firmano insieme un “Patto di collaborazione”.

È un piccolo passo, ma non tanto piccolo se si pensa che è il primo e aprirà la strada ad altri ancora.

Voglio ricordare che la Comunità Ebraica di Milano ha già un accordo con la Regione Lombardia che dà la possibilità ai pazienti ricoverati in ospedale di ricevere pasti kasher e di essere visitati e assistiti dai nostri rabbini in qualunque ora, indipendentemente dall’orario di visita, e senza limiti di tempo.

 

 

 

 

 

 

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