RavRock@night: “il nostro corpo: un palazzo o una prigione della nostra anima?”

Giovani

di Naomi Stern

RavRock@Night_corpoNon è bastata un’invasione di zanzare a fermare l’entusiasmo per l’ultimo appuntamento prima dell’estate di RavRock@Night, il ciclo di lezioni che è ormai un must nell’agenda di decine di ragazzi milanesi.

La lezione, tenuta da Rav Roberto Della Rocca in una splendida terrazza con vista Darsena, ha avuto come argomento principale il corpo e il quesito “Il nostro corpo: un palazzo o una prigione della nostra Anima?”.

Rav Della Rocca ha introdotto l’argomento spiegando come in ebraico ci siano due parole per esprimere la parola terra: adamà e eretz. La differenza è che eretz è la terra in senso fisico; adamà è invece la terra in senso lato, la polvere.

“Tutti noi siamo polvere, cenere, terra. Siamo fatti di terra; questo è l’incipit della Bibbia. Non dimentichiamo che siamo un corpo prima di essere anche spirito, siamo un fatto materiale, siamo un ammasso di materia in cui viene soffiato lo spirito dell’anima vitale.

Se Platone diceva che il corpo è la prigione dell’anima, per l’ebraismo il corpo è fondamentale e non deve essere visto come una prigione ma come una cassaforte che contiene un oggetto importantissimo. Sono anche queste le ragioni della cura del corpo che la tradizione ebraica insegna. Lo stesso Maimonide raccomandava di fare ginnastica tutti i giorni, di muoversi, di mantenere il corpo bene, agile e sano. Bisogna avere cura di mangiare nella misura giusta, di non fumare troppo, di non rovinare il corpo fisicamente.

L’ebraismo insegna che è proibito lasciare il corpo non pulito, che emani cattivi odori; è fondamentale profumarlo e lavarlo, tenerlo in modo dignitoso. Non è un caso, infatti, che la prima cosa che dobbiamo fare al nostro risveglio sia lavarci le mani. Durante questo lavaggio andiamo a coinvolgere la parte in assoluto più corporale del nostro corpo, le mani.

Manipolatorie, indaffarate, curiose, stropicciate e veloci; il nostro linguaggio del corpo nella rabbia e nell’amore si esplica attraverso di esse ed è per questo motivo che al risveglio facciamo la netilat yadaim, eleviamo le mani a un’azione più alta; le innalziamo a un’azione spirituale. Ci impegniamo a dedicare durante la giornata le mani in attività spirituali e questo si può considerare come il paradigma di tutto il rapporto con il nostro corpo”.

La Torà insegna che D-o ha dato il corpo per goderne, ma è di fondamentale importanza evitare che il corpo prenda il sopravvento sulla testa. Non bisogna diventare schiavi dei benefici corporali che posso essere, se portati all’esasperazione, dei vizi lussuriosi. Il problema si pone quando infatti quando i vizi, il cibo o il sesso prendono il sopravvento e dominano le stesse persone.

Ha poi proseguito il Rav: “Gli ebrei sono stati spesso giudicati per portare D-o anche in cucina, ma in fondo nella Torà la maggior parte delle mitzvot fanno parte della sfera alimentare o di quella sessuale. E’ infatti proprio nelle situazioni in cui rischiamo di diventare corporali, animaleschi, sanguigni che dobbiamo ricordarci che abbiamo l’anima e l’intelletto.

Ma cosa c’è di più spirituale del tempo e cosa c’è di più materiale delle nostre membra? E’ questo che genera una miscela continua tra spirito e corpo, tra materia e anima e che rende gli uomini un tutt’uno composto di materia e di anima. E nessuno di questi aspetti va scisso dall’altro. Come ci diranno gli psicanalisti più avanti, quando c’è una scissione tra corpo e anima, la persona va in tilt, in completa crisi”.

La lezione è proseguita con una spiegazione della metodologia con cui si mettono teffilin; partendo dal braccio, che simboleggia la materialità, per arrivare alla testa e quindi concludendo il giro sulla mano. Un esempio pratico della grande sfida dell’unione tra corpo e testa che ogni giorno l’uomo è portato a compiere.

“Per l’ebraismo il corpo è importantissimo, ed anche al momento della sepoltura, gli ebrei lavano il cadavere in modo accurato. Se il defunto è un maschio, per esempio, gli si fa la barba e gli si tagliano le unghie. Si riconsegna la salma pulita e profumata al creatore. Il corpo deve infatti tornare intatto, come D-o lo ha donato. Questo ci fa capire come fino alla fine non si è mai padroni del proprio corpo, che è un prestito che ci è stato fatto da parte di D-o. Per questo motivo il corpo non può essere mutilato, offeso, bruciato, tagliato, cremato. Cremarsi sarebbe come far sparire nella cenere ciò che D-o ci ha donato, il corpo”.

E se viviamo in una società con tanti influssi provenienti dal cristianesimo, in cui la sessualità viene vista come qualcosa di peccaminoso, in cui si ritrovano estremi che vanno dall’edonismo sfrenato, del hic et nunc, all’ascetismo della monaca di clausura che si annulla fisicamente, questo lo si può ricondurre a una visione deformata del corpo.

L’ebraismo ci dice invece che il corpo è una realtà che D-o ci ha donato e che bisogna valorizzare.

La lezione e la serata trascorsa sotto le stelle, in un’atmosfera speciale, piena di energia e di curiosità, è stata dedicata alla Professoressa Paola Sereni. Baruch Dayan Emet.

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