Comunità / Giovani: nuove strategie per creare occasioni di incontro

Giovani

di Ester Moscati

Parlano Ilan Boni e Margherita Sacerdoti

IMG_0360La situazione economica della Comunità è grave e riduce le possibilità di investire sulle attività giovanili, che restano tuttavia prioritarie per la Comunità. Che cosa può fare quindi l’Assessorato ai Giovani? Quali sono le strategie per sostenere e incentivare la partecipazione dei giovani alla vita della Comunità? Ne parliamo con Ilan Boni e Margherita Sacerdoti, assessore e vice-assessore ai Giovani.
«Con un budget pari a zero, stiamo cercando di trasformare questo handicap in una risorsa, in uno stimolo per produrre nuove idee. Per esempio, coinvolgere e responsabilizzare i movimenti giovanili nella collaborazione tra loro e nel fund raising per finanziare le loro attività. Collaborando e conoscendosi reciprocamente si abbattono gli steccati e si capisce che non si è poi così diversi. Bisogna partire dai giovani per costruire una Comunità più coesa domani – dice Ilan Boni-. I ragazzi lavorano insieme su ciò che li unisce. Bené Akiva e Hashomer Hatzair hanno partecipato attivamente agli eventi della Tenda di Abramo e hanno collaborato per la serata di presentazione del film di Ruggero Gabbai, prodotto da Elliot Malki Starting over again, sulla storia degli ebrei egiziani. Grazie alla disponibilità di Malki, al cinema Orfeo, dove è stato proiettato il film, è stato possibile raccogliere delle offerte per i giovani della Comunità, raccolta che ha portato un utile di 5.000 euro, certo molto di più di quello che la Comunità avrebbe potuto destinare come contributo per i movimenti. Esplorare nuove forme di finanziamento è quindi produttivo. Mi vedo ogni settimana con gli shlichìm dei movimenti, che sono diventati amici, per programmare le attività in un clima di grande collaborazione».
Quali sono le iniziative in cantiere da parte dell’Assessorato Giovani?
«Stiamo organizzando Shabbaton itineranti, nelle case di persone che gentilmente ci ospitano. Permettono a 10/15 giovani ogni volta di passare un bello Shabbat insieme e di conoscersi. Stiamo organizzando poi, ogni due settimane, degli shiurim con Rav Della Rocca, in case private, ogni volta ospiti di persone diverse. Si è formato un bel gruppo di una ventina di persone che seguono con costanza le lezioni. Poi collaboriamo con l’Ugei, diffondendo le comunicazioni dei loro eventi e portando quindi i ragazzi di Milano anche nelle varie Comunità italiane dove si svolgono gli incontri».
La fascia di età prima dei 18 anni, tra movimenti giovanili e Scuola, è quella in cui è più facile coinvolgere i ragazzi e tenerli vicini alla Comunità. Dopo i 18 anni, che cosa può fare l’Assessorato ai Giovani?
«Oltre agli shiurim di Rav Della Rocca, che con il marchio RavRock@Night e il passa-parola autogestito sui social network stanno avendo successo, per il nuovo anno stiamo organizzando tornei di backgammon e anche di tennis, perché penso che lo sport sia uno dei principali veicoli di aggregazione, tra persone diverse, che magari su altri terreni hanno poco in comune. Poi ho sempre il sogno, come avevo detto in campagna elettorale, di riaprire un Centro Sociale, com’era il Maurizio Levi. Io ci sono cresciuto ed era bellissimo, molto importante perché era un luogo di tutti, dove poteva essere organizzato di tutto. Non c’era differenza tra shomer, Bené Akiva, religiosi o non religiosi. Tutti si sentivano a casa lì e credo che oggi manchi molto. Per il momento su questo, a zero budget, non possiamo lavorare; ma appena sarà possibile, sono ancora convinto che uno spazio comune sia fondamentale».
«Secondo me – dice invece Margherita Sacerdoti -, avendone la possibilità sarebbe più interessante muoversi negli spazi più attraenti della Città, invitare personaggi… ma oggi questo non è comunque alla nostra portata. Quello che è importante ed efficace è usare i social network, soprattutto Facebook, che ci consente oggi di raggiungere target mirati. Abbiamo fatto un grosso lavoro sulla mailing list, per aggiornarla ed ampliarla. Così invitiamo i giovani agli eventi e comunichiamo; ma Facebook ci consente anche, attraverso i gruppi selezionati per interesse, di coinvolgere i giovani in modo più mirato, per attività specifiche. Come Comunità vogliamo poi assumerci un compito di supporto, sostegno e stimolo; facilitare le attività promosse dai movimenti giovanili e da altri gruppi che hanno le capacità e i contatti per farlo al meglio, come l’Ugei. Non ci poniamo in concorrenza, quindi, ma in appoggio logistico e quando possibile finanziario di chi, anche per età o attività (per esempio nell’ambiente universitario) ha l’opportunità di coinvolgere i giovani ebrei in spazi non istituzionali. Ci associamo per coinvolgere più giovani possibile. I lavoro da fare è tanto, anche per pensare a strategie mirate a raggiungere i giovani ebrei “lontani”, magari attraverso la cultura in senso più ampio o network professionali. Importante però è anche poter contare su finanziamenti. Se, come si dice sempre, i giovani sono il futuro della Comunità, sarebbe bello che qualche donatore pensasse di sostenere le attività giovanili».

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