Chi guiderà la nostra comunità? Tutti al voto il 19 maggio

2019

 

Si vota per il rinnovo del Consiglio della Comunità di Milano. Il sistema elettorale è cambiato, per garantire una maggiore stabilità e per sapere subito chi è il vincitore.
Il presidente è già indicato da ciascuna lista: Raffaele Besso guida Wellcommunity, mentre Milo Hasbani è il candidato di Milano Ebraica.
Ecco i nomi e i programmi.

Caro lettore, cara lettrice,

capita talvolta di arrivare in cima alla montagna, guardare il mondo che si offre dall’alto, e vederlo così piccolo e insieme così vasto da provare una specie di vertigine esistenziale che lascia senza fiato. È quello che deve aver provato anche Samantha Cristoforetti, prima donna astronauta italiana, mentre guardava il mondo da ben più in alto di una montagna, ovvero dall’oblò della sonda spaziale Futura che la mandò in orbita nel 2015 stabilendo un record mondiale di permanenza nello spazio per una donna. Ho incontrato di recente la signora Cristoforetti, proprio nei giorni in cui la sonda spaziale israeliana Bereshit mancava il suo “flying to the moon” ovvero l’ammaraggio sulla Luna, ahimè quando ormai distava solo 22 chilometri dall’obiettivo, a causa di un guasto al motore principale. Per ogni sogno che si infrange altri tre ne nascono, e Israele ha già annunciato altre sonde e altri progetti, ci vuole intraprendenza, follia, rigore e fortuna, dice Cristoforetti. Passato il primo momento di delusione e al di là della retorica “small country, big dreams” – lo slogan che ha accompagnato la missione spaziale -, Israele (e il suo popolo) ha abituato se stesso da sempre a improvvise accelerazioni e recuperi folgoranti di fronte a catastrofi, paure e fallimenti di ogni genere.
Una resilienza storica, la ricerca delle radici disposta a sbarcare persino sulla Luna visto che quella navicella portava con sé, a futura (ed extraterrestre) memoria, un volume della Torà e le testimonianze di alcuni sopravvissuti alla Shoah. Insomma, il futuro impregnato di passato, di memoria, di mito, di radicamenti millenari.
Se non sono condizionato dalle mie radici, da che cosa dovrei esserlo?, si chiedeva lo scrittore ferrarese Giorgio Bassani, su cui è uscito un recente saggio, Percorsi bassaniani di là dal cuore, di Anna Dolfi (Firenze University press). È ciò che è piccolo a determinarci, è da lì che si parte per generare la visione del grande, ci suggerisce Bassani: come dire il giardino dei Finzi-Contini e la Luna, Micol e la guerra, un albero di magnolia e il destino, destino che come una macchia d’inchiostro nero si espande sulla pagina bianca di una vita ancora tutta da scrivere.
È l’esistenza di ciò che è piccolo accanto all’enormità della storia, del passato, del dolore. La storia non è il passato, ma è il passato per come ha determinato il presente, per come lo ha umiliato e offeso, o per come è stato anche, a volte, capace di benedirlo in momenti di gioia. Il destino ebraico è quell’andare avanti con la testa sempre voltata all’indietro, le gambe che nello slancio scendono a valle seguendo la linea del fiume mentre lo sguardo è voltato all’indietro, che guarda verso la sorgente originaria. È guidare l’auto con lo sguardo fisso sullo specchietto retrovisore. Per questo ci si lancia nello spazio siderale con la somma delle ere geologiche che abbiamo attraversato, con il racconto degli antenati in saccoccia e il Pentateuco nel cruscotto spaziale, portandosi appresso la colata lavica densa e continua che è stata il destino ebraico. Perennemente in preda all’amletico dubbio: ricordare per esistere o dimenticare per vivere? E non c’è giorno che ciascuno di noi non se lo chieda.

Fiona Diwan

 

 

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